3D Printing – Introduzione

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Dalla fabbricazione CNC alla Stampa 3D, benvenuti nella nuova frontiera della Digital Fabrication aperta al grande pubblico! Vedremo insieme come sta cambiando il modo di concepire la “produzione di oggetti” sia a livello industriale che hobbystico e vedremo da vicino una vera stampante 3D seguendone le fasi di montaggio, messa a punto e collaudo. Seguiteci!

La meccatronica, ed in particolar modo la Digital Fabrication, è un campo molto meno recente di quanto la gente sia portata a credere.

Da alcuni decenni, infatti, tantissimi oggetti di uso comune vengono prodotti in fabbrica per mezzo di grandi macchinari a controllo numerico (CNC) come torni, fresatrici, macchine per taglio e punzonatura etc, e sono, in genere, costose ed ingombranti. Ovviamente, come accade per qualunque settore (specie quelli in cui intervengono i computer), finchè una data tecnologia resta appannaggio del solo ambito industriale, l'idea che se ne fa il grande pubblico è quella di qualcosa di molto recente e pionieristico.

Una di queste presunte “nuovissime tecnologie”, in realtà già risalente agli anni '80 ed impiegata finora solamente nelle industrie, sta approdando da poco nelle nostre case. E come per il fenomeno Arduino, sta suscitando pian piano l'interesse non solo degli addetti ai lavori ma anche della gente comune. Stiamo parlando della Stampa 3D, ovvero di un processo mediante il quale è possibile realizzare fisicamente in modo additivo un oggetto tridimensionale generato al computer.

Guardando al risultato finale, fin qui nulla di concettualmente nuovo, si tratta in fondo di una delle tante macchine CNC che porta da un modello digitale ad un oggetto fisico.

E allora cosa c'è di effettivamente innovativo? Perchè un tale macchinario dovrebbe entrare a far parte della vita quotidiana della gente quando ci sono già l'industria e le sue macchine ad hoc per questo tipo di operazioni?

Nel corso di questo ed altri articoli cercheremo di dare delle risposte a queste domande, che vedremo non investono solo la sfera della tecnologia in questione quanto piuttosto il cambiamento che essa potrebbe comportare nel comune modo di concepire un “prodotto”.

E nello spirito open che contraddistingue il nostro gruppo di EOS, ho pensato che una buona occasione per avvicinarci insieme a questo nuovo mondo senza affrontarne solo gli aspetti teorici sia vedere da vicino come è fatta e come lavora una stampante 3D in carne ed ossa (o meglio, elettronica e meccanica). Essendone divenuto da poco un felice possessore (è un kit da montare, con una miriade di pezzi…), vorrei pertanto condividere con voi l'assemblaggio, la messa a punto ed il suo collaudo finale, scrivendo un relativo articolo al termine di ogni fase, come una sorta di diario di viaggio.

Se ho anche solo parzialmente stuzzicato la vostra curiosità, seguitemi in questo stimolante viaggio!

Fabbricazione CNC vs Stampa 3D

Vediamo di capire innanzitutto le principali differenze tra una fabbricazione mediante macchina CNC ed una stampa in 3D.

Nel fabbricare un pezzo di un prodotto (o il prodotto intero), una tipica lavorazione CNC prevede in genere il passaggio di un blocco di materiale grezzo o parzialmente lavorato attraverso una macchina controllata da un computer e specifica per un determinato compito. Un tornio deve scavare in rotazione, una fresatrice deve modellare, un trapano deve bucare, una troncatrice deve tagliare. Il fattore comune tra queste macchine è che esse lavorano in modo sottrattivo, ovvero partendo dal blocco “informe” e ricavando, appunto, la forma o le caratteristiche della forma volute.

Chiaramente macchinari di questo tipo, spesso da porre in serie nel workflow pianificato, si prestano principalmente ad essere impiegati in officine con spazi ampi, rumorosi, dove la lavorazione produce scarti e l'aria che si respira ha il perenne sapore di grasso e trucioli di vario genere. Per non parlare del fatto che ambienti di questo tipo implicano anche un certo grado di pericolosità.

