3Domande a Marco di Natale – Senior Member @IEEE

Marco Di Natale

Oggi le 3domande sono per Marco di Natale, Professore alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa e Senior Member dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers (IEEE).

 

Emanuele: Per prima cosa vorrei chiederti di presentarti. Probabilmente alcuni già ti conoscono, ma ti sarei grato se illustrassi a tutta la nostra community le tue attività nel mondo dell'elettronica ed anche, se vuoi, la tua mission.

Marco: Sono Professore alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa (una istituzione universitaria malgrado il nome "scuola"). Non mi occupo in realtà di elettronica (se non in modo marginale), anche se tanti anni fa ho conseguito la Laurea in Ingegneria Elettronica, ma di software per embedded, sopratutto di modelli e architetture software. In aggiunta, non ho neanche una mission (un uomo di pochi principi?), ma ho bisogno di trovare una attività che sia allo stesso tempo originale e creativa (e qui la ricerca offre opportunità) e che mi consenta anche di arrivare alla fine della giornata e sentire che quello che ho fatto ha avuto un impatto sui sistemi e le persone del mondo reale. Da qui, la ricerca di collaborazioni con l'industria e l'interesse per la didattica.
Se al posto di "mission" (parola che non mi entusiasma) parliamo di quelli che sento essere i bisogni più impellenti per il mondo dei sistemi (software) embedded, allora è molto semplice, bisogna riportare lo sviluppo del software ad essere scienza ed ingegneria e rimuovere il mito che la programmazione sia un "arte" (semplicemente non ci sono abbastanza "artisti" in giro).
Questa affermazione è molto meno condivisa di quanto si potrebbe pensare. La conseguenza immediata è che lo sviluppatore debba essere "confinato" per quanto possibile nell'uso di linguaggi e metodi ed accettare che l'arricchimento e la qualità professionale non significhino (necessariamente) scrivere le venti righe di codice più belle (o furbe) del mondo, ma saper spaziare come competenze dallo sviluppo di codice, alle architetture, alle equazioni che regolano i sistemi di controllo, ai metodi formali di verifica. Il messaggio sembra molto poco liberale ed è difficile da digerire.
La buona notizia è che la domanda di soluzioni embedded "migliori" e di metodi per aumentare la produttività e la correttezza dei sistemi software è in continua crescita. Che la mia analisi sia giusta o sbagliata, almeno ho la certezza che ha luogo in un contesto in cui vale decisamente la pena essere.

 

Emanuele: Al Better Embedded 2014 sarai presente con un talk sulle opportunità offerte dall'Open Source nel Model-based Design. Vorrei quindi chiederti i motivi che ti hanno spinto ad approfondire questo tipo di progettazione e se puoi darci un'anteprima senza ovviamente "spoilerare".

Marco: Nessun problema di rovinare la sorpresa (non è un thriller). Inoltre, anche se so di deludere molti, l'accento è su Model-based design piuttosto che su Open Source. L'uso di modelli può portare rigore, metodo e possibilità di verifica nello sviluppo di software embedded. Se poi le tecnologie Open Source riescono ad abbassare la soglia di accesso a linguaggi, metodi e strumenti di modellazione e verifica, allora tanto di guadagnato (e ci sono ottime opportunità a riguardo, sopratutto –ma non solo– dall'ambiente Eclipse EMF).
Nel mondo accademico è ora di moda la buzzword CPS (Cyber-Physical Systems). Se il termine CPS ha un merito sicuro, è quello di ricordare agli sviluppatori embedded che l'hardware e il software interagiscono con il mondo fisico. Da ingegneri o scienziati, interagire non può che significare cercare di prevedere i risultati di questa interazione, sviluppando modelli della parte hardware e software così come dei sistemi fisici controllati e cercando di valutare gli effetti di questa interazione mediante simulazioni o metodi formali.

 

Emanuele: Tornando sull'Open Source, sarei veramente curioso di sapere il tuo pensiero sullo stato attuale della situazione. Licenze di cui nessuno se ne cura (riferito prevalentemente all'Italia, ma anche ai cloni cinesi). Associazioni di Open Hardware che discutono sul logo invece di tutelare coloro che aderiscono ai principi Open. Centinaia di progetti collaborativi Open Source, fermi per mancanza di sostentamento ed invece imprenditori scaltri che si approfittano di progetti Open senza assegnare le paternità. Ovviamente lo spirito Open è un'altra cosa, questo è solo il rovescio della medaglia, ma credi sia giusto supportare tutto questo, è nella natura umana, oppure credi che questa diffusione negativa sia dannosa per il mondo Open limitandone le potenzialità?

Marco: Non ho minimamente le credenziali per affrontare il discorso come merita nei suoi mille aspetti (organizzativi, legali, commerciali e tecnici). Per quel che può valere fornisco i miei 5 centesimi sull'argomento. Di natura sono pragmatico e non riesco a parlare di "spirito" Open. Anzi, credo che chiunque si faccia illusioni ideologiche a riguardo abbia la certezza di uscirne deluso. Cosa significa "tutelare coloro che aderiscono ai principi Open"? Sono sicuro che il concetto di "tutela" differisca (e di molto) tra gli stessi entusiasti del principio di fornire soluzioni Open. Lo stesso dicasi per "sostentamento" e "riconoscimento" (o paternità). La paternità di un progetto di successo è quasi invariabilmente destinata a essere diffusa e difficile da identificare. Open Source raramente significa un sistema perfettamente democratico, collaborativo, aperto e solidale (sarebbe ora di sfatare il mito della startup che origina in un garage…). I progetti di cui mi interesso (e a cui di fatto contribuisco solo in modo marginale) hanno avuto una origine tutt'altro che Open o liberamente collaborativa (Eclipse nasce da un consorzio di Ericsson, HP, IBM, Intel e altri …) o hanno dato luogo a faide di "riconoscimento" e "proprietà" e la prevedibile "balcanizzazione" del progetto (l'ambiente Scicos) o sono molto poco collaborativi (l'ambiente Papyrus). Ciononostante, possono essere molto utili per costruire soluzioni.
Parafrasando, un progetto Open nasce e poi va in giro con le sue gambe, spesso senza alcun riguardo per i suoi "genitori". Nessuno è tenuto a regalare nulla, se è forte sopravvive, altrimenti languisce o muore. E qui mi fermo, ci sarebbe molto da dire a riguardo, ma in poche righe avrei la quasi certezza di essere frainteso o banalizzare e dire sciocchezze.

 

One Response

  1. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 24 giugno 2014

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