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Dialogo a due voci sui fenomeni del Web 2.0

Web 2.0 Social Network

Da sempre poeti e filosofi si sono occupati dell'emozioni, ad esempio il filosofo francese Cartesio (“Le passioni dell'anima”,1649) distinse le azioni che dipendono dalla volontà da quelle soggette al corpo come impressioni, sentimenti ed emozioni che appartengono invece allo “spirito degli animali”. Affrontando così il legame fra cervello ed emozioni Cartesio scava un solco sempre più profondo fra pensiero e sfera emotiva scindendo l'uomo fra razionale ed irrazionale.
Una delle prime teorie fisiologiche sulle emozioni venne formulata nel 1884 dallo psicologo e filosofo americano William James in un articolo sulla rivista Mind intitolato “What is an emotion?”.

ANDRES: Riprendendo il titolo dell'articolo di William James ne approfitto per chiederti:”che cosa sono le emozioni?”

SAMANTHA:Le emozioni sono la linfa che scorre in ogni azione o comportamento umano, arricchiscono la nostra vita dandole il sapore che altrimenti non avrebbe. Come sostiene Giacomo Rizzolatti, “neuroscienziato e coordinatore del team di scienziati di Parma, scopritori dei neuroni specchio”, non possiamo pensare di limitare le nostre azioni solo al semplice afferrare per portare alla bocca o per spostare. Il motore delle emozioni, anche se spesso non ci pensiamo, influenza le nostre scelte per 80%, il resto e' razionalità.

ANDRES: Non a caso il neuroscienziato portoghese Antonio Damasio cercherà di dimostrare attraverso lo studio di casi clinici che le emozioni, al contrario di quanto credesse Cartesio, fanno parte integrante dei processi decisionali.


"Nelle ere della meccanica, avevamo operato un'estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell'elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio" .
Marshall McLuhann, "Gli strumenti del comunicare", Il Saggiatore 2008

ANDRES: Il sociologo canadese McLuhann sosteneva che con i nuovi media abbiamo esteso il nostro sistema nervoso centrale a tal punto da abbattere ogni barriera spazio-temporale.
Credi che questa estensione , avvenuta anche grazie ai Social Networks, abbia cambiato il modo di trasmettere le emozioni? Ma anche di percepire noi stessi?

SAMANTHA: Le emozioni possono essere positive o negative, costruttive o distruttive, gradevoli o sgradevoli a seconda di ciò che le causa e delle situazioni in cui la persona si trova.
Le persone da sempre, sentono la necessita' di condividere le proprie emozioni, di comunicarle agli altri e di farne motivo di scambio.
Il sociologo Morace sostiene che le emozioni rappresentano "motivo di scambio se non addirittura un dono".
Oggi, ancor di più con l'avvento dei social network, si e' passati da una modalità privata di esperire emozioni ad una modalità pubblica.
La possibilità di condividere con chiunque e in qualunque momento il proprio stato d'animo e' facilitata dalle piattaforme sociali che consentono l'interazione tra due o più individui abbattendo i limiti di spazio e tempo.

ANDRES: In un mondo iper-connnesso, soggetti ed oggetti diventano nodi,reti e collegamenti e l'idea di Sé cartesiano come isola soccombe a favore di un Sé relazionale o nelle parole del filosofo francese
Jean-Francois Lyotard:“il sé è poco,ma non è isolato, è coinvolto in un tessuto di relazioni più complesse e mobili che mai”.

SAMANTHA:Nella rete la propria identità e' frutto delle nostre scelte e dei desideri e non deriva dalla nostra posizione sociale.
Puo' essere aggiornata, modificata in ogni momento, in questo modo gli utenti hanno la possibilità di esplicitare se stessi; Siamo liberi di essere noi stessi ( o chi ci pare in alcuni casi) ma siamo liberi, liberi dai dogmi e dai ruoli sociali che ogni giorno appena apriamo gli occhi iniziamo a rispettare.

ANDRES: Il passaggio fra modalità privata a pubblica di comunicare le emozioni a cui accennavi prima, mi ricorda molto il filosofo francese Jean Baudrillard quando sostiene che i nuovi media hanno commesso il “delitto perfetto” uccidendo la realtà.
Credi che i SN abbiano ucciso le emozioni?

SAMANTHA: Ora i Social Network sono il mezzo di comunicazione per eccellenza, le emozioni impregnano i Social Network se ci pensi si condividono moltissimo emozioni attraverso link, tweet, stati ecc.
Le emozioni sono una fonte di informazioni per comprendere gli utenti, le loro personalità, i loro comportamenti ecc. Ma se abbiamo questa molte di dati interessanti a mio avviso dovremmo avere anche strumenti che ci aiutino a recuperarle sia a livello quantitativo che qualitativo tali informazioni.

