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Antiche radio portatili a tubi elettronici. Come alimentarle

Antiche radio portatili a tubi elettronici. Come alimentarle

Molti Radioamatori, come il sottoscritto, sono ancora in possesso di antichi radioricevitori portatili a tubi elettronici e vorrebbero tenerli in efficienza ed in autonomia dagli alimentatori di rete.

Tale esigenza è dovuta alla peculiarità di tali apparecchiature che sarebbero al fine recuperate dall’oblio di un cassetto o di un ripostiglio. In passato, su molte riviste, dal momento che non erano già da diversi anni non più reperibili le batterie anodiche di 67 V (esistevano fino a pochi anni addietro ancora rimanenze di derivazione dal surplus militare), furono proposte soluzioni con l’uso di minisurvoltori transistorizzati per le anodiche. Entro contenuti nell’apparecchio, alimentati dalle batterie dei filamenti.

Ma tali soluzioni di ripiego evidenziavano diversi problemi, fra i quali i più devastanti erano i ronzii e i sibili generati dagli stessi, con le relative emissioni di armoniche, rendendo oltremodo fastidioso ed intollerabile l’ascolto con un più rapido esaurimento delle batterie dei filamenti, ragione per cui tali apparecchi venivano quasi sempre utilizzati a scopo sperimentale e dimostrativo.

La soluzione dell’alimentazione anodica di tali apparecchi è attualmente semplice e facilmente risolvibile con modesta spesa: Come?
Usando un serie-parallelo di batterie a 12 V (tipo LR23) utilizzate nei telecomandi. Come si può osservare dalle figure, il materiale occorrente è modesto. Con i componenti elencati a lato si costruisce un supporto di complesso batterie facilmente sostituibili, con poca spesa, da 60 V – 70 / 100 mA circa.

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Radio portatili a tubi elettronici - Costruzione

Sulla squadretta di alluminio si pongono, prese le debite misure, due striscette affiancate di nastro bioadesivo per ogni faccia, posizionate in senso trasversale. Dopo averle fissate, si pongono su di esse con lieve pressione, i relativi portabatteria affiancati per un numero di cinque per ogni faccia, (5 batterie in serie su una delle facciate della squadretta di alluminio+5 batterie in serie sull’altra facciata della squadretta di alluminio). Infine, dopo avere verificato della buona adesività sulle due facce della squadretta di alluminio del complesso portabatteria, si procede alla giunzione e saldatura dei relativi fili di collegamento, in modo da ottenere su ogni faccia, il collegamento in serie degli elementi. Fatto questo, le due serie di batterie vanno al fine collegate in parallelo fra loro, ottenendo, in tal modo, un doppio amperaggio in erogazione (70 mA o 100mA a seconda del tipo di batterie
utilizzato).

Alla fine si fisserà, praticati gli appositi fori da 3, a mezzo di due rivetti in alluminio, il bordo ripiegato della squadretta di alluminio sul frontalino di recupero ove sono i connettori di alimentazione, previa saldatura sugli stessi dei fili del positivo e del negativo dei portabatteria.

Si deve tener presente che l’assorbimento anodico e di griglia schermo complessivi in un apparecchio di 4 o 5 valvole è compreso fra i 5 mA ed i 7 mA (sempre che non vi siano perdite attraverso i vecchi condensatori a carta di anodica o griglia schermo). Qualora non si potesse disporre del frontalino di connessione delle batterie a 67 V, di recupero o di derivazione dal surplus militare, si può ripiegare all’uso di una basetta di vetronite (68 cm x 32 cm) ove incollare, con resina epossidica, un frontalino di connessione alimentazione recuperato da una batteria di 9 V fuori uso.

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Non credo vi siano difficoltà costruttive, e pertanto ognuno utilizzerà la propria inventiva per assemblare quanto necessario per riportare le nostre radioline all’antico splendore di uso. Nelle figure allegate è illustrato anche il complesso batteria a 6 V per i filamenti alimentati in serie, in quanto, anche tale batteria non è più reperibile da epoca immemorabile.

In tal caso ho usato un portabatteria a quattro posti per pile a stilo in serie (tipo AA) da 1,5 V. Si dovrà soltanto saldare ad un bottoncino (dado) di ottone il filo positivo ed incollarlo con resina epossidica sul centro di una delle due facce del supporto batterie, e saldare ad una striscia di lamierino di ottone il filo negativo incollando anche esso con resina epossidica alla seconda faccia del supporto batteria. Per le radio con i filamenti alimentati in parallelo ad 1,5 V il problema non esiste in quanto si usano in tal caso le pile a torcia nell’apposito supporto, o negli appositi supporti, dell’apparecchio radio.

Al termine di questa breve esposizione di quanto realizzato, auguro, pertanto, un tranquillo e buon ascolto dei programmi di radiodiffusione dai nostri antichi radioricevitori a valvole, ritenendomi a disposizione per eventuali altri chiarimenti.

radiokit elettronica

 

 

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