Insomma, salvo eccezioni, queste macchine non le si mette di solito dentro casa.

La Stampa 3D può essere invece considerata la forma “duale e pulita” della lavorazione CNC.

Benchè la storia ed i brevetti di questa tecnologia presentino diverse varianti nei metodi di lavorazione impiegati, è oggi diffusa la modalità additiva a fusione di polimero, ovvero quella in cui non si parte da un blocco di materiale da scolpire o modellare (ovvero a cui “togliere” il materiale non necessario) ma piuttosto nella quale si deposita opportunamente il materiale nella quantità e nella forma desiderata in modo da ottenere il pezzo a partire da zero.

Il principio è semplice: si prende un materiale dalle caratteristiche plastiche e lo si scioglie facendolo sgorgare da un ugello (l'”estrusore”) che viene spostato elettronicamente su un piatto di stampa, in base ad un programma che viene gestito da computer; poi, una volta raffreddatosi, il materiale deposto si rapprende nella forma desiderata dando origine al pezzo vero e proprio. Questa tecnica viene detta FFF , acronimo per Fused Filament Fabrication (o anche FDM, Fused Deposition Modeling), che indica per l'appunto la lavorazione mediante fusione di un filamento plastico con successiva deposizione nello spazio tridimensionale di stampa.

Vediamo nei dettagli l'intero processo.

Step 1 – Modellazione al computer:

 

Si parte da un modello tridimensionale da creare con uno dei tanti software di modellazione 3D disponibili, come 3DStudio, Blender, Sketchup etc. o da prelevare da uno dei vari siti web che ne mette a disposizione di già pronti (molto ricco e visitato è questo). L'arte della modellazione 3D è vasta ed esula dallo scopo di questo e dei successivi articoli. Tuttavia, ai fini della stampa 3D, una cosa importante da tenere a mente in questa fase è che il file del modello prodotto deve avere una geometria chiusa, ovvero i poligoni creati per modellare la superficie dell'oggetto devono essere tutti ben definiti (vedremo in seguito perchè). A tale scopo, dopo il disegno si può ricorrere alle varie funzioni di check della geometria messe in genere a disposizione dai vari software di questo tipo. I formati di file da produrre per la successiva fase in genere sono abbastanza standard nel mondo della grafica 3D, e sono i principalmente .STL, .OBJ, .3DS, .ZTL ed alcuni altri.

Step 2 – Slicing ed impostazione parametri di stampa:

 

Adesso viene una fase veramente singolare. Come fà una macchina a ricostruire fisicamente un oggetto tridimensionale? Si procede semplicemente “affettando” il modello digitale nei suoi tanti piani bidimensionali che, sovrapposti l'uno sull'altro, lo compongono nello spazio X-Y-Z! A tale scopo avviene quindi un lavoro, svolto interamente a livello software, in cui un programma di slicing taglia trasversalmente il modello 3D in tanti piani 2D e per ogni piano così ricavato genera le relative istruzioni di stampa. La stampante, quindi, non farà altro che stampare sul piano X-Y la singola sezione del modello, poi “alzarsi di un gradino” lungo l'asse Z e procedere alla stampa della successiva sezione, e così via fino all'ultima (la fase di slicing richiede una certa potenza di calcolo da parte del PC utilizzato, è bene tenerlo a mente nella scelta della macchina deputata allo scopo). Le istruzioni di stampa generate dallo slicer sono solitamente in G-code, uno standard usato in ambito industriale con cui sostanzialmente si comandano gli spostamenti effettuati dai motori di una macchina CNC (ed anche altri tipi di eventi legati ai componenti elettromeccanici del dispositivo utilizzato). Il file in G-code così generato viene pertanto inviato alla scheda elettronica di controllo della stampante ed eseguito. Oltre alla generazione del G-code per ogni singola sezione del modello 3D, in questa fase si impostano una serie di parametri di stampa complementari, quali ad esempio la temperatura che deve raggiungere l'estrusore per poter sciogliere il filamento plastico (essa varia in base al tipo di materiale impiegato), la velocità di spostamento dello stesso nella deposizione del materiale, la possibilità di creare una sorta di “tappeto di aderenza” su cui iniziare la stampa vera e propria dell'oggetto (brim) ed altre questioni legate al processo di stampa in generale. Per lo scopo, dal PC si interagisce solitamente con un opportuno software di gestione della stampante, sebbene di fatto non occorra necessariamente un PC per tale operazione (il software di gestione, magari più spartano e meno user-friendly, potrebbe addirittura essere eseguito suuna schedina elettronica creata ad hoc).

