La fluorescenza come metodo diagnostico

University of Texas Health Science Center at Houston

Il centro per la salute dell’università di Houston ha siglato un accordo per uno sviluppo finalizzato alla messa in commercializzazione di un nuovo dispositivo per l’imaging del sistema linfatico basato su mezzi di contrasto fluorescenti e telecamere.

Naturalmente a Houston nessuno pensa di rendere “colorato” qualcuno per evidenziare i suoi vasi linfatici, si tratterà infatti di realizzare delle iniezioni nell’ordine dei microgrammi di particolari fluorescenti che emettono luce a lunghezza d’onda molto vicina a quella della luce infrarossa. Ciò da qualche rassicurazione a chi ha già puntato il dito sulla nuova tecnica definita “potenzialmente pericolosa” in quanto sarebbe tutto da verificare il comportamento di tali fluorescenti all’interno del circolo linfatico, un apparato molto delicato per la funzione vitale di trasporto dei nutrienti in tutto il corpo.

Anche per la sua importanza e diffusione tuttavia il sistema linfatico è uno dei mezzi “preferiti” dai tumori per propagarsi, attaccando per fortuna con relativa lentezza ogni singolo linfonodo.Avere una mappa dunque di questo sistema ad alta precisione può diventare importante per studiare l’avanzamento del tumore e pianificare anche interventi chirurgici.

Inoltre dati in possesso al gruppo di Houston evidenziano come pazienti che hanno subito il trattamento chirurgico a seguito di patologia oncologica presentano una alta probabilità di aver danneggiato il sistema linfatico. Altro dato interessante è la presenza di una percentuale elevata di pazienti che dopo il trattamento chirurgico hanno presentato linfedema, ovvero un accumulo anormale di linfa in alcuni distretti anatomici, ciò porta a conseguenze molto gravi come la limitazione della funzionalità spesso di alcuni arti.
Qui intervengono le telecamere ipersensebili alle frequenze vicine a quelle dell’infrarosso, che possono offrirci una mappa abbastanza dettagliata del sistema linfatico anche se tra esso e la telecamera c’è la pelle. Si tratta di un approccio totalmente nuovo rispetto a quello fin ora seguito con l’imaging tramite Tomografia Computerizzata (CT) o la Tomografia ad emissione di Positroni (PET).

Fonte:medical news today

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  1. Francesco1971 21 luglio 2010

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