Come proteggersi dalle radiazioni dei cellulari [10 regole da seguire]

Proteggersi dalle radiazioni dei cellulari

I telefoni cellulari possono far male al corpo umano! Non è un’opinione e nemmeno del facile allarmismo ma un dato di fatto confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi, come da tutte le cose dannose per l’uomo, dobbiamo difenderci e per farlo prima di tutto dobbiamo sapere quali sono le certezze e quali i dubbi in materia e poi prendere le giuste contromisure. Ecco come possiamo difenderci.

Vorrei iniziare avvisando subito gli scettici (quelli che credono ancora che sia un facile allarmismo) di saltare subito alla fine dell’articolo e leggersi prima la documentazione indicata nei riferimenti. Tornerete convinti, ve lo promettiamo, e forse anche un po’ preoccupati. Forse la giusta preoccupazione è necessaria per mettere in atto le indispensabili contromisure che vi elencheremo più avanti. Prima però lasciateci spiegare, molto semplicemente, le cose come stanno: i telefonini cellulari emettono radiazioni e, queste radiazioni provocano dei danni al corpo umano, alcuni noti, altri meno. Semplificando, possiamo dire che il nostro corpo è attraversato da microonde prodotte e ricevute dal telefonino e queste provocano un surriscaldamento anomalo dei tessuti. I danni noti sono quelli all’apparato riproduttivo, dal momento che questo surriscaldamento provoca infertilità. I danni meno noti sono quelli provocati ai tessuti, in generale e, nello specifico, al cervello. Il problema principale è l’effetto “microonde”.

Le necessarie premesse

Come tutti i problemi, non certamente soltanto di natura elettromagnetica, anche per parlare di questo argomento è necessario inquadrarne bene gli estremi. Cerchiamo, quindi, adesso di capire quali sono le radiazioni coinvolte da questo tipo di dispositivi.

Per fare questo, prima di tutto è importante stabilire il range di frequenze di interesse. I principali sistemi coinvolti in questo genere di comunicazioni sono GSM, GPRS, UMTS, Wi-Fi, Bluetooth e pertanto le radiazioni coinvolte sono comprese in un range di frequenze che va da 800 MHz fino a 2.5 GHz.
Il Bluetooth, inoltre, può funzionare anche appena al di sotto delle, cosiddette, UHF (acronimo di Ultra High Frequencies), ovvero tra 5,65 GHz e 5,88 GHz.

A questo punto è fondamentale ricordare un’altra nozione: la frequenza di risonanza dell’acqua è intorno a 2.4 GHz (2450 MHz, per la precisione).

Il motivo per cui è importante ribadire questi concetti, richiamare questi valori e fare molta attenzione a quanto essi siano confrontabili tra loro, sta proprio nella definizione del fenomeno fisico “risonanza”.

Come certamente tutti sapete, si tratta di un fenomeno fisico che riguarda un sistema oscillante che viene sottoposto ad una sollecitazione periodica di frequenza pari proprio a quella dell’oscillazione caratteristica del sistema stesso. Tale fenomeno è associato alla struttura del materiale di riferimento piuttosto che dell’intero sistema.
Le “conseguenze” del fenomeno sono note grazie al più classico e tragico degli esempi, utilizzato in tutte le facoltà in cui si studi fisica: il Ponte di Tacoma.
Sono, altresì, certamente noti alcuni esempi del fenomeno della risonanza, come quella acustica, elettrica ma soprattutto armonica, che si manifesta nel moto armonico forzato sia in presenza sia in assenza di smorzamento, nei sistemi reali più “canonici” ovvero la molla ed il pendolo a piccole oscillazioni.
Studiare ed, in un certo senso, valorizzare il concetto di risonanza è certamente la chiave per comprendere tutti gli aspetti fondamentali di questo problema di compatibilità elettromagnetica, venirne a capo ed identificarne e delinearne ogni suo aspetto.

Una questione di numeri

Per discutere di questo argomento è anche fondamentale lavorare su un dato: la diffusione dei telefoni cellulari.

Un elemento che potremo utilizzare a questo scopo è il risultato di un’indagine condotta dall’Osservatorio Smau (School of Management) del Politecnico di Milano. Si tratta di un’interessante ricerca di mercato riguardante la diffusione dei dispositivi tecnologici e dei servizi online in Italia, che cerca anche di fare delle stime per il prossimo futuro.
L’osservatorio riporta “Le stime per il 2012 sul mercato italiano” che “parlano di oltre 32 milioni di Smartphone, 2,5 milioni di Internet Tv e 2,9 milioni di Tablet che cresceranno rispettivamente a quasi 50 milioni, 11 milioni e 12 milioni nel corso del 2015”.

