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Decoder per radiocomandi - 4

Decoder per radiocomandi

Bene, detto questo non c’è molto da aggiungere sul circuito; notate solo la presenza del diodo D2, posto in serie alla linea di alimentazione a 5 volt di tutti i led: serve per evitare che la caduta di tensione che si verifica su ciascuna uscita quando sta a livello alto, a causa della corrente erogata ai led b, divenga tale da far accendere involontariamente anche quelli superiori (led a).

Infatti i led richiedono diversi milliampère e in tali condizioni l’1 logico di ogni uscita del microcontrollore può ridursi da 5 a meno di 4 volt: in tali condizioni se gli anodi dei led “a” fossero sottoposti anch’essi a 5 potrebbero accendersi, sia pure debolmente; abbassando invece di altri 0,7V (la caduta del diodo D2...) il potenziale della linea di led, ogni anodo si trova al massimo a 4,3 volt, ed il rischio è praticamente nullo, perché per accendere i vari LD1a, LD2a, ecc. occorrerebbe che ogni uscita del PIC16F84 fornisse a livello alto circa 3 volt.

Ancora due cose: il circuito si alimenta con una pila da 9 volt e comunque con una tensione continua di valore compreso tra 9 e 15 volt, dopodiché il regolatore integrato U2 (7805) riduce il tutto a 5V stabilizzati con i quali funzionano il microcontrollore e l’intero ibrido RF290A; la cosa non dà problemi perché ogni modulo ricevente Aurel funziona tranquillamente anche con soli 5 volt, tanto non serve avere quella gran sensibilità perché la prova di un radiocomando si effettua a breve distanza. Infine, notate la rete del quarzo Q1, che fornisce il clock per tutte le funzioni del microcontrollore U1.

REALIZZAZIONE PRATICA
E passiamo adesso alla parte pratica vedendo come costruire e mettere a punto il tester/identificatore di radiocomandi. Per prima cosa bisogna preparare la basetta stampata sulla quale montare poi quei pochi componenti che occorrono: allo scopo basta seguire la traccia del lato rame illustrata a grandezza naturale in queste pagine, facendone una copia su carta da lucido o acetato per ricavare la pellicola da fotoincisione. In ogni caso, qualunque sia la tecnica usata, una volta inciso e forato lo stampato iniziate a montare le resistenze e i diodi al silicio (i led dopo...) badando alla polarità di questi ultimi, quindi lo zoccolo da 9+9 piedini per il microcontrollore, cercando di posizionarlo con la tacca di riferimento rivolta come indicato nella disposizione componenti di queste pagine.

Per il modulo ibrido ricevitore, volendo avere la massima flessibilità con la possibilità di cambiarlo di volta in volta per provare trasmettitori operanti sia a 300 che a 433,92 MHz, conviene infilare e saldare dei connettori a strip con passo 2,54 mm, oppure delle strisce di contatti tagliate da uno zoccolo abbastanza grande: insomma, fate una specie di zoccolo adatto ad ospitare i moduli ibridi della serie RF290A Aurel. Montate poi tutti i condensatori, avendo particolare cura per quelli elettrolitici, ed il quarzo, quindi il regolatore 7805 che va posizionato come indicato nella disposizione componenti illustrata in queste pagine.

Infine infilate uno ad uno i 24 led rossi, orientandoli ciascuno come visibile nel solito disegno e rammentando che l’elettrodo di catodo è quello che sta dalla parte smussata del contenitore; teneteli possibilmente tutti alla stessa altezza e dritti, in modo che possiate racchiudere il circuito in un contenitore di dimensioni adeguate lasciandoli sporgere.

 

 

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