Step 3 – Invio istruzioni alla stampante e stampa

Una volta ottenuto il G-code relativo ad ogni singola sezione piana del modello 3D ed impostati i parametri operativi della stampante, è il momento di inviare le istruzioni di stampa alla scheda di controllo della stampante. La scheda traduce quindi ogni istruzione in opportuni impulsi per i motori che permettono lo spostamento dell'estrusore lungo gli assi X-Y-Z di stampa e l'avanzamento del filamento plastico nell'ingresso verso il suo elemento riscaldante (sebbene, quanto al primo caso, non tutte le stampanti 3D prevedano lo spostamento dell'estrusore quanto piuttosto del piatto di stampa). Il filamento verrà pertanto sciolto lungo la direzione data di volta in volta dai motori (che sono di tipo micro-stepper, quindi dal passo ridotto e molto precisi) e, una volta raffreddatosi, darà luogo ad una porzione dell'oggetto 3D. A seguito della stampa dell'ultima sezione, avremo finalmente il nostro modello digitale ricreato nel mondo reale!

L'intero processo, descritto per questa introduzione nelle sue macro-fasi e senza eccesso di dettagli, può essere schematizzato nell'immagine sottostante:

Materiale utilizzato

Trattando in questi articoli esclusivamente della tecnica FFF, i materiali in uso per la stampa sono principalmente polimeri che, portati ad una certa temperatura, diventano modellabili e “depositabili” secondo le proprie esigenze.

I più utilizzati sono l'ABS (Acrilonitrile-Butadiene-Stirene), impiegato in genere nella produzione sia di piccoli oggetti che di contenitori (non solo scatole ma molto spesso carene e coperture di telai) ed il PLA (Polilattato o Acido Polilattico), polimero di derivazione organica ottenuto principalmente dal mais, biodegradabile e compostabile.

Nel lavorare con questi materiali, parametri utili da valutare sono senz'altro la temperatura di fusione, la resistenza, il “grippaggio” sul piatto di stampa una volta sciolti, la viscosità, le deformazioni o le rotture che possono avvenire a seguito del raffreddamento, gli schizzi o le “sbavature” legate alle diverse velocità di stampa impostate, lo smaltimento del materiale di scarto etc. Tuttavia, se una considerazione elevata di tutti questi aspetti può avere forti ripercussioni economiche nell'ambito di produzioni industriali, nella stampa su scala ridotta – ad esempio hobbystica – la scelta dell'uno o dell'altro materiale può essere associata più a questioni di gusto o di esperienza nella lavorazione che altro.

Ad esempio, il PLA, che nella sua forma “naturale” si presenta in una colorazione neutra, in alcune colorazioni artificiali risulta quasi traslucido, a differenza dell'ABS che invece si presenta solamente opaco, qualunque sia la colorazione usata. Oppure, mentre l'ABS fonde in un range di temperatura tra i 230 ed i 260 C°, per il PLA si va dai 190 ai 220 C° (a seconda del colore e/o di altre caratteristiche con cui è stato realizzato). O ancora, essendo il PLA di derivazione organica e biodegradabile, è senz'altro più rispettoso dell'ambiente rispetto all'ABS ma, per contro, è anche meno resistente.

