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Ampli Mosfet 220 watt 2/2

Ampli Mosfet 220 watt

Realizzare un amplificatore mosfet 220 watt. I mosfet alimentano l'altoparlante attraverso un fusibile da 10 ampère ed una bobina.

A proposito di altoparlante, i mosfet lo alimentano attraverso un fusibile da 10 ampère (protegge la bobina mobile dell’altoparlante in caso di cortocircuito dei finali di un solo ramo con conseguente erogazione di una delle tensioni di alimentazione) ed una bobina che filtra eventuali disturbi ad alta frequenza che potrebbero creare problemi alle unità per le note acute (tweeter) dei diffusori a più vie. La rete R29-C10 permette la parziale compensazione delle variazioni di impedenza dell’altoparlante o cassa acustica al variare della frequenza, ottenendo l’effetto di far vedere all’uscita dell’amplificatore un carico di impedenza pressoché costante; la rete di compensazione previene fenomeni di autoscillazione dannosi per i componenti dell’amplificatore, e inevitabilmente per l’ascolto.

Ampli Mosfet 220 watt 2/2 - La realizzazione

A questo punto possiamo ritenere conclusa la descrizione dello schema elettrico, almeno per quanto riguarda gli aspetti principali; possiamo quindi preoccuparci del lato pratico del progetto, cioè di come si costruisce l’amplificatore. In queste pagine trovate tutto ciò che serve per realizzare la basetta (circuito stampato) e per montarvi tutti i necessari componenti. Il circuito stampato potete costruirlo con la tecnica che preferite, però non cambiate la traccia delle piste; il master è il frutto di numerose prove tendenti ad eliminare qualsiasi autoscillazione e più in generale qualsiasi fenomeno parassita, molto frequenti in stadi di questa potenza. Se cambiate la posizione o la lunghezza delle piste, soprattutto di quelle relative ai mosfet, è facile che l’amplificatore autoscilli, con tutto quello che ne segue.

Bene, inciso e forato il circuito stampato, dovete montare i componenti nell’ordine seguente: prima le resistenze da 1/4 di watt e i diodi, poi i trimmer e i transistor 2N3963, quindi le resistenze di potenza e i condensatori, iniziando con quelli non polarizzati. E’ poi la volta dei restanti transistor, del portafusibile e della bobina L1. Notate che i diodi ed i condensatori elettrolitici hanno una polarità, quindi affinché il circuito possa funzionare devono essere inseriti nel verso giusto: quello indicato nel piano di montaggio che trovate in queste pagine.

Anche i transistor hanno un verso d’inserimento, indicato chiaramente nel piano di montaggio. Fate molta attenzione nel montare i componenti perché il circuito verrà poi alimentato ad una tensione relativamente alta, e un componente polarizzato montato al contrario, o comunque in modo sbagliato, può creare danni rilevanti. La bobina L1 deve essere autocostruita avvolgendo una ventina di spire (su due strati) di filo di rame smaltato del diametro di 1 mm su diametro (senza nucleo) di 5-6 millimetri; terminato l’avvolgimento, prima di saldare i terminali della bobina bisogna raschiarne lo smalto dagli estremi, altrimenti lo stagno non può aderire e non si realizza il collegamento elettrico voluto.

I mosfet vanno montati in piedi, piegandone i terminali in modo da far arrivare la superficie metallica di ciascuno al bordo posteriore dello stampato; quindi vanno avvitati (naturalmente interponendo dei foglietti di mica spalmati con grasso di silicone da entrambe le superfici) ad un dissipatore di calore avente resistenza termica non superiore a 0,5 °C/W. Non c’é il problema dell’isolamento delle viti di montaggio poiché i mosfet TO-3P della Hitachi hanno il foro di fissaggio realizzato nella plastica; perciò si possono usare viti di metallo senza doversi preoccupare di evitarne il contatto con il corpo dei transistor. Per qualsiasi dubbio riguardante il montaggio date un’occhiata alla disposizione dei componenti ed alle foto del prototipo che trovate in queste pagine.

