La cultura dell’Open Source

L'open source e la crisi

La cultura dell’Open Source per combattere la crisi, le potenzialità dei sistemi Open come modello da seguire ed opportunità da perseguire! Non è solo questione di risparmio, ma anche di rilancio dell’economia, ad esempio, puntando sulle risorse interne piuttosto che su licenze estere. Un modello economico vincente per chi riesce a portarlo avanti dinamicamente! EOS-Book ne è l’esempio sia come progetto che come risorsa utile per sviluppare altri progetti moltiplicando le opportunità in una struttura di fatto peer-to-peer.

La definizione di Open Source si è diffusa con l’avvento di internet e la nascita di software open source per poi allargarsi a molti altri settori, tra cui l’hardware open source. Nel corso degli anni si è spesso, erroneamente, associato il termine open source a gratis, ma non è così, o almeno non sempre. Infatti il principio base dell’open source non è la gratuità del prodotto (hardware o software che sia) ma la possibilità di vedere come è fatto e se, se ne hanno voglia e capacità, di migliorarlo.
Questa possibilità, grazie all’esplosione della rete, ha prodotto degli effetti domino di incredibili proporzioni, mai immaginabili prima, tanto è vero che anche la Nasa ha reso open source alcuni suoi programmi.
Immaginate di realizzare un software ed avere migliaia di persone sparse in tutto il mondo che lo testano e rilasciano versioni stabili, oppure di poter acquistare un qualsiasi prodotto con scheda elettronica e poterlo personalizzare e questo può valere per la lavatrice come per l’impianto antifurto!

Le potenzialità dell’Open Source sono enormi!

Ma non finiscono qui, infatti quasi tutti i prodotti open source sono gratuiti o acquistabili a fronte di micropagamenti. L’abbattimento dei costi è il primo effetto del coinvolgimento delle community, se un software può raggiungere migliaia, se non milioni di utenti, allora bastano pochi centesimi, o addirittura zero centesimi ciascuno per far produrre ricchezza agli sviluppatori.

Non voglio però addentrarmi ora nelle possibilità offerte dall’economia della rete con i nuovi modelli di business realizzabili, ma porre l’attenzione su come l’open source possa aiutare a combattere la crisi rilanciando l’economia interna!

Ubuntu (sistema operativo Linux) è sicuramente un esempio da quale partire, ma anche software applicativi come Open Office (insieme di programmi per scrittura, presentazioni e foglio di calcolo) o Gimp (programma di grafica) ma esistono tantissimi altri esempi validi di software open source.
Raspberry PI invece è un esempio vincente di hardware open source, infatti al modico costo di 29 euro è possibile avere un Computer! Si, una scheda pc-all-in-one al quale basta aggiungere solo mouse, tastiera e monitor (o televisore). Il sistema operativo e la maggior parte dei software applicativi sono gratis e open source! Senza dubbio una rivoluzione e non solo nel campo consumer, ma anche nell’industrial, basti pensare ai costi dei pc industriali!

Fatta questa introduzione, credo doverosa per chi non si occupa di open source, vediamo come tutto questo possa aiutare veramente a produrre crescita, innovazione e sviluppo.

Con i costi presentati sopra è doveroso approfondire il discorso, soprattutto per i webmaster e le software house ancora legate al vecchio modello di business: realizzare da soli un portale base e poi personalizzarlo per i vari clienti.

Alcune di queste aziende vedono il modello open source come una minaccia, invece che come una opportunità, proprio perché il costo zero iniziale rischia di sminuire il proprio lavoro. Ma non è così, perché è dovere del venditore proporre delle offerte e, discrezione del cliente scegliere la migliore per il suo budget. Se ad esempio il cliente necessita di una installazione base, si potranno applicare i costi di cui sopra, bassi certo, ma l’azienda avrà lavorato solo un paio d’ore.
Mentre poi il vero business potrà essere implementato nelle personalizzazioni, quindi nella creazione di nuovi moduli che svolgeranno le specifiche funzioni richieste dal cliente. Attenzione non stiamo parlando di milioni di euro per fare un modulo, ma con budget di qualche migliaio di euro è possibile realizzare praticamente qualsiasi tipo di ottimizzazione e personalizzazione, anche perché l’azienda potrà basarsi su moduli simili, che essendo open source potranno essere modificati e poi sull’aiuto di una vastissima community che si dedicherà sicuramente a risolvere eventuali problematiche, gratuitamente, molto spesso! (Quest’ultimo punto si è trasformato nel tempo e quindi questa affermazione non è più scontata come un tempo, vedremo semmai in un prossimo articolo questa evoluzione)

L’Open Source come risposta alla crisi

Un altro esempio sono i sistemi operativi, Linux è l’unico che non ha bisogno di pagare una licenza, semmai di essere supportato da dei mini corsi, che possono tranquillamente essere svolti dai nostri giovani laureati, sempre più spesso in cerca di occupazione.
E’ essenzialmente un problema culturale. Poniamo un caso estremo, l’amministrazione pubblica è ormai abituata ad usare un tipo di software e non gradisce cambiare anche per motivi semplici, come il posizionamento delle voci del menu… ebbene con un software open, questo si può modificare! Quindi invece di pagare la licenza per 10.000 postazioni relativa all’aggiornamento (ad esempio) si può incaricare una software house italiana di fare quella modifica che sicuramente costerà una frazione del costo dell’aggiornamento di tutte le licenze, ed inoltre i soldi saranno rimasti in Italia!

Penso ormai sia evidente che il Pil aumenta (anche se oggi va piu di moda dire lo spread diminuisce) se aumentano le esportazioni, ma aumenta anche se diminuiscono gli acquisti “esteri” a favore di prodotti interni. Certo in Italia non ci sono produttori di tablet che possono competere con i colossi Americani e Coreani, ma una scelta responsabile verso un sistema open, si, quella possiamo farla, in modo che una percentuale di questo mercato possa rimanere in Italia, magari a favore di una startup, la stessa startup software che con quei fondi, un domani potrebbe investire nell’hardware e realizzare un tablet competitivo in Italia.

Tutto questo sopra potrebbe essere sintetizzato con una sola parola: crescita!

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27 Comments

  1. alex272 22 luglio 2013
  2. illupo89 22 luglio 2013
  3. illupo89 22 luglio 2013
  4. IvanScordato Ivan Scordato 22 luglio 2013
  5. Emanuele 22 luglio 2013
  6. illupo89 22 luglio 2013
  7. illupo89 22 luglio 2013
  8. veseo 22 luglio 2013
  9. veseo 22 luglio 2013
  10. illupo89 22 luglio 2013
  11. veseo 22 luglio 2013
  12. illupo89 22 luglio 2013
  13. slovati 22 luglio 2013
  14. veseo 22 luglio 2013
  15. IvanScordato Ivan Scordato 22 luglio 2013
  16. IvanScordato Ivan Scordato 22 luglio 2013
  17. Emanuele 23 luglio 2013
  18. Piero Boccadoro 27 luglio 2013
  19. Piero Boccadoro 27 luglio 2013
  20. Piero Boccadoro 27 luglio 2013
  21. Piero Boccadoro 27 luglio 2013
  22. Piero Boccadoro 27 luglio 2013
  23. IvanScordato Ivan Scordato 27 luglio 2013
  24. Piero Boccadoro 28 luglio 2013
  25. Piero Boccadoro 28 luglio 2013
  26. Piero Boccadoro 28 luglio 2013
  27. lucaleo 29 luglio 2013

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