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"A'riva la Machina!" Ovvero un pieno di radio surplus e tanto altro

"A'riva la Machina!" Ovvero un pieno di radio surplus e tanto altro

Le radio militari ci hanno fatto sognare tanto e scrivo queste righe sperando di rendere onore ad un amico che delle radio militari ha fatto una ragione di vita, ben al di là del puro hobby o del collezionismo.

Sto parlando di Alberto Campanini di Fidenza (Parma) di cui parlai un paio di anni fa e feci un servizio sul complesso “Rover Joe”. Ma veniamo al titolo, che a prima vista sembra sgrammaticato: è scritto in dialetto “parmense” (del contado) e vuol dire: arriva la macchina (mieti-trebbiatrice)! Come tutti saprete, la bassa Padana, sia Lombarda che Emiliano-Romagnola, è una terra a forte vocazione agricola; non per niente viene definita la “Food Valley” e in particolare la provincia di Parma è da secoli conosciuta per la sua cucina, i suoi prodotti alimentari e le fabbriche per la loro trasformazione.

Panoramica di apparati vari
Panoramica di apparati vari

Con l’inizio del secolo scorso era iniziata anche la cosiddetta rivoluzione industriale che nel giro di poco tempo avrebbe cambiato la fisionomia e la cultura del mondo. Di questa rivoluzione faceva parte anche il mondo agricolo; apparvero infatti le prime falciatrici meccaniche, le sgranatrici per il mais, le prime trattrici per arare i campi e le prime trebbiatrici. Dato che queste macchine, allora come adesso, avevano dei prezzi altissimi, che non consentivano al singolo contadino di acquistarle, nacquero i cosiddetti “contoterzisti”.

Erano persone che compravano le macchine e sotto contratto, a turno, si recavano nei fondi e poderi altrui a lavorare le loro terre. Qui in Emilia abbiamo ancora una forte tradizione di questi artigiani della terra. Le prime mietitrebbia si videro verso la metà degli anni ‘50. Fino ad allora il grano veniva mietuto a mano con le falci messorie e legato in covoni, che poi venivano portati con i carri nelle aie dei poderi. Poi bisognava solo aspettare il proprio turno che arrivasse il contoterzista con la sua carovana mobile di macchine.

RTX Italiano da carro armato tipo Magneti Marelli TR7 RFCA
RTX Italiano da carro armato tipo Magneti Marelli TR7 RFCA

Dato che la trebbiatura era più una cerimonia che un lavoro, veniva vissuta quasi come una festa che chiudeva una stagione di pesanti fatiche. Dato che si sapeva il giorno ma non l’ora dell’arrivo, all’uopo un bimbo stava di “sentinella” sul sentiero della fattoria per avvisare quando la colonna della trebbiatura era in vista.

Di solito la colonna era formata da: una trattrice (solitamente Landini a testa calda), che trainava una trebbiatrice che poteva essere una Artemio Bubba di Piacenza oppure una Cantoni di Ferrara, o una Orsi di Reggio Emilia ecc. Tante erano le fabbriche in Emilia di questi attrezzi. A seguito c’era l’imballatrice per la paglia e un carro con gli attrezzi accessori; un bel treno stradale quindi! Le
prime addirittura usavano trattrici a vapore! Quando il bambino vedeva arrivare dal fondo dello
stradone polveroso questo treno, lanciava il fatidico urlo: A’riva la Machina!, e tutti si mettevano in moto per il rito della trebbiatura. Ma queste macchine erano solo una piccola parte di tecnologia “ante litteram”; infatti all’inizio del ‘900 ci fu una vera e propria esplosione di invenzioni, tra le quali anche la radio. Ebbene alla fiera di San Donnino, patrono di Fidenza (che una volta si chiamava Borgo San Donnino), data che cade ai primi di Ottobre, nel quartiere artigianale e in tutta la cittadina si tiene la secolare sagra.

