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Caricabatterie per moto elettrica 1/3

Caricabatterie per moto elettrica

Caricabatterie per moto elettrica - lo scopo di questo progetto è duplice: prendere confidenza con le problematiche relative alla trazione elettrica e realizzare, con una spesa irrisoria, un veicolo ecologico da utilizzare tutti i giorni per andare al lavoro o a scuola.

Proseguiamo nella descrizione del nostro ciclomotore a trazione elettrica occupandoci questo articolo delle modifiche meccaniche. Presentiamo inoltre due circuiti per la ricarica delle batterie, il primo alimentato dalla tensione di rete, il secondo tramite pannelli fotovoltaici.

Dopo la descrizione del chopper, ovvero del regolatore elettronico della velocità del motore elettrico, questo mese ci occupiamo delle modifiche meccaniche da apportare al ciclomotore; presentiamo inoltre i progetti di due circuiti per la ricarica delle batterie, circuiti che potranno essere utilizzati anche in numerose altre applicazioni. A beneficio di quanti hanno perso il numero precedente della rivista, ricordiamo brevemente che in questi due articoli descriviamo come trasformare un generico ciclomotore con motore a scoppio in un veicolo elettrico.

Sicuramente nei prossimi anni, in relazione al progressivo esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili e soprattutto in considerazione dei problemi legati all’inquinamento atmosferico, questo settore avrà un notevole sviluppo: è dunque importante conoscere le tecniche ed i circuiti utilizzati in questo campo.

Tornando al nostro progetto, ricordiamo che il ciclomotore da noi realizzato (partendo da un motorino non funzionante recuperato in cantina) è in grado di raggiungere una velocità di 30 Km/h e dispone di un’autonomia di circa 60 chilometri. Il ciclomotore utilizza un motore in corrente continua a 12 volt in grado di erogare una potenza di 240 watt. La corrente assorbita è di poco superiore ai 20 ampère.

Per ottenere l’autonomia di 60 chilometri è necessario disporre di un “serbatoio” di circa 40 Ampère/ora; nel nostro caso abbiamo utilizzato una batteria ermetica al piombo della YUASA a 12 volt con una capacità di 38 Ah che garantisce l’autonomia necessaria. E’ evidente che per aumentare l’autonomia è sufficiente utilizzare batterie di maggior capacità ma ciò comporta un eccessivo aumento di peso.

caricabatterie_moto_albero_principale

Allo stesso modo, per ottenere una velocità superiore, è sufficiente fare ricorso ad un motore più potente, da 400 o più watt; in questo caso il rovescio della medaglia è rappresentato dal maggior consumo che, a parità di batteria, si traduce in una riduzione dell’autonomia. Gli elementi da noi utilizzati rappresentano dunque il migliore compromesso tra velocità, autonomia e peso del ciclomotore. Da non trascurare, infine, il costo di esercizio del nostro motorino: sicuramente non superiore alle 5 lire per chilometro: un vero record! Se poi realizzeremo il ricaricatore solare il costo scenderà a zero lire!! Oltre alla batteria ed al motore, il circuito elettrico del ciclomotore è composto dal chopper il cui circuito è stato descritto sul fascicolo di settembre. Entriamo ora nel vivo di questo progetto occupandoci delle modifiche meccaniche.

La maggior parte dei ciclomotori si possono elettrificare ovvero applicare ad essi un motore elettrico al posto del motore a scoppio. La trasformazione comporta, oltre al montaggio di tutte le parti elettriche ed elettroniche, la costruzione ex novo di alcuni particolari meccanici e di conseguenza l’esecuzione di modifiche meccaniche che possono variare in relazione al tipo e alla marca del ciclomotore che si vuole trasformare. Nel nostro caso è stato scelto, in collaborazione con la ditta Futura Elettronica, un ciclomotore ASPES degli anni 70 per tre motivi ben precisi: il primo perché il ciclomotore ASPES è dotato di un motore a scoppio tipo Minarelli, modello V1 serie DGM 6755 OM, molto diffuso in quanto viene utilizzato da parecchie case costruttrici di ciclomotori; il secondo perché detto motore e il relativo telaio si sono rivelati particolarmente adatti alla trasformazione e di conseguenza alle modifiche meccaniche; il terzo motivo, infine, a nostro avviso molto importante, perché molti esemplari dello stesso tipo e marca sono ancora oggi in circolazione e pertanto sono facilmente reperibili e si possono acquistare a basso costo.

I pezzi meccanici da costruire ex novo (vedi a tale proposito gli schizzi relativi) sono i seguenti: un albero ingresso moto per sostituire l’albero a gomito; una piastrina per chiudere la finestrella del cilindro; un supporto motore; una serie di parti meccaniche per la costruzione dell’acceleratore e per il comando del potenziometro; un contenitore in lamiera per la batteria e tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sono invece da acquistare le seguenti parti meccaniche: una puleggia da applicare al motore tipo 15L con 15 denti; una puleggia da applicare all’albero ingresso moto tipo 18L con 18 denti; una cinghia tipo 150L050 con 40 denti, sviluppo 381,00 mm. Questo tipo di cinghia, applicato alle rispettive pulegge da 15 e 18 denti, presenta un interasse teorico pari a 111,83 mm, mentre per la costruzione del supporto motore è stata usata la misura arrotondata di 112 mm; il rapporto di trasmissione risulta invece di 1/1,20. Le varie fasi di lavorazione sono state eseguite nel seguente modo:

    - svuotamento dell’olio dalla scatola frizione del motore;

    - smontaggio della catena di trasmissione; - smontaggio del motore dal telaio;

    - smontaggio delle due pedivelle porta pedali;

    - smontaggio del cilindro e della relativa testata;

    - apertura della scatola frizione e smontaggio relativo;

    - eliminazione della protezione del volano e smontaggio dello stesso;

    - apertura della scatola ingranaggi e smontaggio dell’albero a gomito.

caricabatterie_moto_lato_ruota

Lo schizzo in alto rappresenta il sistema di trasmissione a tre stadi utilizzato nel nostro ciclomotore. Gli ultimi due stadi sono quelli originali mentre il primo è quello relativo alla cinghia dentata che trasmette il moto dal motore elettrico al gruppo ingranaggi. Il disegno evidenzia anche il numero di denti di ogni singolo componente. A sinistra, particolare della cinghia dentata e del carter di alluminio modificato. In basso, il contenitore in lamiera nel quale trovano posto la batteria ed il circuito di regolazione (chopper) che consente di variare con continuità la velocità del motore in corrente continua.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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