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Questo argomento contiene 10 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Nicolò 3 anni, 7 mesi fa.

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  • #57594

    Nicolò
    Membro

    Salve a tutti,
    stò lavorando a un progetto con un Pic16F628 della Microchip. Stavo pensando di alimentarlo con un regolatore lineare e 3V, che è il minimo richiesto nel datasheet. Ora cheido a voi se incorro in qualche problema alimentandolo a 3V esatti che è anche il minimo.
    Volevo chedervi anche se potete suggerirmi dei simulatori per computer per i pic.
    Per la creazione del circuito su una millefori dovrei acquistare lo stagno: che differenze ci sono tra il 60/40 e il 15/10?

    #69061

    Alex87ai
    Membro

    Rispondo al tuo primo quesito. Alimentare un microcontrollore con la minima tensione riportata sul datasheet significa porsi in una zona di borderline, cioè il tutto può funzionare ma se la tensione si mantiene perfettamente stabile sui 3V. Nel momento in cui, per effetto della scarica della batteria, la tensione di alimentazione dovesse scendere ulteriormente, ecco che allora il tuo microcontrollore inizierebbe a dare i numeri, e il primo blocco tra tutti ad andare nel pallore è proprio l’oscillatore interno. Inoltre, nel minimo dell’alimentazione, non ti puoi permettere assolutamente di avere un ripple sovrapposto ai tuoi 3V perché non hai nessun margine di reiezione del rumore sulle linee di alimentazione. Insomma, ti poni un po’ in una regione limite in cui il comportamento del tuo microcontrollore è totalmente incerto. Andare al di fuori dal range corner consigliato per la tensione di alimentazione svincola il produttore dalla responsabilità sui malfunzionamenti del loro device, lasciando all’utente l’onere di testare il funzionamento secondo le sue esigenze. Ti dico, per le applicazioni low power o low voltage esiste una linea di prodotti Microchip siglata XLP in cui l’alimentazione va da 1.8V a 3.6V, praticamente ciò che fa al caso tuo. Con il programma “free samples” messo a disposizione dalla Microchip per i progettisti, puoi addirittura ricevere gratuitamente a casa tua una campionatura con la quale fare i tuoi esperimenti (a me ogni mese arrivano minimo 12 IC della Microchip senza pagare un euro…;) )- Quindi, date le tue richieste di progetto, ti consiglio di migrare verso questa nuova famiglia di IC. Non ho controllato, ma è probabile che tu riesca a trovare anche il PIC16F628 in versione XLP. Dovresti consultare il sito http://www.microchip.com.
    Ritornando un attimo agli effetti che potresti riscontrare alimentando al minimo consentito, l’IC in queste condizioni risulta anche maggiormente sensibile alle variazioni di temperatura, e ancora una volta tali effetti li si riscontrano soprattutto a livello di oscillatore e quindi di frequenza di clock che non è più stabile.
    Per quanto riguarda i simulatori per i microcontrollori PIC, su internet ne girano di diversi, con altrettanto diverso grado di professionalità e completezza. Ovviamente, quasi tutti questi software (se non tutti) non sono free e necessitano di una licenza che nella versione base non è nemmeno così costosa se pensi a ciò che riescono a fare. Io ad esempio uso PROTEUS della Labcenter che oltre ad essere un software cad per la realizzazione di schematici e di PCB, ti permette di simulare tramite i modelli PSPICE dei componenti il circuito realizzato e in più ti da la possibilità di co-simulare il firmware del microcontrollore PIC interno al progetto. Praticamente disegni lo schematico con tutti i componenti che ti necessitano (la libreria è abbastanza forbita) compreso il tuo microcontrollore (non solo della Microchip, ma anche di tante altre case produttrici come Atmel, Philips, ecc…) e nelle proprietà di quest’ultimo vai a caricare il file .hex o meglio ancora il .cof (perché ti permette di fare il debug del firmware impostando breakpoint laddove ti serve e interagendo attivamente con la simulazione) lanciando successivamente la simulazione. Questo è il migliore che ti posso consigliare, sul sito ufficiale ne puoi scaricare una versione demo dove ti è negata la possibilità di salvare e stampare…

    #69062

    linus
    Membro

    Se ricordo bene, dovresti cercare nella serie LF corrispondente al tuo microcontrollore, la serie LF lavora solitamente tra tensioni comprese tra i 2V e i 3,3 V.

    Per il simulatore ti consiglio PIC SIMULATOR IDE della oshonsoft.com anche se ne esistono altri con maggiori funzionalità, poi dipende da cosa devi simulare.

