Applicazioni mediche e tecniche

Applicazioni mediche e tecniche

Come ogni risorsa disponibile in natura, o resa disponibile dalle conoscenze acquisite dall’uomo, anche le radiazioni elettromagnetiche, a seconda della frequenza di analisi ed interesse, possono essere utilizzate per fini tutt’altro che dannosi. La ricerca in campo biomedicale e tecnico ha determinato la nascita e la scoperta di sistemi e principi che hanno applicazioni notevoli ed incredibilmente benefiche.

Le applicazioni mediche delle radiofrequenze e delle microonde possono essere divise in base all’intento d’impiego. Esistono, infatti, applicazioni di tipo diagnostico (ovvero intese all’identificazione delle patologie) e di tipo terapeutico. Le applicazioni terapeutiche sfruttano il meccanismo di assorbimento della potenza elettromagnetica da parte di un tessuto biologico per indurre un aumento della temperatura localizzato all’interno dell’organismo. Esiste, per esempio, un bisturi elettrico che, basandosi sull’effetto termico, distrugge localmente i tessuti sui quali viene applicato. Le frequenze utilizzate vanno da poche decine di MHz (RF) fino a qualche GHz (microonde).

Le applicazioni terapeutiche più usuali in campo non oncologico (dal greco “óncos”, massa e “logos”, studio, ovvero studio dei tumori) sono quelle della diatermia in riabilitazione, che, a sua volta, si suddivide in marconiterapia, radarterapia ed ipertermia. In campo oncologico, invece, l’applicazione più usuale è quella della ipertermia oncologica.

La Marconiterapia impiega onde corte alle frequenze di 27.12, 13.57 e 40.68 MHz delle quali la più usata fra le altre è quella di 27.12 MHz. Il trattamento viene generalmente eseguito con apparecchiature dotate di due elettrodi contrapposti (ovvero piatti piani paralleli) senza contatto diretto con il paziente. Questa struttura ricorda, quindi, quella di un condensatore del quale il paziente è il dielettrico. La Marconiterapia è indicata in diverse lesioni dell’apparato motore, nelle lombalgie, nelle rigidità post-traumatiche e post-chirurgiche.

Nella Radarterapia, invece, i dispositivi che generano la radiazione elettromagnetica sono antenne, che variano in termini di dimensioni e forma, e che lavorano alle frequenze di 433, 915 e 2450 MHz; in Italia, però, è utilizzata solo l’ultima poiché a questa frequenza la profondità di penetrazione dell’onda elettromagnetica nel tessuto è minore rispetto a quella delle frequenze più basse. La radarterapia è da preferirsi nelle contusioni, nelle epicondiliti (infiammazioni dei tendini che vanno a gravare sul gomito), nelle fibromiositi, nelle tenosinoviti ed in altre patologie di strutture più superficiali.

L’ipertermia consiste nell’esporre i tessuti biologici a temperature superiori a quella fisiologica, e cioè tra 40 e 45°C, per un intervallo di tempo ben definito, mediante applicatori di varie tipologie. Le modalità di somministrazione di un trattamento ipertermico sono profondamente determinate dalle finalità terapeutiche. In campo non oncologico, l’ipertermia trova impiego, oltre che in medicina riabilitativa, anche nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.

In particolare, in riabilitazione, l’azione del calore non deve tradursi in un danno cellulare ma in un aumento della perfusione sanguigna. In ambito oncologico lo scopo di un trattamento ipertermico è, invece, quello di indurre un danno cellulare dovuto ad un aumento della temperatura e, associata alla radioterapia, può aumentarne l’efficacia terapeutica.

Per quanto riguarda la diagnostica, le tecniche che usano le RF sono la risonanza magnetica nucleare (NMR) e la termografia per la diagnosi dei tumori, che utilizza frequenze variabili in un range tra i 500MHz e i 2.5GHz.

Per quanto attiene al settore tecnico, è sufficiente citare gli apparecchi per la comunicazione, gli essiccatori ed i comuni forni a microonde.

L’indice completo degli articoli relativi alla tesi di laurea sulla interazioni e sugli effetti delle radiazioni sul corpo umano, è disponibile qui

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  1. Fabrizio87 16 ottobre 2011

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