ANDRES: Quali strumenti si usano? E con quali finalità?

SAMANTHA: La mole di dati che si possono ricavare dai Social Network e' davvero molto vasta e raccoglierla in toto per analizzarla sembra quasi una prerogativa per le diverse discipline che analizzano e lavorano con il Web 2.0, come per esempio il marketing.
Tutte queste informazioni possono esserci utili per capire quali sono le tendenze, le percezioni, gli affetti e le emozioni degli utenti che entrano in contatto.
Molti progetti di ricerca sono stati effettuati con lo scopo di trovare le metodologie migliori che potessero aiutare a raccogliere piu' dati possibili.
Negli ultimi anni hanno avuto una forte crescita e un uso diffuso tecniche come la Web Intelligence, Opinion Mining e Sentiment Analysis.

ANDRES: ..Sentiment Analysis?

SAMANTHA: Con la Sentiment Analysis e' possibile effettuare una scansione di una vasta gamma di commenti degli utenti, individuando parole positive o negative che si ripetono e che sono riferite al prodotto o all'evento che si sta osservando o considerando.
L'incrocio tra analisi statistiche, analisi semantiche e interpretazione del linguaggio scritto (sintassi, ripetizione di keywords, modi di dire ecc.) possono aiutarci a fare previsioni sulle preferenze che possono avere gli utenti.

SAMANTHA: La teoria del Flow dello psicologo Mihaly Csikszentmihalyi (1991) sottolinea che la qualità dell'esperienza vissuta durante lo svolgimento di un'attivita' quotidiana rappresenta il principio guida che indirizza i processi di attenzione, favorendo in questo modo la ripetizione di determinate azioni che si considerano stimolanti e appaganti.
Tali esperienze vengono definite dall'autore "flow experience", ossia esperienze ottimali, nelle quali tutto si svolge in armonia con le nostre decisioni.
Il flow e' uno stato che presuppone passione, creatività ed il pieno coinvolgimento delle migliori abilita' della persona.
In questa cornice il soggetto che vive l'esperienza ottimale possiede alti livelli di presenza ossia, la sensazione di essere all'interno dell'ambiente reale o virtuale e la capacita' di mettere in atto intuitivamente nell'ambiente le proprie intenzioni.

L'esperienza ottimale dipende direttamente da chi la compie, non solo perché si e' protagonisti di quello che si sta facendo ma, anche, perché si e' talmente coinvolti nell'attività al punto che si vive una alterazione temporale e i bisogni primari-fisiologici vengono accantonati, proprio perché si arriva ad una immedesimazione totale nel compito.
Alcune recenti ricerche hanno dimostrato che le esperienze ottimali oltre ad essere presenti nella vita quotidiana, nello sport o sul lavoro, potrebbero essere una delle motivazioni che spiegherebbero in parte, cosa spinge le persone a crearsi un profilo su Facebook, piuttosto che Twitter e di mantenere ogni giorno una vita online.

ANDRES: Dall'esperienza di Flow dipenderebbe quindi anche il successo di un Social Network?

SAMANTHA: Sicuramente in parte sì, il grande successo dei Social Network sembra in parte racchiuso nel legame tra flow experience, presenza sociale ( la capacita' di essere con altri all'interno di un ambiente reale o virtuale) e interazione.
Tale legame presentato anche il professor Giuseppe Riva porterebbe il soggetto che vive una esperienza ottimale a ripeterla in quanto produce piacere e soddisfazione; inoltre se ad essa si associano livelli alti di presenza sociale, di condivisione di pensieri, emozioni, attivita' ecc., che si esperiscono all'interno di una relazione, come nel nostro caso all'interno delle reti dei Social Network, sara' piu' probabile sia che l'interazione vada a buon fine, sia che il comportamento venga ripetuto nel tempo, in quanto gratificante.

Dr.ssa Samantha Bernardi
Psicologa, perfezionata in psicopatologia forense
Socio Ordinario e Responsabile del Dipartimento Scienze della Personalità e Social Network di Integrational Mind Labs

Durante il suo percorso di studi ha maturato un'interesse per le emozioni che l'ha spinta ad approfondire il tema attraverso studi e ricerche.
Dalla Psicopatologia Forense, passando per la Psicologia Clinica è approdata di recente anche nel mondo del Social Media Marketing, comprendendo sempre di più che le emozioni sono la parte intangibile
che ognuno di noi possiede per poter colorare ogni giorno le pagine della propria vita.
Lo stimolo e la sfida che piu' di ogni altra cosa oggi muove il suo animo e' targata FreEmotion Labs, di cui il nome dice gia' tanto e noi crediamo possa condurci a risultati sempre piu' interessanti per il panorama scientifico.

