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Ampli BF 200 watt in classe D 4/4

Ampli BF 200 watt in classe D

Come si vede nelle illustrazioni, per il montaggio di questo amplificatore abbiamo fatto uso di un circuito stampato appositamente disegnato sul quale sono montati tutti i componenti. La piastra misura 140 x 190 millimetri. Per realizzare questa basetta consigliamo di utilizzare la fotoincisione, sistema col quale è possibile ottenere una basetta perfettamente uguale a quella da noi utilizzata per il montaggio del prototipo. In considerazione della notevole potenza e delle elevate frequenze in gioco, consigliamo di non modificare il percorso delle piste onde evitare l’insorgere di autoscillazioni, rumori parassiti e distorsioni indesiderate.

ampli_bf_pcb

Sempre a proposito della basetta, invitiamo a stagnare le piste della sezione di potenza al fine di evitare un surriscaldamento delle stesse. Durante l’inserimento e la saldatura dei vari componenti prestate attenzione a non scambiare tra loro componenti dello stesso tipo ma di valore differente; nel caso di componenti polarizzati ( diodi, condensatori elettrolitici, ecc) verificate attentamente che i terminali siano inseriti secondo le indicazioni del piano di cablaggio.

Per il montaggio dei tre integrati dual-in-line fate uso degli appositi zoccoli. I quattro mosfet ed il regolatore di tensione U2 vanno muniti di una piccola aletta di raffreddamento da fissare al dispositivo ed alla piastra mediante una vite da 3MAx8. Nonostante l’elevata potenza disponibile in uscita, questi piccoli radiatori sono più che sufficienti per dissipare il calore prodotto a qualsiasi livello di potenza.

Nelle condizioni più gravose (200 watt in uscita) ciascuna aletta deve dissipare circa 3 watt: una bazzecola se pensiamo alle potenze che vengono dissipate in calore dagli amplificatori in classe AB. Per i collegamenti di ingresso e di uscita abbiamo previsto delle apposite morsettiere. Per alimentare l’amplificatore è necessario utilizzare una sorgente in corrente continua di ampiezza compresa tra 36 e 48 volt; ovviamente la massima potenza si ottiene con la tensione di 48 volt. L’alimentatore deve essere in grado di erogare una corrente di almeno 5 ampère. A parità di potenza audio di uscita, per effetto della maggiore efficienza, gli amplificatori in classe D utilizzano degli alimentatori di minore potenza; nel nostro caso, ad esempio, è sufficiente un alimentatore in grado di erogare 250 VA contro i 350 VA necessari per alimentare un amplificatore di pari potenza funzionante in classe AB.

A questo punto possiamo dare tensione al circuito e verificare che tutto funzioni nel modo previsto. Con un tester controlliamo che a valle di U2 sia presente una tensione di 12 volt e che sull’emettitore di T1 la tensione sia circa amplifila metà (6 volt). Portiamo inizialmente a metà corsa R8 e R11 e, dopo aver collegato l’altoparlante, applichiamo all’ingresso dell’ampli un segnale di bassa frequenza di discreta ampiezza. Regoliamo quindi il trimmer R31 in funzione del volume di uscita desiderato. Una prima significativa prova della qualità del circuito può essere fatta “ad orecchio” ma solo con un’adeguata strumentazione è possibile valutare a fondo le prestazioni del circuito. Con l’ausilio di un frequenzimetro regolate il trimmer R8 sino ad ottenere una frequenza di 240 KHz esatti; valori differenti provocano un incremento della distorsione. Il trimmer R11 va regolato per ottenere l’interdizione dell’amplificatore quando lo stadio finale entra in saturazione. Questa semplice protezione in corrente consente di evitare la distruzione dei mosfet in caso di cortocircuito tra i morsetti di uscita e, più in generale, protegge l’amplificatore da eventuali sovraccarichi.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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