4000 anni di donne scienziato

donne scienziato

Da quanto tempo esistono le donne scienziato? La risposta non può che essere “da quando esiste la scienza”, ovvero almeno 4000 anni fa: questa capacità di studiare il mondo e l’ambiente circostante per potergli dare, anche attraverso le formule e la matematica, una spiegazione e una struttura è infatti profondamente connessa al progresso evolutivo dell’essere umano in generale, senza nessuna distinzione in base al sesso.

Forse non molti sanno che, mentre il primo nome che ci viene fornito dalla storia sotto il profilo tecnico è un uomo (Imhotep, ovvero l’architetto della prima Piramide) già il secondo appartiene ad una donna: si tratta di En Hedu’Anna, una sacerdotessa astronomo vissuta intorno al 2354 a.C.
Di sicuro le donne pensavano e si interrogavano anche prima di questa data, così come gli uomini ma questa è la prima testimonianza che abbiamo da questo punto di vista.

Scienza ieri e oggi

Per individuare il contributo del genere femminile in campo scientifico partiamo proprio dalla definizione di scienza. Oggi possiamo definire uno scienziato come uno specialista a livello tecnico in uno dei settori in cui dividiamo la scienza: dall’astronomia alla matematica, dalla fisica alla biologia, dalla chimica a tutte le altre sottocategorie possibili.

Ma l’attuale definizione di scienziato non coincide con la stessa in epoca antica: andando indietro nel tempo i confini di questo concetto tendono infatti ad allargarsi. La distinzione in categorie si riferisce infatti solo agli ultimi secoli e nell’antichità lo scienziato non aveva una preparazione settoriale ma era una sorta di persona onnisciente.

Poiché la matematica e l’astronomia sono state le prime materie a livello scolastico queste sono anche le aree da cui ci arrivano i primi nomi. Le due discipline anno avuto a lungo contorni sfumati l’una con l’altra. Anche il concetto di scoperta varia nel corso dei secoli: nel diciottesimo secolo ad esempio scoprire una cometa era un grande evento mentre oggi, pur restando degno di nota, rientra nella normalità perché ne vengono individuate una media di 10 l’anno(e ci sono perfino casi di adolescenti che hanno scoperto nuove pulsar).
Così ad esempio mentre una volta presentare una nuova equazione algebrica aveva risonanza generale oggi interesserebbe solo una ristretta cerchia di matematici.

La donna nella scienza

Alle origini della organizzazione sociale dell’essere umano non c’erano, al contrario di quanto si possa pensare, discriminazioni sessuali ma solamente ruoli diversi. Le prime testimonianze femminili in campo scientifico risalgono quindi alla Preistoria. Quando l’approccio scientifico cambia, soprattutto dopo l’introduzione della scrittura, cominciano ad emergere le prime differenze. L’esclusione delle donne dall’istruzione è stata nel corso degli anni un limite importante e spesso la partecipazione femminile è stata confinata ai margini.

Attualmente, almeno tra i Paesi civilizzati, la situazione è cambiata ma specialmente in campo scientifico e tecnologico è innegabile che ci sia ancora un notevole gap tra uomini e donne che si concretizza emblematicamente nella differenza degli stipendi. Sperando che sia uno stimolo all’impegno rendiamo allora omaggio alle dieci donne che hanno vinto il premio Nobel per la ricerca scientifica, da quando questo è stato istituito fino ad oggi (un numero davvero esiguo): Marie Curie-Sklodowska (nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica), la figlia Irene Joliot-Curie (nel 1935 per la chimica), Maria Goeppert-Mayer (nel 1963 per la fisica) Dorothy Crowfoot Hodgkin (nel 1964 per la chimica), Anna Yodath (nel 2009 per la chimica), Elinor Ostrom (nel 2009 per l’economia) e per la medicina Gerty Cori-Radnitz nel 1947, Rosalyn Sussman Yalow nel 1977, Barbara McClintock nel 1983, Rita Levi-Montalcini nel 1986, Gertrude Elion nel 1988 e Cristiane Nüsselein-Volhard nel 1995, Linda Buck nel 2004, Francoise Barrè-Sinoussi nel 2008, Elizabeth Blackburn nel 2009.

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