Altro dato che possiamo citare e che sarà certamente utile a questo scopo è lo studio condotto da comScore. In questo caso, sono stati analizzate cinque diverse piazze (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) allo scopo di meglio comprendere l’andamento su questi mercati di prodotti come gli smartphone e dispositvi per telefonia mobile più in generale. Gli utenti smartphone, si legge, sono passati da circa 98 milioni (dato dell’Ottobre 2011) a 131.5 milioni in un anno, ovvero un incremento del 35%. Sempre secondo questo studio, l’Italia risulta penultima per penetrazione (51.2%) ed ultima per trend di crescita. Essa, tra le cinque piazze analizzate, dimostra un tasso inferiore al 10% (nello specifico il 9.1%).
Questo suggerisce che più di un italiano su due, a tutto il 2012, abbia uno smartphone.
C’è da tener presente, però, che prima dell’era di questi nuovi telefoni cellulari, erano già stati messi in commercio, già dal 2009, diversi modelli che prevedevano la possibilità di connettersi alle reti Wi-Fi.

Certo, questi elementi di indagine andrebbero incrociati con il dato sulla disoccupazione, sul reddito reale medio, con il potere d’acquisto, con l’inflazione, con il PIL ed ancora con l’evoluzione di una vecchia indagine ISTAT (datata Dicembre 2011) che spiegava che la diffusione dei telefoni cellulari su territorio italiano è di 1,3 elementi pro-capite ma ci sembrano più che sufficienti per iniziare a riferirci a proporzioni endemiche.

Un argomento appassionante

In passato, anche su queste pagine, ci siamo molto occupati di questi temi, ci siamo già fatti alcune domande in merito a queste questioni.
Più in fondo, in questo articolo, troverete alcuni riferimenti a temi già trattati, ad articoli in materia ed a documentazione varia. La cosa che più ha interessato tutti i suoi lettori sono stati i potenziali effetti negativi in termini non soltanto di dati comprovati ma anche di, eventuali, paure infondate. Nel passato abbiamo avuto discussioni molto sviluppate, come potete vedere dai commenti. La domanda fondamentale che tutti si sono fatti è: quali sono i rischi? Ma soprattutto, quali di questi sono reali e quali, invece, solo leggende metropolitane?
Come tutti gli studiosi, gli appassionati, le persone desiderose di sapere, tutti noi siamo alla caccia delle informazioni più utili.
La comunità scientifica ha, a tutt’oggi, diverse frecce al suo arco, diversi studi in corso. Ciò che c’è di definitivo, di stabilito e certo è la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che il 31 maggio 2011 ha stabilito in via definitiva che “il telefonino può causare il cancro!”.
Il fatto che la più alta espressione della cultura medica al mondo abbia deciso di pubblicare una sua disposizione in merito a questo argomento è la dimostrazione che oggi non si può più ignorare per nessun motivo che c’è un problema che rischia di diventare ben più che endemico.

C’è da dire che il nostro bisogno di informazione viene, talvolta, confuso anche dagli addetti ai lavori: a far da portabandiera tra tutti è Umberto Veronesi, un nome che certamente tutti noi conosciamo. La sua storica posizione in materia risulta piuttosto controversa, talvolta anacronistica e dal sapore leggermente oscurantista. Nonostante, infatti, nel mondo tanti medici, biologi, ingegneri, fisici e studiosi, facendo tesoro delle loro conoscenze nelle più disparate branche della scienza, si stiano tutt’oggi adoperando (muovendosi con eroico stoicismo tra grandi difficoltà per la mancanza di finanziamenti e finanziatori trasparenti) per cercare una risposta a questa domanda, uno dei medici considerato valido in questo paese, dimostra delle idee curiosamente in controtendenza.

Anche sul sito della fondazione che porta il suo nome si legge che l’abbinamento tra telefoni cellulari e cancro sia frutto di mera disinformazione. Questa posizione non risulta da una sua dichiarazione, è vero. D’altronde, il professore, non ha mai fatto mistero di quali siano le sue posizioni in materia. A differenza di altri studiosi, affannatamente in attesa di poter rilasciare dati conclusivi, è diventata storica la sua dichiarazione alla trasmissione “Un giorno da pecora”, un programma che va in onda su Radio 2: “Non credo che i cellulari facciano molto male, possono dare un lieve aumento della temperatura a una piccola parte dell’apparato cerebrale, ma senza effetti importanti”.
Ciò che di tutto questo appare straordinariamente curioso è che la trasmissione è andata in onda nel novembre 2011, ovvero dopo nemmeno 6 mesi da quella posizione espressa dall’OMS.

