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Un compressore microfonico - 1

UN COMPRESSORE MICROFONICO

Collegato tra il microfono e l’amplificatore, mixer o trasmettitore, impedisce la saturazione tenendo il livello dell’audio entro un range ottimale di dinamica, sia che si parli vicino o lontano, sia alzando o abbassando la voce. Il tutto grazie ad un solo integrato della Motorola, oltretutto in SMD, per un montaggio miniaturizzato da sistemare dove volete.

Per sua natura e per l’utilizzo che se ne fa, il microfono in molti casi diventa difficilmente trattabile, perché riprendendo dal vivo suoni e rumori che lo circondano genera un segnale ad alta dinamica, la cui ampiezza può variare da poche frazioni a diverse decine di millivolt, e questo crea non pochi problemi quando lo si deve poi amplificare o registrare su nastro o in dispositivi digitali di memoria di massa (EEPROM, dischi magnetici, CD). La forte escursione tra un lieve sussurro ed un colpo di tamburo o la voce potente di un tenore, portano, all’uscita della catena di amplificazione, ad avere un livello di segnale spesso insostenibile, tale da mandare in saturazione spesso e volentieri gli stadi di ingresso dei registratori, i nastri magnetici, oppure i finali di potenza e le stesse casse acustiche.

Per non parlare delle trasmissioni radio, nelle quali più che in ogni altra applicazione diventa indispensabile avere un livello minimo garantito senza oltrepassare un’ampiezza limite, oltre la quale si verifica la sovramodulazione che porta non solo ad invadere i canali vicini, ma anche ad un pessimo ascolto, distorto e troppo forte.

Lavorando con i microfoni, specie quelli magnetici di buona qualità, è quindi importante se non determinante tenere sotto controllo il livello d’uscita, fare in modo che la catena di amplificazione garantisca un segnale abbastanza forte da coprire i rumori e comunque non troppo da far distorcere: nella pratica, usando circuiti a guadagno fisso (statico) l’unico modo per evitare problemi è usare microfoni a bassa dinamica, che però non sono il massimo, e oltretutto non è detto che questo basti; in alternativa ci si deve moderare cercando di parlare sempre alla stessa distanza e con il medesimo tono di voce, il che rappresenta un sacrificio ed una serie di limitazioni.

L’alternativa è affidarsi ad un amplificatore dinamico, cioè capace di variare il proprio guadagno in funzione del livello sonoro in modo da mantenere più o meno costante l’ampiezza in uscita: insomma un dispositivo dotato di AGC (Automatic Gain Control, ovvero controllo automatico del guadagno). Quello proposto in queste pagine è qualcosa del genere, anzi meglio: si tratta del classico compressore microfonico della dinamica, un circuito che agisce controllando non il segnale di uscita, ma direttamente quello di ingresso: diversamente dall’AGC, che campiona il livello uscente e modera il coguadagno, il compressore misura l’ampiezza all’ingresso e fa in modo di mantenere quella di uscita entro una gamma accettabile.

Nel nostro caso per raggiungere lo scopo ci siamo affidati ad uno dei migliori prodotti disponibili sul mercato, un integrato della Motorola che abbiamo già avuto modo di incontrare perché è stato usato nella microspia professionale pubblicata nel fascicolo n. 25: l’ MC33111, un chip che da solo svolge tutte le funzioni, e che si trova anche in versione SMD, (quella che usiamo noi...) quindi permette di realizzare dispositivi tanto piccoli da poter essere ospitati un po’ ovunque.

 

 

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