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Alghe trasformate in bioplastica per ridurre l'uso del petrolio

Alghe trasformate in bioplastica

Alghe trasformate in bioplastica potrebbero sostituire almeno del 50 per cento l'utilizzo di petrolio nella produzione. Ma le alghe sono il futuro anche come carburante industriale

Bioplastica realizzata con le alghe

Le alghe trasformate in bioplastica, senza bisogno o quasi dell'uso del petrolio. La compagnia americana Cereplast ha rivelato di essere al lavoro sullo sviluppo di una tecnologia rivoluzionaria per trasformare le alghe in una nuova plastica ecologica. Secondo le stime della società potrebbe sostituire almeno il 50 percento del contenuto di petrolio usato nelle tradizionali resine plastiche.

La cereplast è una delle società leader del settore. Realizza la plastica dai materiali rinnovabili come la farina di mais, la tapioca, il grano e le patate, e lavora e fornisce materiali di origine biologica a diverse industrie manufatturiere. È però evidente come questa nuova tecnologia potrebbe rappresentare una scoperta entusiasmante.

Secondo Frederic Scheer, il fondatore, presidente e amministratore delegato della Cereplast, la bioplastica basata sulle alghe rappresenta per le compagnie della catena di produzione di plastica una fantastica opportunità di accostarsi alla produzione ecosostenibile e per ridurre in modo sostanziale la dipendenza dal petrolio di questo settore industriale.

Il lancio sul mercato non dovrebbe essere lontano, anche se in questa fase questa nuova tecnologia è ancora in fase di studio. Per ora i risultati sono promettenti e, nel giro di pochi anni, potrebbe entrare in produzione la nuova bioplastica basata sulla coltivazione di alghe.

Gli altri usi delle alghe

"Dall'esperienza dei nostri studi, e dalle commissioni che i maggiori attori del campo ci affidano, crediamo che le alghe abbiano la possibilità di diventare uno dei più importanti materiali di base per i carburanti rinnovabili così come delle bioplastiche", afferma ancora il capo della Cereplast.

La compagnia, che ha sede in California, è al lavoro anche per cercare di usare questa nuova tecnologia in altre maniere. La Cereplast sta lavorando a stretto contatto con altre società che pianificano di sostituire con le alghe i materiali di produzione in modo da ridurre ridurre gli scarichi di CO2 e NOx dagli scarti inquinanti della produzione. Le alghe coltivate nei foto-bioreattori sono raccolte tutti i giorni e potrebbero essere utilizzate come biomasse, utili quindi come biocarburante o come fonte di materiale grezzo per i biopolimeri.

"Le alghe utilizzate come biomasse rappresentano una operazione molto utile perché aiutano a chiudere il cerchio dei gas inquinanti e potrebbe diventare una risorsa di tipo rinnovabile fondamentale", aggiunge Scheer.

La Cereplast Inc. produce due tipi di bioresine dai prodotti della terra, come gli amidi di grano, farina di mais, tapioca e patate. La plastica chiamata "Cereplast Compostables" sostituisce quasi al cento per cento gli additivi basati sul petrolio nella produzione del materiale. Questo tipo di prodotto è certificato biodegradabile e compostabile secondo gli standard europei e americani: BPI (Biodegradable Products Institute), standard per la compostabilità (ASTM 6400 D99 and ASTM 6868), oltre che lo standard europeo per la bioplastica (European Bioplastics standards - EN 13432). "Cereplast Hybrid Resins" sono chiamate, invece, le plastiche basate su prodotti biologici che sostituiscono il 50 e più per cento del contenuto di petrolio rispetto ai canonici prodotti. Queste ultime sono prodotte ad un prezzo competitivo con la plastica tradizionale e non sono soggetti ai frequenti sbalzi di valore del prezzo del petrolio.

 

 

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