Home
Accesso / Registrazione
 di 

Un compressore microfonico - 3

compressore microfonico

L’intervento è possibile fino ad un segnale di 1 Veff. al piedino 3, oltre il quale il compressore attenua comunque di 20 dB, ma non riesce a tenere 100 millivolt alla propria uscita. Ma questo è un problema che esiste più sulla carta che nella pratica, dato che difficilmente un microfono magnetico ha una gamma tanto estesa (ad un certo punto si limita da solo) e anche ammettendo di avere, per dire, 80 dB la massima escursione del livello d’uscita potrebbe essere da 1 a 10000, quindi ad esempio da 0,1 a 1000 mV, o da 0,5 mV a 5V.

Passiamo adesso al circuito vero e proprio e vediamo che avendolo realizzato espressamente per interfacciare microfoni e quindi dispositivi a basso livello, e considerato che gli stadi a guadagno variabile (compressore ed espansore) funzionano con ampiezze dell’ordine di 100 millivolt, il primo amplificatore ha un guadagno dell’ordine di 20÷22 volte, stabilito dal rapporto R3/R2 (470/22 Kohm).

Utilizziamo anche il secondo stadio (differenziale anch’esso) il cui ingresso non invertente è al piedino 9 e l’uscita al 10: quest’ultimo ha un guadagno regolabile manualmente tra 2 e circa 50 volte, il che permette un’amplificazione complessiva regolabile tra un minimo di oltre 80 ed un massimo di circa 1000, più che sufficiente per ogni condizione.

Il trimmer posto sul secondo stadio serve a centrare il livello normale di uso del microfono, in modo da far sì che parlando ad una distanza media e con un tono di voce discreto l’ampiezza del segnale all’ingresso dell’unità di compressione sia più o meno al centro della gamma dinamica, ovvero a -5dB (circa 65 millivolt). Questo permette di lasciare il massimo margine di elaborazione del livello, cosicché in presenza di suoni e rumori più deboli l’oscillazione è minima mentre, ad esempio, alzando la voce, il compressore può agire fino a forti livelli tenendo il picco a +10 dB praticamente in ogni condizione di lavoro.

Si noti che entrambi gli amplificatori di ingresso funzionano in modo invertente e i loro piedini noninvertente sono polarizzati internamente con metà della tensione di alimentazione del chip. Inoltre sappiate che il dispositivo è predisposto per essere pilotato da microfoni magnetici ed electret: per questi ultimi è stato previsto un minimo di polarizzazione, che si applica chiudendo il dip-switch DS1; usando l’electret, passivo o amplificato (meglio in questo caso...) bisogna connetterne a massa il negativo ed al C1 l’elettrodo positivo, cosicché R1 lo può alimentare correttamente.

Il piedino 10 dell’U1 è l’uscita del secondo operazionale, e da esso il segnale amplificato viene applicato all’ingresso della sezione di compressione della dinamica, che fa capo al piedino 3; il condensatore C3 trasferisce il segnale e blocca la componente continua dovuta alla polarizzazione dell’operazionale stesso (l’uscita di questo è normalmente ad un potenziale pari a metà di quello di alimentazione, come quella del primo stadio). Procedendo nell’esame dello schema vediamo che il segnale uscente dal compressore della dinamica si preleva dal piedino 2 dell’MC33111, dal quale giunge ai capi di uscita tramite l’elettrolitico C5, messo per disaccoppiare in continua e lasciar transitare soltanto l’audio.

 

 

Scrivi un commento all'articolo esprimendo la tua opinione sul tema, chiedendo eventuali spiegazioni e/o approfondimenti e contribuendo allo sviluppo dell'argomento proposto. Verranno accettati solo commenti a tema con l'argomento dell'articolo stesso. Commenti NON a tema dovranno essere necessariamente inseriti nel Forum creando un "nuovo argomento di discussione". Per commentare devi accedere al Blog

 

 

Login   
 Twitter Facebook LinkedIn Youtube Google RSS

Chi è online

Ci sono attualmente 4 utenti e 58 visitatori collegati.

Ultimi Commenti