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Finale audio 350 watt 1/4

Finale audio 350 watt progetto open source

Avete deciso di cambiare amplificatore, magari con uno che vi dia qualche watt in più di quello che avete, e non sapete cosa scegliere? Beh, noi una soluzione l’avremmo, almeno se volete passare da un amplificatore da salotto di un tranquillo condominio ad un potente e versatile apparecchio per animare le feste più “chiassose”. Leggete e scoprirete il nostro nuovo finale hi-fi, un circuito con stadio di potenza (e sottolineiamo questa parola!) a mosfet per chi ama le emozioni forti...

Se dopo l’ultima festa in cantina o nel giardino della vostra villetta (fortunati, eh?) gli invitati hanno esclamato: “ma c’era la musica? Pensavo fosse la TV del vicino!” rispondete ... in musica: musica dirompente come quella che potrete fare ascoltare con oltre 350 watt a tutto volume! Come fare? Semplice, realizzando l’amplificatore che vi proponiamo: un tipo duro per gente dura. Scherzi a parte, il circuito in questione è uno dei più potenti amplificatori BF che si realizzano normalmente senza ricorrere alla struttura a ponte; può erogare oltre 350 watt R.M.S. su un carico di 4 ohm (circa 400W R.M.S. misurati ad 1 KHz su carico resistivo con tensione di alimentazione di ± 75 volt) e quasi 200 watt su 8 ohm.

E’ dunque particolarmente indicato per sonorizzare sale da ballo, piccole e grandi, e per realizzare box amplificati da utilizzare in discoteche e concerti al chiuso o all’aperto.

Basta completarlo con un semplice preamplificatore BF e con un alimentatore non stabilizzato capace di fornire da 65 ad 75 volt duali, ed è pronto al vostro servizio. L’amplificatore può essere pilotato dall’uscita di qualunque mixer o preamplificatore hi-fi, o direttamente dall’uscita di un lettore Compact Disc.

Insomma un circuito di un certo valore, che possiamo comprendere meglio analizzandone lo schema elettrico illustrato in queste pagine. Sostanzialmente è un classico, nulla di speciale: lo stadio di ingresso è il solito differenziale con generatore di corrente costante, gli stadi intermedi sono in configurazione ad emettitore comune (quindi ad alto guadagno) mentre quelli pilota -a collettore comune- forniscono i segnali in fase ai gate dei sei mosfet di potenza. Vediamo meglio la cosa: lo stadio d’ingresso, che è poi quello a cui arriva il segnale dal preamplificatore, è realizzato con tre transistor a basso rumore; si tratta di 2N3963, componenti usati spesso e volentieri in hi-fi per i circuiti a basso segnale. Li abbiamo usati anche noi per ottenere una prima amplificazione molto “pulita”, poiché trattando segnali di livello relativamente modesto, devono introdurre il minor rumore possibile; altrimenti si peggiora il rapporto segnale/disturbo di tutto l’amplificatore. Per gli stadi successivi la cifra di rumore dei transistor conta relativamente, poiché lavorano con segnali molto più ampi, tali che il livello del rumore diviene trascurabile. Gli stadi presenti dopo il differenziale ricevono il segnale che quest’ultimo ha amplificato notevolmente; più precisamente il solo segnale presente sul collettore del T2 pilota la base del T5.

Quest’ultimo amplifica a sua volta il segnale (è connesso ad emettitore comune) e lo passa alle basi dei transistor pilota T7 e T8. Notate che nell’amplificatore, per gli stadi intermedi e pilota, abbiamo impiegato le coppie complementari BF471 e BF472, invece dei tradizionali BD139 e BD140; il motivo di questa scelta sta nella tensione di lavoro (Vce) che per i BD139/BD140 è di 100V. Per erogare la massima potenza l’amplificatore deve essere alimentato ad almeno 70+70 volt e questa tensione i BD139/140 non la reggono; i BF471 e BF472 invece sopportano una Vce di 160 volt, quindi possono lavorare tranquillamente anche se l’amplificatore viene alimentato a ± 75 o a ± 80 volt, senza venire danneggiati. Solo lo stadio limitatore della corrente di uscita (T6) utilizza un BD139, dal momento che la Vce in questo caso non supera una decina di volt, sia in situazione statica che in regime dinamico (in presenza di segnale all’ingresso dell’amplificatore). A proposito di T6, notate che il collettore e l’emettitore sono collegati tra le basi dei transistor pilota, in modo da poterne controllare la polarizzazione: mandandolo maggiormente in conduzione, T6 sottrae corrente alla base del T7 convogliandola direttamente nel collettore di T5; diminuisce così anche la corrente di base del T8.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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