Andres Reyes

Integrational Mind Labs (Iml)
Socio Junior e Vice-segretario
http://integrationalmindlabs.it/
Come aderire:
http://integrationalmindlabs.it/iml-adesioni.html

Per approfondire

Bernardi,S., Pennati,A., Social network: personalità digitale e stili di affiliazione , Brainfactor:Rivista Online di neuroscienze, 2012

Bernardi,S., Pennati,A., Emozioni e socialità virtuale: ossimoro o realtà fuzzy, Brainfactor:Rivista Online di Neuroscienze, 2012

Damasio, A., L'errore di Cartesio, Adelphi, Milano, 1995

Cartesio,R., Le passioni dell'anima, Bompiani, Milano, 2003

Csikszentmihalyi M., Flow: The psychology of optimal experience. New York:
Harper & Row, Publishers. 1991

Riva, G., Social Network, Il Mulino, Bologna, 2008

Rizzolatti, G., Sinigaglia, C., So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006

 

 

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ritratto di Emanuele

Social networks

Farei alcune considerazioni a supporto della discussione/intervista.

Il Social Network per eccellenza (Facebook) è nato con una precisa idea: permettere a tutti gli studenti del College di "sbirciare" negli album fotografici degli amici (e non).

Le emozioni che vengono sprigionate nei social network sono molto più profonde e viscerali di quelle che nella vita quotidiana la codardia e l'inibizione limitano.
Assocerei il fenomeno agli epiteti che vengono lanciati dagli automobilisti quando sono al sicuro all'interno della propria auto. Faccia a faccia con il contendente le esternazioni sono sottoposte a limiti razionali ben più ristretti.

Infine, ultima riflessione, relativa a Twitter. Il successo di quest'ultimo è dato dalla rapidità e sintesi di comunicazione, esplosa poi con il "mobile".
Tutto si abbrevia, tutto si sintetizza.... tutto in 140 caratteri (meno di un sms standard).

Ognuna di queste tre caratteristiche apre scenari diversi, relativi al voyeurismo e quindi voglia di trasgredire (?) relativi ai freni inibitori e quindi voglia di libero sfogo (?) e poi relativi alla sintesi e rapidità di comunicazione.... voglia di superficialità ?

ritratto di Samantha

Risposta

Grazie Emanuele per le sue riflessioni.
Condivido cio' che lei afferma, ho affrontato questi temi anche in miei precedenti articoli. I Social Network hanno avuto un grosso impatto sulla nostra vita e come ogni cosa, possono avere aspetti positivi e celare aspetti negativi. Oggi credo che chi lavora con l'individuo non possa trascurare un account Facebook, per esempio, perche' ci puo' dire moltissimo di una persona. Sono stati svolti molti studi in ambito psicologico che hanno come focus la personalita' degli utenti, i motivi che spingono le persone ad iscriversi ad un SN ecc. Da alcune di queste ricerche e' emerso un dato interessante: sembra che si sia piu' veri quando ci si esprime in Facebook, rispetto a quando lo si fa nella vita reale. 
Concordo con lei sul fatto che le emozioni che sono sprigionate nei SN siano molto piu' profonde e viscerali di quelle provate nella quotidianita', cosi' come sono anche meno presenti freni inibitori e gli utenti arrivano a dire cose che magari non direbbero se stessero guardando negli occhi quella persona. In rete si crea una sorta di ambiente unico, in cui non ci sono limiti di tempo, di spazio, di pensiero... Un luogo in cui ci si sente liberi di essere noi stessi.. Un po' come accade quando si parte per le vacanze e la localita' turistica scelta diventa un luogo in cui si stacca dalla quotidianita', dai ruoli sociali, dalle regole. Ma se tutto questo puo' avere aspetti positivi ne nasconde altri negativi. Le relazioni sociali hanno subito un forte cambiamento e se per molti aspetti i SN aiutano a rimanere in contatto con amici e conoscenti, dall'altro lato hanno fatto sfumare sempre di piu' tutta la dimensione che caratterizza un vero rapporto di amicizia, che si acquisisce nella comunicazione mediata dal corpo. Nello sviluppo dell'individuo questo aspetto e' molto importante, in particolare durante il processo di comprensione e apprendimento delle emozioni. Una carenza in questo processo potrebbe essere una delle cause di deficit nella dimensione emotiva- affettiva e della superficialita'.

 

 

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