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Finale audio 350 watt 3/4

Finale audio 350 watt progetto open source

Progetto open source di un finale audio 350 watt. Notate che mentre quelli a canale P (2SJ162) hanno solamente la resistenza sul gate, quelli a canale N hanno ciascuno due condensatori: uno tra gate e drain ed un altro, di valore minore, tra gate e source. Questi condensatori servono a prevenire oscillazioni spontanee dell’amplificatore a riposo ed in presenza di segnale.

finale_audio_350watt_pcb

Servono solo sui mosfet a canale N perché sono quelli che, per ragioni costruttive (per ottenere le stesse caratteristiche un mosfet P deve avere il canale più grande dell’N, quindi inevitabilmente ha maggiori capacità parassite gate-source e gate-drain) hanno minori valori delle capacità parassite, quindi sono liberi di lavorare a frequenze maggiori dei corrispondenti a canale P.

Tutto ciò non è solo un fatto teorico ma l’abbiamo verificato durante le prove, allorché abbiamo optato per la disposizione dei condensatori sul gate dei 2SK1058. Il segnale di uscita dell’amplificatore viene prelevato dalle resistenze di source (resistenze inserite per compensare le differenze di amplificazione dei tre mosfet di ogni ramo) ed inviato ai punti “OUT” mediante una bobina di filtro ed un fusibile: rispettivamente L1 ed F1; la bobina serve a filtrare eventuali spurie ad alta frequenza che possono danneggiare i tweeter delle casse acustiche (i cross-over lasciano passare più facilmente le frequenze tanto più sono elevate).

schema_elettrico_alimentatore

Il fusibile serve invece a proteggere le casse stesse in caso di cortocircuito di uno o più finali dello stesso ramo, situazione che altrimenti determinerebbe una forte corrente continua negli altoparlanti. All’uscita dei 6 mosfet è presente la rete composta da R33 e da C13 che serve a compensare, anche se parzialmente, la rotazione di fase imposta al segnale di uscita dalle impedenze che compongono il carico; completa il circuito la resistenza R17, che fa parte della rete di retroazione. R17 porta al differenziale di ingresso una parte del segnale di uscita (l’ampiezza dipende dal valore di R13, che con R17 compone il partitore) limitando quindi l’amplificazione del segnale.

Il guadagno in tensione dell’intero amplificatore è stabilito quindi dal livello del segnale che viene riportato alla base di T2: più è alto, minore è l’amplificazione; va da sé che in pratica è il rapporto tra R17 ed R13 a determinare l’amplificazione del finale audio. Attualmente il guadagno del circuito è circa 30 volte, il che significa che per ottenere la massima potenza di uscita (corrispondente a circa 39 volt efficaci sul carico) occorre fornire all’ingresso del circuito un segnale di almeno 1,3 volt efficaci. Se vi sembra troppo o se il vostro preamplificatore fatica a raggiungere questo livello, potete ridurre il valore della R13 a 2,7 Kohm; così facendo la sensibilità in ingresso aumenterà a circa 1 volt efficace

alimentazione_finale_audio

REALIZZAZIONE PRATICA

Bene, sullo schema dell’amplificatore non c’é altro da dire, mentre dobbiamo cominciare il discorso riguardante la costruzione: diciamo subito che nonostante la notevole potenza in gioco l’amplificatore può essere realizzato da chiunque, a patto di dedicare alle varie operazioni un minimo di attenzione. In queste pagine trovate la traccia lato rame del circuito stampato che dovrete utilizzare per approntare la basetta; lo stampato va realizzato con la fotoincisione, in modo da ottenere il tracciato che abbiamo previsto; non modificate il percorso delle piste perché è facile che l’amplificatore entri in oscillazione con tutto ciò che ne consegue. Incisa e forata la piastra, controllate la qualità delle piste ed accertatevi che almeno quelle di potenza (alimentazioni, pista di raccolta delle resistenze di source dei mosfet...) siano integre e non corrose.

Quindi iniziate il montaggio dei componenti con le resistenze (prima quelle da 1/4 di watt) e il diodo 1N4148, che va inserito con la fascetta (catodo) rivolta verso R18. Le resistenze da 2 e 5 watt vanno montate lasciandole sollevate almeno un paio di millimetri dal circuito stampato in modo da migliorare la dispersione del calore durante il funzionamento. Completato il montaggio delle resistenze di potenza, inserite e saldate i due trimmer, quindi i transistor (attenzione alla polarità!) che vanno posizionati come indicato nel piano di montaggio; i mosfet vanno montati per ultimi. Sistemati i transistor, montate tutti i condensatori, facendo molta attenzione alla polarità di quelli elettrolitici. Inserite quindi il portafusibile e la bobina di filtro; quest’ultima dovete ovviamente averla prima costruita, avvolgendo 15 spire di filo di rame smaltato del diametro di 1,2÷1,3 millimetri.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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