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Antenne corte per i 160 m 2/2

Antenne corte per i 160 m

Antenne corte per i 160 m seconda parte. Consigli per un giusto “accorciamento”.

Dipolo elicoidale lungo 11 metri, fig 3

L’ unico dato disponibile è Rf = 45-50ohm
Nota: è l’ antenna più piccola a disposizione, sembra l’ideale per chi non ha sufficiente spazio per i radiali. A parte il dipolo, tutte queste antenne hanno bisogno del piano di terra. Un piano di terra che ha permesso collegamenti con tutta Europa con la potenza dell’apparato (100 W). È stato ottenuto con una quindicina di radiali lunghi da 4 metri ad un decimo di lambda stesi sul terrazzo, con le estremità gettate ai lati del muro. Un problema che si riscontra frequentemente con queste antenne è il ritorno di RF. Un collegamento tra il TX e l’accordatore di stazione composto di un cavo RG58 lungo 110 cm infilato in 18 tubetti di ferrite lunghi 5 cm (sono quelli dei cavi dei computer), ha permesso di risolvere il problema.

antenne_corte_dipolo_elicoidale

Come ottenere i dati per costruire la bobina di carico

Si trovano in Internet programmi di simulazione che danno il valore della induttanza e dati costruttivi in funzione della dimensione del supporto. Chi invece vuole mantenere lo spirito dello sperimentatore, può iniziare a costruire la bobina e verificare il valore della frequenza di risonanza.

Un minimo di strumentazione è indispensabile, basta un generatore con frequenzimetro ed un ponte di resistenze come rivelatore, fig. 4.

antenne_corte_test_set_up

Quando il milliamperometro segna zero o va al minimo, significa che siamo in risonanza. Se la frequenza trovata è superiore a quella voluta vanno aggiunte spire, se inferiore vanno tolte.

Alimentazione

Vengono usati i cavi più comuni, RG58 e RG213, ambedue con impedenza caratteristica Z = 50ohm. Il cavo RG58 ha circa il doppio di attenuazione rispetto all’altro e sopporta meno potenza, tuttavia è più leggero e costa meno. Il cavo è fondamentalmente una linea di trasmissione sbilanciata. Tra il cavo ed il punto di alimentazione viene messo un trasformatore da bilanciato a sbilanciato (balun), oppure una specie di bobina ottenuta avvolgendo il cavo stesso in prossimità dell’antenna al fine di ottenere una impedenza in serie (choke).

Una quindicina di spire di diametro 20 cm possono fare al caso. PS: Le antenne verticali hanno un ottimo angolo di irradiazione, emettono in basso permettendo collegamenti a lunga distanza più facilmente di antenne orizzontali a parità di potenza. Funzionano solo se il piano di terra costituisce il percorso della corrente a RF con minima resistenza. Se non si ha spazio sufficiente per stendere una moltitudine di radiali lunghi un quarto d’ onda, è bene mettere quanti più fili possibile anche lunghi pochi metri.

La regola è molto semplice: meglio molti fili corti che pochi lunghi. A questo punto abbiamo installato una antenna verticale coi relativi tiranti di materiale isolante. Se non si vogliono avere sorprese, vanno usate cimette da barca o nylon per l’edilizia che ha il vantaggio di costare meno. Se si usa la stessa antenna sia in trasmissione che in ricezione è probabile che si riesca a ricevere solo i big-gun, cioè chi spara tanta potenza (in un’area urbana un rumore di fondo di 7-8 e oltre è quasi sempre presente).

L’ unica soluzione per sentire segnali bassi è di usare in ricezione una antenna più silenziosa quale un filo orizzontale di qualche decina di metri anche se non accordato, un loop oppure una antenna a ferrite. Queste due antenne sono direttive e richiedono un amplificatore, ma danno ottimi risultati.

Per chi fosse interessato c’è presso la redazione un programma che mette in grafica le equazioni della impedenza lungo un cavo in funzione della frequenza, del tipo e della lunghezza del cavo trovando i valori di Z=R±jX ad una estremità, antenna o TX una volta noti i valori all’ estremità opposta. Si tratta di una carta di Smith dedicata. Se non si vuole usare la carta di Smith, è sufficiente collegare l’antenna al TX con un cavo lungo:

λ/2 x fattore di velocità

In questo caso quello che si misura da una estremità è uguale all’ altra estremità se non vengono considerate le perdite del cavo come, invece, fa il programma.

radiokit elettronica

 

 

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