Dettagli chimici a parte, entrambi i materiali si trovano in commercio sotto forma di filamenti plastici arrotolati in bobine e, come accennato in precedenza, durante la stampa essi vengono in genere fatti avanzare in un condotto motorizzato che li guida verso l'elemento riscaldante dell'estrusore, che li scioglie e li stende lungo il percorso automatizzato, con precisioni molto elevate.

 

F.A.Q.

La novità dell'argomento spingerà di volta in volta i curiosi a porsi ed a porre delle domande. Ove possibile cercherò di anticiparne alcune, inserendo verso la fine di ogni articolo un'apposita sezione F.A.Q.

In questo primo articolo introduttivo, le domande che inserirò saranno di carattere generale sulla stampa 3D piuttosto che sulla stampante con cui avremo a che fare. In seguito, esse verteranno quasi esclusivamente sulle esperienze legate a quest'ultima.

Q. Cosa posso stampare con una 3D?
A. Dall'oggettistica ornamentale ad elementi di utilità, come articoli casalinghi, calzature, parti di congegni o congegni stessi (chiaramente stampando i loro singoli componenti ed assemblando poi il tutto). La letteratura in merito riporta un ampio range di possibilità legate a tale tecnologia, i cui estremi vanno dagli elementi che servono alla vita a quelli che la tolgono. I limiti sono dati dalla fantasia e ovviamente dalle proprie capacità nell'utilizzo dei software di modellazione digitale.

Q. Sarà ingombrante, dove la metto?
A.
Ovviamente le dimensioni variano in base al modello scelto, ma diverse tra quelle che il mercato hobbystico sta proponendo riesci a piazzarle entro uno spazio di circa 60 x 60 x 60 cm (in realtà tenendomi largo…).

Q. E' difficile da utilizzare?
A.
Per utilizzare una stampante 3D non occorre nè essere dei guru della modellazione digitale né avere un master in Meccatronica. Saper usare un software di grafica 3D è senz'altro d'aiuto, ma in caso di pigrizia puoi sempre ricorrere ai modelli già pronti messi a disposizione da vari siti web (come ad esempio il già citato thingiverse). Se poi la stampante la prendi già assemblata, ciò di cui ti dovrai occupare sarà quasi solo la calibrazione dei parametri di slicing e stampa nel software di gestione della stampante: nulla di trascendentale, un po' di esperimenti e poi arriverai alle “giuste stampe”.

Q. Sono uno smanettone, posso realizzarmela da me?
A.
Certo! La maggior parte delle stampanti 3D rivolte al grande pubblico nascono da progetti Open Source, per cui in rete puoi trovare schemi relativi alle componenti meccaniche ed elettroniche ed i sorgenti dei firmware per la scheda di controllo.

Q. A casa ho un comunissimo PC. Va bene per la stampante 3D?
A.
Sì. La stampante si collega al PC mediante porta USB. Oltre alla stampante, non hai bisogno di HW aggiuntivo. Se intendi usare il tuo PC per l'intero processo di stampa (modellazione digitale, slicing, invio e controllo delle istruzioni di stampa) un computer con buona potenza di elaborazione e discreto quantitativo di memoria RAM è preferibile. In caso contrario, nessuno ti vieta di spezzare il lavoro in più parti, ovvero creare, “affettare” e ricavare il G-code del modello digitale tramite un PC potente, e trasferirlo poi sul PC collegato alla stampante che dovrà soltanto inviarlo a quest'ultima. In teoria, una volta ottenuto il G-code e salvato in un file, per l'invio delle istruzioni alla stampante non è neanche necessario un PC, basterebbe anche semplicemente una Raspberry PI (Lucasss, a buon intenditor….. ;-) )

Q. Mi hai convinto, forse la compro. Quanto mi costa?
A.
Una stampante hobbystica oramai la si può trovare a partire da poco più di 600 €. Non è certo una spesa da tutti i giorni, ma considerando la tecnologia che c'è dietro, la novità dell'ambito e ciò che ti permette di fare, la spesa non è poi così eccessiva (ma, ovviamente, questo è un “tasto” molto soggettivo…).

