Corso di programmazione per microcontrollori ST626X. Quarta parte 1/4

microcontrollori ST626X programmazione

Nelle precedenti puntate abbiamo descritto la parte hardware e software dell’ST626X Starter Kit. Con questo sistema di sviluppo abbinato ad un Personal Computer è possibile programmare i nuovi microcontrollori della SGS-Thomson, l’ST6260 e l’ST6265.

Diamo ora un’occhiata dall’esterno ai due microcontrollori e osserviamo la configurazione dei pin dell’ST6260 che dispone di un contenitore dual-in-line da 20 pin e dell’ST6265 che è racchiuso in un dual-in-line da 28 pin. Contenitore a parte, questi due chip sono identici, hanno internamente la stessa CPU, una memoria perfettamente uguale e condividono lo stesso set di istruzioni software. Durante tutto il Corso tratteremo questi chip allo stesso modo sia per la parte hardware che per quella software. Dovremo solo tener presente che il micro più piccolo, l’ST6260, dispone di un numero inferiore di “porte”.

Per la precisione, nell’ST6260 il PORT B è composto da 6 piedini (PB0, PB1, PB2, PB3, PB6 e PB7, manca quindi il PB4 e il PB5), il PORT C è composto da 3 pin (PC2, PC3 e PC4, manca il PC0 e il PC1), ed infine il PORT A va all’esterno con 4 pin (PA0, PA1, PA2 e PA3, manca quindi il PA4, il PA5, il PA6 e il PA7).

Nell’evidenziare la differenza tra l’ST6260 e l’ST6265 abbiamo parlato di “PORT” senza spiegare che cosa sono. Rimediamo subito dicendo che con questo termine indichiamo le linee, ovvero i pin, con cui il micro scambia informazioni con il mondo esterno. Questi terminali vengono spesso indicati come linee di ingresso o di uscita: di ingresso quando l’informazione transita dall’esterno verso la CPU, di uscita quando l’informazione va dalla CPU al mondo esterno.

I microcontrollori della SGS-Thomson dispongono di diverse linee di I/O (ingresso o uscita), l’ST6260 ne ha 13 mentre l’ST6265 ne ha 21. Ogni singola linea prende poi il nome della periferica di appartenenza, quindi, ad esempio, il pin numero 15 del micro ST6265 viene denominato PA3 poiché risulta internamente collegato alla periferica PORT A. Concludendo, il microcontrollore più piccolo ovvero l’ST6260 dispone di 4 linee (PA0, PA1, PA2 e PA3) collegate alla periferica PORT A, di 6 linee (PB0, PB1, PB2, PB3, PB6 e PB7) che fanno capo all’unità PORT B e di 3 linee (PC2, PC3 e PC4) che fanno capo alla PORT C, per un totale di 13 linee di ingresso/uscita. Il microcontrollore più grande, cioè l’ST6265, dispone di 8 linee (PA0, PA1, PA2, PA3, PA4, PA5, PA6 e PA7) collegate alla periferica PORT A, di 8 linee (PB0, PB1, PB2, PB3, PB4, PB5, PB6 e PB7) che fanno capo all’unità PORT B e di 5 linee (PC0, PC1, PC2, PC3 e PC4) che fanno parte del PORT C, per un totale di 21 linee di I/O.

Proseguiamo nell’analisi dall’esterno dei nostri chip con la descrizione degli altri pin disponibili, tenendo presente che il significato è identico per entrambi i chip pur essendo diversa la posizione esterna. Partiamo con quelli di alimentazione che vengono contraddistinti dalle sigle Vdd (positivo di alimentazione) e Vss (massa). A questi pin dovremo applicare una tensione stabilizzata, tipicamente 5 volt, ricordando di collegare anche un condensatore di disaccoppiamento con capacità compresa tra 0,1 e 1 microfarad. Proseguiamo con i pin siglati OSCin (oscillator input) e OSCout (oscillator output) che risultano internamente collegati ad un oscillatore che genera il clock di sistema.

microcontrollore_st6260_pinout

Quest’ultimo, che altro non è che un segnale ad onda quadra, provvede alla scansione degli eventi all’interno dei micro. Per il corretto funzionamento del micro dovremo collegare ai pin dell’oscillatore un quarzo o un risuonatore ceramico con frequenza di lavoro compresa tra 4 e 8 MHz. Dovremo anche connettere un condensatore con capacità compresa tra 12 e 22 pF tra il pin OSCin e massa, e un eguale condensatore tra il pin OSCout e massa. Bene, continuiamo con il pin siglato RESET che se portato allo stato logico 0 (coincidente con la massa) forza la CPU alla lettura della prima istruzione presente nella memoria programma.

Questo va normalmente collegato tramite una resistenza da 100 Kohm alla tensione positiva Vdd e attraverso un condensatore da 10 microfarad alla Vss (massa). La rete RC così realizzata forza, per qualche istante e solo all’atto della prima accensione, il piedino RESET al valore di 0 volt e conseguentemente permette al micro di partire correttamente andando a leggere l’istruzione numero uno.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

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