A differenza di Veronesi, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ignora affatto che l’effetto termico non sia l’unico ad aver un ruolo in questo genere di situazioni. Ciò che gli scienziati non conoscono ma che stanno disperatamente cercando di studiare sono gli effetti, cosiddetti, “non termici”.

Si tratta di alterazioni funzionali, disfunzioni derivanti dall’esposizione. Alcune ipotesi riguardano il fatto che la trasmissione degli impulsi nervosi sia alterata, se non addirittura interdetta, altre, invece, riguardano la stabilità delle strutture cellulari. Il fenomeno della risonanza, infatti, potrebbe, sotto queste stimolazioni, inficiare la struttura stessa delle membrane, causandone il disfacimento. Il rapporto causa-effetto è ben lungi dall’essere definitivo ma quello che gli scienziati stanno cercando di ottenere sono prove e dati incontrovertibili.

E per uguale motivo, se da un lato il professor Veronesi ha ragione quando dice che “di ricerche ce n’è mille”, dall’altro il rischio concreto è che la ricerca venga fatta per fini poco trasparenti.

Tutti noi conosciamo benissimo la storia del tabacco!
Quando le multinazionali del tabacco sono rimaste schiacciate dal fatto che i giornali hanno cominciato a dare diffusione alle paure della gente riguardo al fatto che il fumo potesse causare cancro, esse non hanno esitato un attimo ad imbastire improvvisati ed improbabili laboratori di ricerca, che “iniziassero” decine se non centinaia di studi con lo scopo esplicito di ingannare l’opinione pubblica fornendo prove certamente non scientifiche ed artefatte al solo scopo di dimostrare che non solo il loro prodotto non poteva danneggiare la loro salute ma quasi che potesse far del bene.

Vogliamo davvero permettere che accada di nuovo? Io penso proprio di no. E allora? Che possiamo fare noi? Per esempio, continuare a leggere.

Le conclusioni di quanto detto finora sono, probabilmente, la parte più importante secondo noi: qui di seguito vi forniamo le linee guida per correre meno rischi possibile!

10 consigli utili per ridurre l’esposizione del nostro corpo alle radiazioni dei cellulari

1 – La scelta

Il modello di telefono cellulare che scegliete deve rispettare, prima di ogni altro requisito, i criteri imposti dalla comunità europea e dalla FCC. Scegliere un cellulare sulla base della quantità di radiazioni alla quale vi espone è il primo significativo passo verso la risoluzione del potenziale problema cui andrete certamente in contro.
Tutti noi conserviamo ed utilizziamo il telefono cellulare vicino al corpo, lo usiamo non rispettando la distanza minima (consigliata) indicata esplicitamente sul manuale.
Giriamo per i negozi che ci propongono etichette con le caratteristiche dei cellulari in cui parlano di tutto meno che del SAR (acronimo di Specific Absorption Rate, ovvero il Tasso di Assorbimento Specifico).
Sarà certamente capitato a qualcuno (a me per primo!) di telefonare ad un’assistenza di un’azienda che vende telefonini e di sentirsi rispondere dall’operatore “scusi, non ho capito: cos’è il SAR?!”
Oggi come oggi questa cosa non è ammissibile! La prima cosa che dovete cercare di un telefono è sicuramente il SAR!
Chiedetelo! Esigete di saperlo PRIMA di prendere in considerazione il vostro modello di telefono!
I rivenditori, e troppo spesso anche le aziende, non informano sufficientemente sull’importanza di questo indicatore!
Chiedete che sia visibile sull’etichetta in vetrina e, se non c’è, chiedete di poter consultare direttamente il manuale del dispositivo!
Questa indicazione è troppo spesso nascosta in fondo al manuale, poco prima dell’indice analitico, se c’è.
Tenete presente che i moderni Smartphone hanno indici leggermente più alti rispetto ai vecchi telefoni e tendenzialmente tutti noi abbiamo abbonamenti in cui utilizziamo la connessione 3G (quindi siamo praticamente sempre connessi).
Chiedete di sapere il più possibile e pretendete solo modelli di telefoni cellulari che questo indice lo abbiano al di sotto di 0,7 W/kg.
Sono stato piacevolmente sorpreso dallo scoprire che un modello di telefono cellulare che mai avrei pensato avesse un basso valore di SAR, invece, ha dimostrato il più basso che io abbia mai visto: al di sotto addirittura di 0,4!
Io mi sono “accontentato” di un valore pari a 0,475.
State attenti e cercatelo perché grazie a questo semplice, piccolo indicatore potrete scoprire quanti telefoni cellulari sono stati realizzati in maniera tale da stare realmente attenti alla questione della salute.

