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Antifurto auto con cellulare 4/4

Antifurto auto con cellulare

IN PRATICA

Tutti i componenti sono montati su una basetta di dimensioni relativamente contenute; quest’ultima potrà essere realizzata facilmente copiando il master utilizzato per il nostro prototipo. Tutti i componenti impiegati in questo progetto sono facilmente reperibili. Anche il “cuore” del circuito, ovvero il microcontrollore U3 è disponibile già programmato (viene commercializzato dalla ditta Futura Elettronica). Il montaggio della piastra non dovrebbe dunque presentare alcun problema. Al termine del lavoro collegate il circuito ad una sorgente continua di alimentazione di 12 volt e verificate con un tester che le tensioni a valle di U1 e U2 corrispondano rispettivamente a +8 e +5 volt. Il led LD1 deve essere acceso mentre LD2 deve essere spento. Per inserire nella memoria del circuito il numero di telefono bisogna procedere come descritto in precedenza: aprire S1 ed agire su P1 e P2 osservando nel contempo il display. Ultimata la programmazione bisogna portare in OFF il deviatore S2.

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Non resta ora che, con un apposito cavo a 8 poli, collegare l’interfaccia al cellulare. Quest’ultimo deve accendersi immediatamente ma l’altoparlante non deve emettere alcun suono in quanto, sin dall’inizio, viene abilitata la BF esterna. Per rendere operativo il sistema (spegnendo anche il telefono) è sufficiente premere P3.

A questo punto è necessario simulare l’entrata in funzione dell’antifurto mandando a +12 volt l’ingresso di allarme che fa capo a D8 (o a massa quello collegato a D7). Il telefono deve accendersi automaticamente e poco dopo sul display dello stesso deve comparire il numero memorizzato ed il simbolo di chiamata. Il sistema resta in trasmissione per circa un minuto per poi disattivarsi automaticamente per 10 secondi. La sequenza di allarme viene ripetuta automaticamente per tre volte a meno di non resettare il sistema premendo P3. All’utente chiamato giunge una nota modulata di bassa frequenza. Ultimato così il collaudo del sistema, non resta che installare il tutto all’interno della vettura: ovviamente l’interfaccia ed il telefono andranno nascosti con particolare cura. Qualora il cellulare risulti schermato, si dovrà fare ricorso ad un’antenna esterna.

Il pulsante di reset andrà fissato in posizione accessibile ma allo stesso tempo dovrà essere attentamente occultato. Appuntamento dunque al prossimo numero della rivista nel quale presenteremo un’evoluzione di questo progetto con due ulteriori funzioni: la possibilità, dopo aver ricevuto la chiamata d’allarme, di selezionare un vivavoce ambientale (per ascoltare i discorsi del topo d’auto) oppure quella di disinserire l’impianto elettrico della vettura. DALL’ETACS AL PCS Lo sviluppo della telefonia cellulare non conosce soste: in pochi anni siamo passati dagli ingombranti sistemi veicolari ai minuscoli ed economici apparati da taschino. Attualmente gli abbonati ai due gestori di telefonia cellulare operanti in Italia (TIM e Omnitel) superano i 4 milioni mentre per fine decennio si prevedono 10 milioni di utenze. Cifre da capogiro, neanche lontanamente immaginabili sino a poco tempo fa.

L’anno di svolta, almeno per l’Italia, è stato il 1990 quando venne realizzata la rete ETACS a 900 MHz. Prima di allora la rete di telefonia mobile utilizzava le frequenze attorno ai 450 MHz con celle molto estese. Per poter operare all’interno di tali celle gli apparati dovevano disporre di elevate potenze (da 2 a 10 watt), potenze compatibili esclusivamente con un impiego automobilistico. A causa dell’elevato costo del canone di abbonamento e degli apparati (attorno ai 4÷5 milioni di allora) il numero degli utenti allo “0333” superò di poco le 100 mila unità. Prima della rete ETACS a 450 MHz era operante a Roma e Milano un rete sperimentale sulle VHF (attorno ai 170 MHz) destinata prevalentemente alle amministrazioni pubbliche con poche centinaia di utenti.

L’impiego delle frequenze a 900 MHz con celle molto piccole (da 300 metri a 5 chilometri di raggio) ha consentito di abbassare a circa 0,5 watt la potenza RF con conseguente riduzione delle dimensioni e del peso degli apparati. Questa corsa verso la miniaturizzazione ha stimolato lo sviluppo di tecnologie innovative e di chip sempre più potenti e più piccoli mentre la diffusione di massa dei cellulari ha contribuito ad abbassare i costi finali. Da un paio d’anni la rete ETACS a 900 MHz è stata affiancata dalle due reti GSM a 900 MHz (TIM e Omnitel).

Gli apparati che operano con questo standard (digitale anziché analogico) presentano prestazioni nettamente superiori garantendo la massima riservatezza delle comunicazioni tanto che è più facile intercettare una conversazione via “filo” che una comunicazione GSM. Questo standard, inoltre, essendo stato adottato da numerosi paesi europei ed extra-europei, consente di utilizzare il telefonino anche all’estero. Ma il futuro della telefonia cellulare ha sicuramente un altro nome. Si chiama PCS (Personal Communications Systems) il telefonino del 2000: è completamente digitale, lavora a 1,8 GHz e, se possibile, è ancora più compatto dei più piccoli GSM. Sistemi di questo tipo, secondo le previsioni dei maggiori esperti, potranno addirittura soppiantare le tradizionali reti in rame. All’estero i sistemi PCS sono già operativi e tra poco anche in Italia si scatenerà la bagarre per l’assegnazione delle concessioni.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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