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Antonio Meucci: l’invenzione del telefono è italiana?

Antonio Meucci

Per noi italiani Antonio Meucci è sempre stato con orgoglio l’inventore del telefono: il resto del mondo invece ha atteso molto prima di riconoscergli questo merito e solo nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti associò ufficialmente il suo nome a quello del padre di questa invenzione. Ma un approfondimento sulla sua vita ci insegna molto altro sulla sua personalità forte ed eclettica.

La vita di Antonio Meucci e l’invenzione del telefono

Antonio Meucci è nato a Firenze nel 1808: qui trascorse gran parte della sua gioventù come studente dell’Accademia delle Belle Arti e in seguito come impiegato presso la dogana. A causa del suo coinvolgimento dei moti rivoluzionari del 1831 e per via delle sue convinzioni politiche fu costretto a lasciare il Gran Ducato di Toscana e si trasferì prima a Cuba e poi negli Stati Uniti dove aprì una fabbrica di candele. Il nome di Meucci è associato nella nostra mente in maniera automatica all’invenzione del telefono ma in realtà la questione non è così chiara e il brevetto è conteso tra diversi personaggi che, più o meno negli stessi anni e per vie diverse, arrivarono a risultati analoghi. Fu comunque in questi anni che Meucci realizzò il primo prototipo del suo telefono per riuscire ad essere sempre in comunicazione dal suo ufficio con la camera della moglie, costretta a letto da una grave malattia. Lo schizzo del progetto fu realizzato da un suo amico, l’artista Nestore Corradi.

L’idea di Meucci si basava su un meccanismo che aveva creato durante la sua esperienza lavorativa nel teatro ovvero un sistema di tubi che trasmetteva il suono da una parte all'altra del palco per far arrivare agli operai le istruzioni dalla cabina di regia.

La fabbrica di candele fallì e Meucci si trovò in gravissime difficoltà economiche: riuscì a sopravvivere grazie all’aiuto di alcuni amici e quindi fu impossibile per lui depositare il brevetto di quello che lui aveva chiamato il telettrofono. Il massimo che ottenne fu un brevetto temporaneo rinnovabile annualmente che lui riuscì a confermare solo per tre anni. Provò anche a presentare la sua invenzione ad una compagnia telegrafica di New York ma senza successo. Tre anni dopo, nel 1876, fu Alexander Alexander Graham Bell a brevettare il suo telefono. Meucci gli fece causa ma il giudice non gli diede ragione e certamente Bell poteva permettersi una difesa migliore: secondo la sentenza il telefono di Meucci era di tipo meccanico mentre quello del tedesco elettronico. Meucci morì con questo fallimento: solo l'11 giugno 2002 il Congresso degli Stati Uniti gli riconobbe il contributo postumo per la sua invenzione. Nella risoluzione si legge chiaramente che, se Meucci avesse avuto i soldi sufficienti per depositare il brevetto, la sua paternità sull’invenzione del telefono non sarebbe mai stata messa in discussione.

Riflessioni sulla personalità di Meucci

Sicuramente se si guarda alla storia italiana Antonio Meucci è una delle personalità che più ci fa sentire fieri della nostra nazionalità. Non è tanto per l’invenzione del telefono, che lui non ebbe mai neppure la soddisfazione di vedersi riconosciuta in vita, ma perché nonostante la situazione politica in Italia e a dispetto delle difficoltà economiche, non ebbe paura di manifestare il proprio pensiero e non smise di sperimentare le sue idee scientifiche. Molte sue invenzioni nacquero dall’esigenza e dall’esperienza pratica, come appunto quella del telefono, altre invece di devono alla sua personalità eclettica come ad esempio il brevetto per il condimento della pasta e altri cibi o quello per le bevande frizzanti a base di frutta e vitamine che aiutarono Meucci durante il suo ricovero per ustioni subite a causa dell'esplosione del Westfield ferr.

 

 

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