Antifurto casa infrarossi 3/5

Antifurto casa infrarossi progetto open source

La durata della nota è di circa 3 minuti, periodo durante il quale il micro controlla anche se dalla sezione RF arriva un impulso di disattivazione. Trascorsi i tre minuti, il software interrompe la generazione della nota PWM, apre il relè di allarme e invia al cellulare il comando di END (disimpegno linea).

La sequenza viene ripetuta per 9 volte con l’eccezione dell’attivazione della sirena che entra in funziona solamente la prima volta. Esaurita così la descrizione del software, non ci resta che analizzare nei dettagli il circuito elettrico. Iniziamo con la descrizione della sezione di alimentazione che prevede in ingresso la tensione di rete a 220 volt. Il trasformatore TF1, unitamente al ponte PT1, al transistor T1 e al diodo zener DZ1, provvede a generare una tensione continua e stabilizzata di circa 15 volt. Questa tensione viene utilizzata per mantenere in carica la batteria e per alimentare il regolatore di tensione a 12 volt (U1).

Quando la tensione di rete è disponibile, il diodo led LD1 viene accesso e il transistor T3 risulta in conduzione. Se la tensione di rete viene a mancare, il transistor T3 si apre e, conseguentemente, si chiude il transistor T2: la tensione a 12 volt della batteria bypassa U1 e alimenta tutto il circuito.

I 12 volt della batteria o di U1 vengono utilizzati per alimentare il relè di allarme RL1, la sezione ricevente RF con la relativa decodifica e gli altri due regolatori disponibili nel circuito siglati U2 e U6. Il primo regolatore (a 8 volt) genera la tensione necessaria al funzionamento del telefonino mentre il secondo (a 5 volt) alimenta il microcontrollore U3.

I 12 volt vengono anche utilizzati per alimentare i sensori all’infrarosso: morsetto “+SENSORE”. Tutta la logica di controllo fa capo all’integrato U3, un microcontrollore tipo ST6265. Quest’ultimo necessita esternamente di un quarzo da 6 MHz connesso tra il pin 20 e il pin 21 e di una rete R/C collegata al piedino di Reset (pin 22). I pin 11 e 23 del micro vanno collegati al +5 volt, mentre i pin 3 e 12 risultano connessi a massa. L’inizializzazione del micro, ovvero la programmazione del numero telefonico, avviene mediante i pulsanti P1 e P2 che risultano direttamente collegati al PA1 (pin 13) e al PA2 (pin 14) del micro.

Il led LD3 è collegato al PB1 (pin 2), linea di I/O che viene utilizzata come uscita di tipo open-drain. Il buzzer BZ viene controllato in PWM dal PA3 (pin 15) del micro attraverso il transistor T6. Vediamo ora la sezione di interfaccia tra il microcontrollore U3 e il cellulare Motorola. Tutti i telefonini da noi selezionati (vedi introduzione articolo) dispongono di connettori dello stesso tipo, muniti di otto terminali. Queste otto linee sono riportate nello schema elettrico con le sigle GND, +8V, TRV, CMP, RTN, GND Signal, ON e BF. Come appena citato, tra la linea a +8V e GND e GND Signal (in questa applicazione non occorre distinguere la massa di alimentazione da quella di segnale) occorre applicare una tensione stabilizzata a 8 volt.

antifurto_casa_infrarossi_schema_elettrico

Ricordiamo, a tale proposito, che il cellulare va collegato alla scheda senza le proprie batterie. Le linee TRV, CMP e RTN risultano collegate rispettivamente al PC2 (pin 26), PC0 (pin 28) e PB4 (pin 6) del micro. Queste tre linee vanno tenute al +5V mediante tre resistenze di pull-up da 10 Kohm, inoltre le linee TRV e CMP vanno protette con dei diodi, nel nostro caso con D4 e D5. Per far sì che il cellulare prelevi il segnale di bassa frequenza dal connettore di I/O e non dal microfono interno occorre collegare una resistenza da 56 Kohm tra la linea CMP e massa. In questo modo viene abilitata la linea BF che tramite R9, R10 e R11 si collega al piedino 9 (PB7) del micro. L’uscita di bassa frequenza del cellulare (siglata ON) viene utilizzata in questo caso per un duplice scopo.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

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