La mia stampante (a pezzi)!

Finalmente cominciamo a guardare ciò con cui avremo a che fare direttamente in questo “diario di viaggio”!

Si tratta della 3DRag, stampante progettata e prodotta dal gruppo di Futura Elettronica/ElettronicaIn, nata come libera interpretazione della meccanica di stampanti di tipo “RepRap”.

Per chi non si fosse addentrato troppo nel link postato ad inizio articolo, RepRap, abbreviazione di Replicating Rapid Prototyper, è un progetto Open Source volto alla creazione di stampanti 3D low cost che siano in grado di autoreplicarsi, ovvero di produrre mediante stampa 3D i pezzi necessari alla creazione di nuove stampanti 3D.

Nella fattispecie, 3DRag è una stampante che lavora mediante tecnica FFF, con struttura in alluminio (leggera ma solida), dalle dimensioni contenute (60x43x59 cm, LxPxA) e dalle generose dimensioni utili di stampa (20x20x20 cm). E' inoltre in grado di stampare fino ad una velocità massima di 300 mm/sec ed utilizza principalmente ABS e PLA come materiali di stampa.

Tramite riviste del settore, ho avuto modo di seguire da vicino il progetto 3DRag e, vedendo di volta in volta le idee, i progressi, i flop e le ottimizzazioni riportate dai curatori, mi sono appassionato anch'io a questo progetto ed ho recentemente deciso di acquistarla (rigorosamente in kit di montaggio, per non perdermi il “gusto sadico” di qualche notte insonne a tararne da me la meccanica e l'elettronica!).

Quando mi è arrivata a casa, una volta aperto il pacco mi sono messo le mani nei capelli: più di 40 buste di pezzi meccanici ed elettronici!

Il primo pensiero è stato “Chi me l'ha fatto fare di prenderla in kit…”. Poi, superato il primo, fisiologico momento di sconforto, mi sono messo gambe in spalla a cercare almeno un punto da cui partire: “Vediamo se i pezzi dichiarati ci sono tutti”. Sembra banale, ma è un passaggio che consiglio di fare: oltre a verificare l'effettiva corrispondenza tra “quello che c'è” e “quello che ci dovrebbe essere”, cominci anche a farti un'idea dei pezzi con cui dovrai lavorare e dove si trovano raggruppati. Per inciso, ho notato che alcune parti del kit sono così piccole e “rognose” che i normali attrezzi meccanici che avevo in casa forse non sarebbero tutti andati bene: ergo, salto dal ferramenta per acquisto di calibro e squadra a cappello. Io sono per il “lavorare bene, lavorare UNA volta”, per cui consiglio vivamente a chi si imbarcasse come me in questa avventura di non lesinare né sui ferri del mestiere, né sull'ordine con cui tenere il proprio banco di lavoro, si presentano come “bazzecole” ma poi, al dunque, pesano.

Ad ogni modo, la BoM (Bill of Materials) allegata al pacco mi è stata molto d'aiuto in questo primo step, chiara e ben suddivisa. Altro documento utile è stata una lettera di accompagnamento al prodotto nella quale, oltre ad alcune iniziali istruzioni tecniche, si fa riferimento ad un apposito sito web con tutte le informazioni necessarie a far nascere e crescere il nuovo acquisto, dalle istruzioni di assemblaggio e messa a punto ai vari Tips&Tricks che portano man mano a conoscere al meglio la propria stampante.

In termini di macro-aree, il materiale si divide in:

  • parte meccanica (staffe, ingranaggi, cinghie, cuscinetti, chiocciole, piatti di stampa etc.)