TARATURA E COLLAUDO
Bene, una volta montato, l’amplificatore è pronto per il collaudo; prima di poterlo utilizzare va comunque tarato, in modo che possa lavorare nelle migliori condizioni senza distorcere o assorbire troppa corrente surriscaldandosi inutilmente. La taratura riguarda due trimmer che controllano due parametri: la tensione di offset all’uscita e la corrente a riposo, ovvero la polarizzazione dei finali in classe AB. Per poter procedere dovete realizzare l’alimentatore, composto da un trasformatore con secondario da 2x46 volt, 7,5 ampère, un ponte a diodi da 25A, 200V, e batterie di condensatori di livellamento da 100VL per complessivi 20.000 microfarad (10.000 per ramo); quindi dovete collegare l’alimentatore al finale (attenzione a non invertire la polarità!) e, prima di dare tensione, portare a metà corsa il cursore del trimmer R4 e a tre quarti (verso il collettore di T6) o a metà corsa quello dell’R16.

Fatto ciò dovete mettere momentaneamente in cortocircuito l’ingresso dell’amplificatore e porre un tester, disposto per la misura di correnti continue con fondo scala di 500mA, in serie al ramo positivo di alimentazione, rivolgendone il puntale “+” all’uscita dell’alimentatore; date quindi tensione ed eventualmente agite sul cursore dell’R16 (ruotandolo lentamente) allo scopo di ottenere un assorbimento di circa 100 milliampère.

Quindi spegnete l’alimentatore, attendete un minuto affinché si scarichino i condensatori di livellamento, e togliete il tester dal ramo positivo ripristinando il collegamento originale; ponete il tester all’uscita dell’amplificatore (che fino a regolazioni ultimate non deve avere l’altoparlante o altro carico all’uscita) dopo averlo disposto alla misura di tensioni continue con fondo scala di 2 o 10 volt (il puntale negativo va a massa) e riaccendete l’alimentatore.

Se la tensione (offset) che misurate col tester è maggiore di 50 millivolt, positivi o negativi che siano, dovete agire sul cursore del trimmer R4 allo scopo di riportarla sotto tale valore. Fatto ciò l’amplificatore è tarato e quindi pronto per l’uso; scollegate il tester dalla sua uscita, spegnete l’alimentatore, e rimuovete il cortocircuito dai punti di ingresso.

PER L’ALIMENTAZIONE
Il finale a mosfet richiede un’alimentazione simmetrica di ± 65 volt in continua, ed una corrente di circa 7,5ampère; per alimentarlo consigliamo di realizzare un semplice circuito composto da un ponte raddrizzatore da 200V, 25A, seguito da condensatori di livellamento da 100Vl, realizzando almeno 10.000 microfarad per ciascun ramo. Il ponte a diodi va alimentato con il secondario di un trasformatore 220V/90 o 92V a presa centrale, capace di erogare almeno 4 ampère (la potenza che il trasformatore deve erogare è di circa 350 VA).

Volendo realizzare un amplificatore stereo consigliamo di aumentare la capacità di livellamento a 15.000 microfarad per ramo, e di usare un trasformatore con secondario da 7,5 o 8 ampère. Naturalmente è bene mettere dei fusibili in serie ai due rami di uscita dell’alimentatore; fusibili da 10 A ritardati per l’amplificatore in mono, e da 12 o 15 A ritardati nel caso di amplificatore stereo.

 

 

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ritratto di fabius

AMPLI MOSFET 220 W

Avrei una domanda che forse è banale per i più esperti, ci sono problemi di funzionamento a configurare 2 moduli di AMPLI MOSFET 220 W a ponte ?

ritratto di Anonimo3

Nessun problema. Puoi

Nessun problema. Puoi tranquillamente utilizzarli a ponte.

 

 

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