Home
Accesso / Registrazione
 di 

Un compressore microfonico - 2

Un compressore microfonico

Se date un’occhiata ai disegni ed alle fotografie del prototipo vi potete rendere conto di quanto sia piccolo il compressore: così può prendere posto ad esempio all’ingresso di un piccolo trasmettitore radio, o nel contenitore di un mixer o di un registratore a cassette, insomma in quasi tutti i dispositivi che usano il microfono, nonché persino all’interno di uno di essi. Ma bando alle chiacchiere e andiamo a vedere da vicino il dispositivo, in modo da scoprirne i segreti.

Lo schema elettrico ci conferma quanto già accennato, evidenziando inequivocabilmente la semplicità dell’insieme: praticamente sta tutto dentro l’MC33111 (U1) e i pochi componenti passivi esterni servono a completare le sue sezioni. Il dispositivo può funzionare in due modi: trasparente, quindi senza alcun intervento e con guadagno fisso; compresso, intervenendo sul guadagno per tenere il range dinamico all’uscita entro 30 dB. L’MC33111 dispone di uno stadio di ingresso differenziale localizzato tra il piedino 7 ed il 6 (uscita), che serve per dare una prima amplificazione al segnale; un secondo stadio dal funzionamento analogo ha per ingresso invertente il piedino 9 e come uscita il 10.

Seguono due amplificatori a guadagno variabile, uno che fa da compressore vero e proprio (attenuatore) e l’altro che funziona invece da espansore. Ciascuno dei circuiti agisce diversamente in funzione del livello del segnale che riceve: il riferimento è a 100 mVeff. e quando il segnale scende al disotto di questo lo stadio provvede ad amplificarlo fino a raggiungere appunto i 100 millivolt; viceversa, se il livello del segnale microfonico eccede tale valore, lo stadio a guadagno variabile diviene attenuatore, e lo limita, cercando di tenerlo entro i 100 mV. Per dare un’idea più chiara del funzionamento del dispositivo diciamo che la sezione a guadagno variabile può operare entro un arco di 30 dB, attenuando il segnale che riceve fino a 40 dB (100 volte) o amplificandolo di 20 dB (10 volte) rispettivamente se l’ampiezza di questo è maggiore o minore dei 100 millivolt efficaci di riferimento.

Il tutto serve per comprimere la gamma dinamica entro una fascia di 30 dB. Applicando il principio al nostro circuito vediamo che suoni e voci deboli determinano certamente segnali di ampiezza inferiore a 100 mVeff. all’uscita del secondo stadio differenziale; la sezione di compressione a guadagno variabile non interviene fino a che il livello non diviene di 20 dB inferiore, allorché amplifica il segnale ricevuto, portandolo almeno al valore di soglia di -20dB (10 mV). Se l'ampiezza del segnale microfonico, una volta amplificato dall'operazionale di ingresso ed applicato all’ingresso del compressore, è tale da essere contenuto tra 100 e 1000 mVeff., la relativa sezione a guadagno variabile non amplifica nulla perché il segnale minore è a -20 dB (entro il limite inferiore) mentre quello più forte arriva a 0 dB.

Vediamo adesso cosa accade se invece il segnale del microfono è troppo forte, caso più frequente quando si ha tra le mani un microfono particolarmente sensibile che magari maneggiato o sbattuto involontariamente contro qualcosa, determina un livello davvero eccessivo per le normali catene di diffusione sonora; l’MC33111 provvede a limitarlo per quanto possibile, in questo modo: quando il microfono produce un segnale che all’ingresso (piedino 3) della sezione di compressione determina oltre 100 millivolt, interviene limitandolo a +10 dB, ovvero ad un massimo di 316 mVeff.

 

 

Scrivi un commento all'articolo esprimendo la tua opinione sul tema, chiedendo eventuali spiegazioni e/o approfondimenti e contribuendo allo sviluppo dell'argomento proposto. Verranno accettati solo commenti a tema con l'argomento dell'articolo stesso. Commenti NON a tema dovranno essere necessariamente inseriti nel Forum creando un "nuovo argomento di discussione". Per commentare devi accedere al Blog

 

 

Login   
 Twitter Facebook LinkedIn Youtube Google RSS

Ultimi Commenti