  • parte elettrica (motori, cavi elettrici, guaina termorestringente, fascette etc);

  • parte elettronica (scheda di controllo, alimentatore, cavo USB, strip di contatti);

  • parte informatica (software di gestione della stampante, di slicing e firmware della scheda di controllo);

Per quel che riguarda quest'ultima parte, ho particolarmente apprezzato il fatto che l'intera dotazione sw sia stata fornita su di una chiavetta USB, cosa non scontata dal momento che tutti i programmi necessari sono liberamente reperibili in rete (in fondo, avrebbero potuto limitarsi a darmi i link ai siti web…). Nella fattispecie, i sw in questione sono le ultime versioni di:

  • Repetier host: il software di gestione della stampante, da qui si impostano i parametri operativi come ad esempio la velocità di stampa, la temperatura dell'estrusore, la densità della stampa, il perimetro di partenza della stampa, l'organizzazione del G-code etc. Altra caratteristica interessante è la possibilità di vedere in tempo reale sul PC una simulazione del processo di stampa mentre essa stessa è in lavorazione, tramite rappresentazione grafica degli strati deposti e della loro attuale temperatura raggiunta;

  • Slic3r: il software di slicing, che prende in ingresso il file .STL o .OBJ del modello digitale 3D e lo scompone nei suoi singoli piani trasversali. Ogni piano prodotto sarà poi convertito nelle apposite istruzioni G-code da dare in pasto alla stampante. Slic3r è un programma italiano apprezzato soprattutto per la sua interfaccia utente user-friendly. Attualmente è integrato nel pacchetto di Repetier Host.

  • Marlin: il firmware per la scheda di controllo (la board “Sanguinololu”, che monta come cuore un microcontrollore ATMega2560, lo stesso di Arduino Mega). I sorgenti sono aperti ed è facilmente configurabile per eventuali specifiche esigenze. Chi ha modo di vederlo noterà che è un firmware Arduino-like (visto il micro impiegato nella scheda) ed infatti si ricava il relativo eseguibile compilando i sorgenti proprio tramite un IDE Arduino – a partire dalla versione 0022 – e trasferendoli via USB dal PC alla scheda.

A corredo di tutte queste parti sono state fornite anche alcune matassine di PLA da 3 mm di diametro in vari colori, utili per fare le prime prove “sacrificali” (4 per un totale di 100 g di materiale, finiranno in pochi istanti ;-) ). Non pensando neanche che avrei trovato del materiale in omaggio, mi sono attrezzato prendendomi anche una bella bobina di PLA neutro da 2,3 Kg. Al massimo la useremo poi.

Una volta verificato che tutto il materiale dichiarato fosse presente, quello che ho fatto (e che mi sento di consigliare) è stato chiamare un amico per farmi aiutare nella fase di montaggio. Le relative istruzioni presenti sul sito web sono senz'altro chiare e ben documentate, ma quando si affrontano procedure di una certa lunghezza come questa prima o poi il momento di stallo arriva sicuramente ed è a questo punto che occorre confrontarsi e ragionare sulla cosa in due (se posso consigliarvi, non più di due: nella fase iniziale, quando si è troppi a ragionare, si rischia di fare confusione. Per allargare il gruppo ci sarà tempo).

Quindi: birre alla mano, l'amico Emiliano di fronte, moglie sul divano davanti alla TV (molto importante…) e l'assemblaggio inizia!

Apri buste, leggi istruzioni, prendi attrezzi, comincia ad avvitare, ca..eggia di tanto in tanto e volano 3 ore come niente.

La cosa peggiore che può capitarti? I pezzi (apparentemente) simmetrici dei piatti di stampa X-Y montati al contrario.

La cosa migliore? Almeno te ne accorgi al secondo incontro con il tuo amico e non all'ultimo…..parlo per esperienza…

E direi che in una stampante come la 3DRag, dove è il piatto X-Y a muoversi e non l'estrusore, tale aspetto è decisamente importante.

Ecco perché è bene essere in due….

Oltre alle istruzioni, mi sono tenuto davanti agli occhi anche una foto di come verrà il lavoro finito, tanto per non scoraggiarmi nelle fasi intermedie (ovvero, tecniche psicologiche di assemblaggio compulsivo!!!).