    Questo è abbastanza semplice, gli dai in pasto il file in hex, generato dal tuo compilatore e hai subito la simulazione del programma, a cui puoi aggiungere dispositivi di ingresso e uscita dal PIC, è un po’ lento nell’esecuzione dei delay che dovresti testare sul campo o settettarli secondo l’esperienza sui PIC.

    Per lo stagno, l’indicazione 15/10 sta nella misura dello stagno ovvero riferito a 15/10 mm mentre l’indicazione 60/40 sta ad indicare le percentuali di stagno rispetto al flussante ivi contenuto.

    #69064

    Nicolò
    Membro

    Ringrazio Alex97ai per l’ottima risposta. Ringrazio anche linus per l’altrettanto utile risposta.
    Alex97ai mi serve un tuo aiuto dalla Microchip i campioni gratuiti sono completamente gratuiti oppure devi pagare la spedizione?
    Inoltre se acquisto l’uno o l’altro stagno(60/40 o 15/10) cambia qualcosa nella pratica oppure per saldare con un normale stagnatore su una millefori?
    Vi ringrazio ancora.

    #69067

    Alex87ai
    Membro

    Allora, per quanto riguarda i samples ordinabili dalla Microchip sono totalmente gratuiti, compreso nella spedizione (praticamente hai degli integrati che ti arriveranno direttamente a casa tua senza incaricarti di nessun’altra spesa…tutto completamente gratis… grandioso, vero? … e la Microchip non è l’unica azienda di componenti elettronici a portare avanti questo tipo di programma… anche la Maxim, Texas Instrument, Linear Technology, Analog Device ti inviano campioni gratuiti dei loro IC direttamente a casa senza pagare nulla anche in termini di spese di spedizione) e per averli non devi far altro che registrarti sul sito della Microchip e dal menù buy/samples raggiungibile dalla home page del sito ufficiale (www.microchip.com) vai a ricercare i componenti che ti necessitano ed evadi l’ordine specificando indirizzo di spedizione, la motivazione per cui ti occorrono quei componenti (questa informazione serve a loro per stilare delle statistiche sull’utilizzo dei loro device) e in generale informazioni di questo tipo che ti verranno richieste attraverso una procedura guidata di checkout dell’ordine. Quando fai la registrazione, potenzialmente le diverse email commerciali non vanno però ti dico che io mi sono registrato con libero e non ci sono mai stati problemi nel ricevere i samples. Nel form di registrazione, ti viene chiesta l’azienda per cui lavori… a quanto pare è un requisito fondamentale per andare avanti con la registrazione. Io ho riportato l’università presso cui sono iscritto dichiarando di essere studente. Ora non so che tipo di controlli possano essere avanzati su questo tipo di informazione, ma per dirti potresti anche inserire il nome del tuo ITIS, ad esempio, e dire di esserne studente… una volta che la registrazione è andata a buon fine, non avrai più problemi per l’ordine dei samples. Io conosco gente che pur essendosi laureata già da un po’ di anni, continua ad ordinare samples a nome dell’università inserendo però come indirizzo di spedizione quello di casa proprio (un po’ come faccio io)… e che io sappia non ci sono mai stati problemi, anche perché non pagando nulla non c’è nemmeno da fatturare qualcosa a nome di qualcuno, quindi mi sento di concludere che il fatto di dover inserire un’azienda o nel mio caso l’università presso cui studio, serva a loro per soli scopi statistici o per tenere traccia di quali siano le aziende e i relativi ambiti che fanno ricorso della loro tecnologia. Loro puntano alle aziende e all’università perché suppongono che l’ordine dei samples sia l’inizio di una collaborazione fissa tra queste e la Microchip, togliendo clienti ai concorrenti, e diciamo che in buona parte riescono nel loro intento…
    Per quanto riguarda la questione dello stagno, come linus ha avuto modo di spiegarti, il rapporto 60/40 sta ad indicare la percentuale di stagno su quella di piombo o di flussante (quando lo stagno per saldare conteneva ancora il piombo, il 40 rappresentava la percentuale di questo metallo sullo stagno) mentre 15/10 è un rapporto espresso in mm ed indica che il diametro del filo di stagno è 1.5mm. Secondo quanto ne so io, stagno con il piombo non se ne dovrebbe trovare più, quindi se trovi uno stagno 60/40 significa che è qualche rimanenza di magazzino, mentre 1.5mm di diametro non è di certo il filo di stagno più sottile che trovi in commercio. Se devi saldare dei componenti smd, rischi di buttarci troppo stagno sopra, mentre se devi saldare su millefori, va benissimo perché si suppone che andrai ad utilizzare componenti con piedinatura PDIP… spero di averti chiarito le idee..

