Esperienze con vari tipi di antenne 1/3

Antenna Esperienze con vari tipi di antenne

Antenne. Esperienze con vari tipi di antenne: antenne a stilo commerciali, antenne a stilo multibanda risonanti.

Esperienze con vari tipi di antenne – Premessa

Quanto mi accingo a descrivere, sperando di far cosa utile ai molti colleghi OM che operano attualmente in portatile e mobile HF, ha una doppia valenza: nello stretto ambito radioamatoriale può essere interessante per chi va in ferie con la radio, per chi si dedica ai vari diplomi attualmente di moda (i Castelli, i Laghi e così via) e per chi semplicemente vuole fare prove pratiche. Nell’ambito invece della attività di Protezione Civile, di cui mi occupo da anni, quanto esporrò potrebbe rappresentare una serie di consigli a chi desidera equipaggiarsi in maniera adeguata e soprattutto cosa aspettarsi ­ in termini di risultati effettivi ­ dalle varie configurazioni descritte.

Antenne a stilo commerciali

Di tali tipi di antenne ne possiedo due. La prima è una “storica” attualmente non più sui listini, una multibanda 80-10 m a carichi intercambiabili manualmente, di lunghezza notevole per una antenna da mobile (ca. 3,10 m) e di fabbricazione indefinita: dico così perché la mia è marcata Hustler, ma per un certo periodo (quando ero in 5T) ne ho usata una esattamente identica acquistata a Las Palmas ma marcata Yaesu.

Per un caso della sorte acquistai la mia Hustler poco tempo prima del terremoto di Avellino, e quindi la prova sul campo fu prolungata ed assai esauriente: la montai sulla mia macchina di allora (una Citroen GS) sul portellone posteriore che era assai inclinato, ritenendo che la configurazione NVIS fosse in tal modo rispettata. La foto 1 è brutta, ma rende l’idea. Davo per scontato che la tecnica NVIS, che allora non era nota con questo acronimo, fosse a conoscenza di tutti mentre invece non lo era affatto, così come non lo è adesso: i relativi ” segnaloni ” con i quali fu possibile svolgere il traffico di emergenza da Lioni e da S.Angelo dei Lombardi verso le Prefetture interessate ­ in mancanza di ripetitori VHF scampati all’evento ­ furono l’invidia dei miei corrispondenti.

Anche la sede ARI di Milano, operata ricordo dall’allora I5 WWW Mimmo, mi chiese con cosa diavolo stessi trasmettendo: per la cronaca avevo solo un FT 7 B, 50 watt out quando la batteria era in palla. Tra l’altro a quei tempi ero IW, e dovetti operare in 40 ed 80 ­ oltretutto in mobile e portatile – col nominativo e col consenso del mio copilota, il mitico e purtroppo compianto Romano I5WTI: due ” tremende ” violazioni contemporanee dell’allora vigente regolamento, una sola delle quali poteva costarci la licenza.
Non successe niente solo perché intervenne l’On. Zamberletti col suo famoso decreto, seguito dal successivo conferimento all’ARI della medaglia di bronzo al valor civile. Pensate un po’ cosa si doveva rischiare, a quei tempi, per svolgere del traffico di emergenza a servizio della collettività: oltretutto come volontari, sul posto a nostre spese e senza alcuna delle tante provvidenze assicurative e dell’antenna che ne aggiusta l’impedenza di alimentazione, che come si sa per certe antenne corte e caricate è assai bassa e non certo vicina ai fatidici 50 W.

Montaggio della Hustler sull'auto

Foto 1 – TERREMOTO DI AVELLINO Montaggio della Hustler sull’auto

D’altra parte, per tener montato in permanenza sull’auto un qualcosa che funzioni decentemente e che non sia troppo ingombrante o vistoso, la Diamond mi sembra un’ottima ed economica soluzione.

Antenne a stilo multibanda risonanti
Anche in questo caso le antenne messe a confronto sono due, entrambe autocostruite diversi anni fa. La prima, ritirata fuori dalla cantina per le prove comparative, fu realizzata nei primi del 1997 e si è fatta nove missioni in Bosnia (assieme al sottoscritto): per questo la chiamo ” la mia T9 ” ed è stata a suo tempo descritta su R.R 2-98 (Una antenna per Ferragosto).

La lunghezza totale è di 3,30 m di cui circa 35 cm sono occupati dalla bobina di carico (con prese) posta non alla base ma a circa 1 metro più in alto dal punto di alimentazione: la parte superiore poi sfrutta un ancor più vecchio cimino in fiberglass, una antenna per le autoradio in uso negli anni 70. Alla base, per alzare un po’ l’impedenza, c’è una specie di autotrasformatore che ho scopiazzato da una soluzione di I1BAY a suo tempo illustrata sempre su R.R e riportata anche sul libro ” Le Antenne di Radio Rivista” a pag. 58 e segg.: tale autotrasformatore fa egregiamente il suo dovere, e consente non solo di evitare l’uso dell’accordatore ma anche di avere tutta l’antenna elettricamente a massa. Così come fu realizzata l’antenna copre gli 80, i 40 ed i 20 metri: altro non mi serviva, allora, per trasmettere da T9 e solo successivamente l’ho per così dire completata con i 15 ed i 10 metri, facendo di sana pianta un’altra base ma senza l’autotrasformatore.

diamond_PARTICOLARE_FISSAGGIO_carrozzeria

LA DIAMOND: PARTICOLARE DEL FISSAGGIO ALLA CARROZZERIA Non avevo alluminio di adeguato spessore, e così mi sono arrangiato. La base dell’antenna ­ su profilato quadrato di alluminio 35 x 35 ­ è costituito da due bocchettoni PL da pannello interconnessi.

PARTICOLARE_DIAMOND_ponticello_mobile

PARTICOLARE DELLA DIAMOND: IL PONTICELLO MOBILE Realizzato col sistema dell’antennina stilo, è assai pratico e veloce.

La seconda antenna è recentissima, acquistata prima dell’estate: è la Diamond HM 6, 185 cm. di roba assai ben fatta e ad un prezzo interessante. La risonanza sulle varie gamme (mancano purtroppo e ovviamente gli 80 metri, ma ci sono le WARC) viene ottenuta spostando il ponticello mobile (vedi foto 2), mentre la taratura fine avviene una tantum tramite il cimino d’estremità. Devo dire che i risultati sono ottimi in relazione a un radiatore così corto: 185 cm di cui circa 50 ­ posti nel mezzo ­ dedicati alla bobina con prese non possono certo far miracoli, specie in 40. Certamente ha aiutato molto il fatto che, memore di problemi già incontrati, non ho montato l’antenna sulla base magnetica per cui è fabbricata ma su un supporto autocostruito (vedi foto 3) connesso stabilmente alla carrozzeria (ossia alla massa) della mia eroica e paziente Fiat Marea SW.

D’altra parte, sia rispetto alla Hustler che allo stilo autocostruito che vedremo tra poco, la resa è inferiore anche di DUE punti S-Meter: è ovvio che è solo una questione di lunghezza fisica, mentre ci deve essere evidentemente qualcosa nella base

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