Ecco un'immagine di come dovrà essere il risultato finale:

ed una di quello che abbiamo realizzato finora:

Dopo due incontri è senz'altro un risultato magro, ma questo primo "svarione" riguardo il montaggio del piatto X-Y ci ha già dato una discreta visione d'insieme sull'assetto generale del sistema. Gli errori ovviamente fanno perdere tempo ma insegnano molto. E sono convinto che l'aver optato per un kit di montaggio invece che per la stampante già bell'e pronta sia senz'altro una buona "palestra tecnica".

Proseguirò l'assemblaggio a piccoli passi, nei ritagli di tempo (sempre troppo pochi…) e tenendovi aggiornati sui risultati parziali ottenuti.

Sotto al mio tavolo da lavoro c'è sempre il pacco con le buste dei set ancora da montare che mi scruta minaccioso. Per ora sta in netto vantaggio rispetto a noi: vorrà dire che, ancora per un po' di tempo, dovrò tenere a mente il buon vecchio detto funambolico "non guardare giù!".

Conclusioni

Bene, eccoci giunti alla fine di questo – è proprio il caso di dirlo – primo round, dal momento che assemblare, mettere a punto e infine “domare” questa stampante è decisamente una bella sfida.

Come accennato in precedenza, lo scopo di questo e dei successivi articoli non è tanto quello di spiegare teoricamente la teoria della stampa 3D nelle sue mille sfaccettature (in rete potete trovare diverse guide ben fatte sull'argomento) quanto quello di condividere con tutti voi la mia personale esperienza nell'avvicinarmi a questo nuovo mondo.

Dalla fase di montaggio alle prime stampe, saranno tanti gli aspetti su cui ci sarà da sbattere la testa, ma questo ovviamente significherà crescere, e sarebbe bello se potessimo farlo insieme, anche solo riportando esperienze/domande/opinioni nei commenti a fine articolo.

In fondo, oggi una stampante 3D è entrata in casa mia: presto potrebbe entrare anche nella vostra…

Al prossimo round, Stay Tuned!

31 Comments

  1. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 30 settembre 2013
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 30 settembre 2013
  3. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 30 settembre 2013
  4. delfino_curioso delfino_curioso 1 ottobre 2013
  5. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 1 ottobre 2013
  6. Giorgio B. Giorgio B. 2 ottobre 2013
  7. delfino_curioso delfino_curioso 2 ottobre 2013
  8. leonardo.crespi 10 ottobre 2013
  9. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 10 ottobre 2013
  10. leonardo.crespi 10 ottobre 2013
  11. delfino_curioso delfino_curioso 10 ottobre 2013
  12. Francesco Laurito 14 ottobre 2013
  13. delfino_curioso delfino_curioso 14 ottobre 2013
  14. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 8 aprile 2014
  15. IvanScordato Ivan Scordato 27 giugno 2014
  16. Francesco Laurito 17 ottobre 2013
  17. delfino_curioso delfino_curioso 28 giugno 2014
  18. GianlucaAngelone Gianluca Angelone 23 settembre 2013
  19. GianlucaAngelone Gianluca Angelone 23 settembre 2013
  20. gianluca.martena 23 settembre 2013
  21. delfino_curioso delfino_curioso 23 settembre 2013
  22. delfino_curioso delfino_curioso 23 settembre 2013
  23. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 24 settembre 2013
  24. IvanScordato Ivan Scordato 24 settembre 2013
  25. gianluca.martena 24 settembre 2013
  26. delfino_curioso delfino_curioso 24 settembre 2013
  27. delfino_curioso delfino_curioso 24 settembre 2013
  28. alex272 alex272 25 settembre 2013
  29. delfino_curioso delfino_curioso 25 settembre 2013
  30. alex272 alex272 25 settembre 2013
  31. delfino_curioso delfino_curioso 25 settembre 2013

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