2 – L’auricolare e il vivavoce!

Il secondo consiglio che vogliamo darvi è: utilizzate l’auricolare! Preferite utilizzare l’auricolare non soltanto per sentire la musica oppure ascoltare la radio ma anche per effettuare delle telefonate; eventualmente (se volete valutarne l’acquisto) comprate un software che installi un motore di riconoscimento vocale, ovviamente per tutti cellulari che possono usufruire di tale funzionalità. Cercate di utilizzare l’auricolare il più possibile. In alternativa utilizzare il vivavoce, che ormai quasi tutti i telefoni integrano, è una buona modalità di utilizzo che ne permette l’allontanameto naturale dal corpo!

3 – Si, ok, l’auricolare. Ma quale?

Il terzo suggerimento deriva direttamente dal secondo. Preferite l’auricolare con il filo e non quello Bluetooth! Il Bluetooth è un protocollo di comunicazione davvero interessante. Permette la realizzazione interfacciamento di diverse periferiche alla distanza massima prevista da una scrivania. È stupendo. Tecnicamente impeccabile. Ciò nondimeno si tratta di una tecnologia senza fili che utilizza tecniche di modulazione ad impulsi a frequenze vicine a quella di risonanza dell’acqua e pertanto PUÒ costituire un problema.
Solitamente, tutti coloro che utilizzano l’auricolare Bluetooth non utilizzano soltanto per effettuare LA telefonata oppure per dare IL comando vocale di turno ma collegano l’auricolare al cellulare e poi quasi dimenticano di avere l’auricolare vicino all’orecchio. Questo espone il soggetto non soltanto alle radiazioni causate dalle comunicazioni che effettivamente avvengono tramite l’auricolare ma anche a tutte quelle che l’auricolare ed il telefono cellulare si scambiano come segnali di controllo quando l’auricolare non è effettivamente in uso. Privilegiate, quindi, l’auricolare col filo.
Penso vi sarete accorti che praticamente tutti i modelli di cellulare all’interno della confezione contengono almeno un auricolare col filo. Non è assolutamente un caso!

4 – Spegnete tutti i sistemi che non state utilizzando!

Non è soltanto una questione di “risparmio energetico” oppure di “efficienza energetica” ma una questione di esposizione e di dosimetria. Quando non sono in uso, spegnete i sistemi wireless di tutti i tipi: dal GPS al Bluetooth, dal Wi-Fi al 3G. Vale per i cellulari UMTS ma anche per tutti gli altri. Teneteli spenti il più possibile, se non li state usando.
Al di là del fatto che ne guadagnerà la durata media della batteria ed il tempo di vita della stessa, sarete meno esposti (ma soprattutto meno inutilmente) ad una dose di radiazioni quanto meno non indispensabili.

Da adesso, i prossimi consigli saranno, invece, prevalentemente mirati a buone pratiche d’uso, e ve ne accorgerete subito.

5 – Tenetelo lontano dal corpo!

Nelle ultime pagine del manuale, insieme all’indicazione del SAR, viene spesso specificato che il telefono cellulare non deve mai essere tenuto in diretta prossimità dell’orecchio ma ad una certa distanza consigliata minima. Seguite sempre questa indicazione. E, se possibile, cercate anche di aumentare questa distanza.
Se il telefono cellulare avrà un buon altoparlante, vorrà dire non soltanto che sarà un telefono cellulare di qualità ma un telefono pensato per aiutarvi a rispettare questa buona norma.
Ecco, avete anche un’altra indicazione sulla base della quale scartare un telefono che non vale!

6 – Occhio alle telefonate!

Questo consiglio, in realtà, si compone di due parti.

La prima riguarda la durata: preferite fare telefonate brevi!
Maggiore sarà il tempo che passerete al telefono, maggiore sarà la quantità di radiazioni a cui sarete esposti. Cercate di effettuare telefonate più brevi possibile. Troppo spesso, telefonate che superano i cinque minuti sono, in realtà, telefonate in cui non ci si scambia più “informazioni” e quindi, tecnicamente, sono assolutamente inutili. Cercate di ottimizzare i tempi limitando la durata della telefonata a non più di un minuto di conversazione e, nel frattempo, cercate anche di cambiare orecchio con il quale ascoltate.
E se proprio la persona con la quale dovete parlare è logorroica, seguite scrupolosamente il consiglio 2!