    #69068

    Nicolò
    Membro

    Ringrazio nuovamente Alex89ai per le risposte ottime. ora ho le idee più chiare. Grazie

    #69070

    Alex87ai
    Membro

    Pic simulator ide è stato il primo simulatore per PIC che ho utilizzato per simulare i frimaware dei primi microcontrollori diffusi dalla Microchip, per intenderci la serie PIC16F spaziando dall’84A al 877. Le prime versioni del software permettevano esclusivamente di osservare i registri, la memoria dati e EEPROM e poi tramite una vista del componente, era possibile osservare quale pin configurato come uscita andava alto e quale basso. Si poteva interagire anche con gli ingressi e in particolare, se digitale accanto al pin sulla vista componente usciva un tasto on/off, mentre se analogico, tramite uno slide si poteva impostare la lettura da 0 a 1023 (converititori a 10bit). Col tempo, scoprendo Proteus, ho iniziato via via ad usarlo sempre meno ma ho visto che nelle ultime versioni sono stati aggiundi dei tool di simulazione come display LCD, 7 segmenti, tastiera a matrice, motore step by step, array di led e di pulsanti, analizzatore di protocolli UART,I2C,SPI e nella versione per 18F forse anche lo sniffer per i descrittori USB. Insomma, con un solo software è possibile configurare una vera e prpopria breadboard virtuale con su il proprio microcontrollore. L’unica pecca è che se il sistema è particolarmente complesso ed è multimicrocontrollore (più di un microcontrollore) con PIC SIMULATOR IDE non è possibile simulare l’interazione tra i due componenti, perchè è possibile simulare solo un IC per volta. Al contrario, Proteus, trattandosi di un vero e proprio simulatore circuitale, ti permette di utilizzare e simulare quanti microcontrollori si volgliono nello stesso progetto. Ovviamente, i costi di licenza tra i due software sono nettamente differenti, ma anche la completezza e la complessita degli stessi differiscono tra loro in maniera notevole. Poi se si vuole interfacciare un micro con altra logica di contorno, con Proteus si può simulare questa situazione, con Pic simulator ide no. Il differenza di calibro tra i due software è sostanziale.

    #69071

    Alex87ai
    Membro

    confermo che il PIC16LF628 è la versione low power del 628, quindi alimentabile con un minimo di 1.8V e più che adoperabile per i tuoi scopi. controlla però il datasheet del componente, perchè credo (anzi ne sono abbastanza sicuro) che ci sia anche una limitazione sulla corrente di uscita, che dovrebbe essere più bassa dei tipici 25mA per canale. Ma mi sbaglio, o il tuo intento è quello di realizzare un circuito alimentato tramite una batteria bottone tipo CR2032 o simili? Te lo chiedo perchè tempo fa, volendo realizzare un propeller clock con batteria montata sulla parte rotante dell’orologio, mi sono posto il tuo stesso problema e alla fine ho concluso che l’unica soluzione è optare per la serie LF dei microcontrollori Microchip.

    #69103

    sorex
    Membro

    Un piccolo chiarimento sulla lega saldante:
    60-40 indica il contenuto di stagno e di piombo all’interno della lega cioè 60% di stagno e 40% di piombo (quasi una lega eutettica) da non confondere col flussante che è un antiossidante contenuto all’interno del filo (si vedono delle piccole anime guardandolo in sezione).
    La funzione del flussante è di evitare che la lega portata alla temperatura di fusione si ossidi superficialmente impedendo una buona saldatura.
    Attualmente, secondo le ultime normative “lead-free” non si possono più utilizzare le leghe contenenti piombo per cui le industrie producono nuove leghe contenenti Stagno, rame, argento; comunque in commercio si trova ancora la lega Sn-Pb.
    Consiglio a Nicolò (se lo trova) di iniziare comunque con un filo di diametro 0,6 0,8 mm di una lega Stagno-Piombo perchè è molto più scorrevole, fonde a basse temperature, resta più lucido quindi è più adatto a chi deve iniziare ad imparare questa tecnica fondamentale per muovere i primi passi nel meraviglioso mondo dell’elettronica.

    #69137

    maurobul
    Membro

    Puoi usare tranquillamente un 60/40, fonde ad una temperatura inferiore del lead free. Io personalmente, e di millefori ne faccio molti, uso il Lead free Sn/Ag3/Cu della Winner. Mi trovo bene, consiglio… usa diametro 0,5 mm.

    #69140

    Nicolò
    Membro

    Ringrazio nuovamente tutti!

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