Vengono esposte macchine agricole, attrezzature e tutto quello che il paese ha di bello, antico o curioso. Alberto, per non essere da meno, in questa occasione apre al pubblico il suo “Sancta Sanctorum”, ossia un bellissimo capannone di oltre 500 metri quadri in cui tiene la sua collezione privata di apparati radio militari che coprono un arco temporale che va dal 1930 al 1945.

Serie di radio localizzatori
Serie di radio localizzatori

Oltre alle radio possiede anche alcuni bellissimi veicoli tipo: un tre assi GMC montante uno shelter Hallicrafter completo di tutti i suoi apparati funzionanti (vedi BC-610, BC-312, BC-342 ecc; più il suo rimorchio con il gruppo elettrogeno con motore Willis da 12,5 kW a 110V. Senza parlare poi della mitica Willis MB, con montato il complesso Rover Joe composto da un RX BC-312, un TX BC-191 e un TRX da 100 a 156 MHz in AM tipo BC- 624/625 che serviva per collegare da terra i bombardieri B-17 e dirigerli sui bersagli.

RTX tedesco tipo PT8
RTX tedesco tipo PT8

Sabato mattina 6 ottobre 2007, con i miei amici Piero (SWL) e Giacomo (I4CQO), ci siamo recati dall’Alberto; qui, oltre all’anfitrione, abbiamo trovato diversi amici, tra i quali l’inossidabile Dorvan Vandelli (Surplussarum Maximum), Gianni Zanelli e tanti altri che verrebbe troppo lungo elencarli tutti. Sul piazzale e sulla via di fronte al capannone erano già schierati nell’ordine: la Jeep MB, il tre assi GMC con la biga e lo shelter con il BC-610, un bellissimo Ford canadese, un Half-Track, una Kubel Wagen e una rarissima camionetta 4x4 Steyr Tedesca dotata del bellissimo 10W sender.

RX Italiano SAFAR
RX Italiano SAFAR

Half Track White e Ford Canada

Half Track White e Ford Canada

Alberto a destra dell’assessore

Alberto a destra dell’assessore

All’interno era stato organizzato un ottimo buffet. Le radio in mostra erano moltissime e penso che le foto si commentino da sole, meglio di tante parole. Il tutto era diviso per settori e per tipologie di impiego. Come dissi tempo fa, molti di questi apparati li ho visti dall’Alberto per la seconda volta in vita mia! Da buon anfitrione, Alberto ha dovuto “fare gli onori di casa” alle competenti autorità (Sindaco, Assessori ecc) e sottostare ad una lunga intervista con una TV locale. Ciò non toglie che sia riuscito a trovare il tempo per fare quattro chiacchiere con noi e farci entrare nel “sancta sanctorum” segreto (dietro alla mostra) dove ci ha fatto vedere alcune anticipazioni in restauro, da presentare alla prossima edizione; roba da far cascare la lingua a terra, ve l’assicuro!

Ma questo è un altro argomento del quale per il momento vi lascio con maligna cattiveria con la voglia e a bocca asciutta. La carrellata di foto spero sia eloquente. Naturalmente non sarà possibile pubblicarle tutte, ma vedrò di inserire le più significative. Noi di Parma siamo orgogliosi di avere tra di noi un giovane così appassionato di surplus anni ’40, dato che in questi tempi di ipertecnologie è bene ricordare da dove siamo partiti, e che nell’immediato dopoguerra noi OM per poter farci sentire abbiamo attinto a piene mani da questo quasi inesauribile serbatoio! Sperando di avervi se non altro incuriositi, vi saluto e mi rimetto come al solito a vostra disposizione per ogni notizia in merito. Se volete contattare Alberto, per chiarimenti sulle date in cui mostra al pubblico i suoi “gioielli”, vi passo il suo indirizzo e-mail a.campanini@custom.it Sono sicuro che con la sua proverbiale gentilezza vi metterà subito a vostro agio e vi darà le delucidazioni del caso.

Unico rammarico: almeno per il giorno di apertura, è stato il completo disinteresse sia dell’ARI centrale, sia di quella di Parma. Evidentemente a loro la “storia” non interessa! 73 a voi ed ai vostri rispettivi QRA dalla Dead Goose Company di Parma.

radiokit elettronica

 

 

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