La seconda parte riguarda la cosiddetta “presenza di campo”.
Maggiore sarà la distanza tra il vostro terminale e la più vicina BTS, maggiore sarà la quantità di potenza che l’antenna dovrà emettere per cercare di “raggiungere” il ripetitore. Il risultato di questo è che voi sarete esposti ad una quantità di radiazioni maggiore.
Cercate, quindi, di telefonare solo quando siete in presenza di un “buon” segnale.
E, se possibile, prima di comprare il telefono cellulare, informatevi: a parità di modello ed a parità di operatore telefonico, com’è la copertura nella zona in cui tendenzialmente state di più? Com’è la sua copertura a livello nazionale? Ed altrettanto chiedetevi per l’estero (se vi serve!).
In questo modo sarete in grado di essere sempre esposti direttamente ad una quantità di radiazioni minore.

7 – Preferite gli SMS!

La tendenza odierna dell’utente medio è quella di utilizzare il servizio di messaggistica integrato in un client, magari multipiattaforma, vedasi Nimbuzz, Whatsapp, Trillian e così via dicendo. Cercate prevalentemente di utilizzare, invece, i più canonici SMS. La comunicazione dura meno tempo, si tratta di impulsi tipicamente più brevi ma soprattutto hanno costi di gestione molto contenuti (ovviamente dipende dall’operatore!).

8 – Il sonno è  sacro!

Per nessuna ragione al mondo addormentatevi o permettete ai vostri figli di addormentarsi col telefono sul cuscino!
È una pratica abbastanza diffusa, ahinoi, tra gli adolescenti. Rimanere al telefono con il/la legittimo/a fidanzatino/a fino a quando il primo dei due non si addormenta.
Oltre ad un discorso di costi (che in realtà in questa sede ci interessa poco) c’è il grandissimo problema che la quantità di radiazioni cui si sarà sottoposti è ininterrotta ma soprattutto ingiustificata!

9 – Spegnetelo quando non è in uso!

Il telefono cellulare rimane tipicamente accesso, per molti di noi, anche per tutta la notte. Anche se noi stiamo dormendo. E talvolta, anche se lo stiamo ricaricando! Questo non ha alcun senso non soltanto da un punto di vista energetico, e certamente non soltanto perché questo diminuisce la qualità delle prestazioni del telefono ed anche la vita media dell’apparecchio ma perché genera un’esposizione, anche se minima, ad una dose di radiazioni che non sono assolutamente necessarie.

10 – Mai prima dei 16 anni!

Io non sono un medico, sono un dottore in ingegneria. Però quel poco di medicina e di biologia che ho studiato mi ha permesso di venire a conoscenza del fatto che man mano che il bambino cresce e diventa adulto la struttura ossea si rinforza e si consolida per via del fatto che le strutture cartilagine (dove opportuno!) vengono ad essere sostituite da strutture ossee più robuste, resistenti e solide.
Questa solidità costituisce una più ottimale struttura schermante nei confronti di questo tipo di radiazioni. Pertanto, più tardi il giovane adulto entrerà in costante contatto con il telefono cellulare, meno danni potenziali deriveranno dall’esposizione alle radiazioni.

Siamo ai saluti

Noi speriamo, di vivo cuore, di aver suscitato della curiosità, di essere riusciti a fare informazione e di aver stimolato tutti coloro che hanno un telefono cellulare (secondo le statistiche ISTAT di qualche tempo fa in Italia ne esistono 1,7 pro capite!) a prestare maggiore attenzione ad una serie di tematiche.
Dall’igiene personale fino alle buone maniere.
Perché la verità è che l’informazione, la cultura e la preparazione sono realtà che partono dal dubbio, dalla voglia di sapere. Però troppo spesso siamo così poco informati che non siamo capaci di farci venire dei dubbi. Ecco, se leggendo questo articolo vi saranno venuti dei dubbi, allora avremmo avuto successo.

 

Riferimenti ed altre letture interessanti:

Puntata de “Le Iene” sul tema

Ancora da “Le Iene”

Ridurre le esposizioni

Report sulle radiazioni

È possibile ridurre le radiazioni?

Col cellulare cuociamo il nostro cervello?

La conferma ufficiale: il cellulare può provocare il cancro!

SAR e normative

Provvedimento sulle radiazioni

Cellulari e apprendimento

Cellulari e fertilità

I telefonini provocano il cancro

La Tesi di Laurea di Pietro Boccadoro

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  1. nicola.fabbri.35 10 aprile 2013
  2. nicola.fabbri.35 10 aprile 2013
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  15. Antonello Antonello 16 aprile 2013
  16. Antonello Antonello 16 aprile 2013
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  18. Giorgio B. Giorgio B. 16 aprile 2013
  19. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 16 aprile 2013
  20. esmog.it 6 novembre 2013
  21. Giorgio B. Giorgio B. 23 aprile 2013
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