Home Forum VARIE RETI ANTISUICIDIO nella fabbrica degli IPAD IPOD Etc

Questo argomento contiene 4 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da Piero Boccadoro Piero Boccadoro 2 anni, 1 mese fa.

Stai vedendo 5 articoli - dal 1 a 5 (di 5 totali)
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    Articoli
  • #58681

    Emanuele
    Keymaster

    Questa è la sconfitta TOTALE della globalizzazione. Con questo modello di economia noi occidentali siamo destinati alla crisi perpetua!

    …. finche continueremo a comprare prodotti:

    NON Made in Italy
    NON Assembled in Italy
    NON Designed in Italy

    Voi che ne pensate???

    #71145

    Anonimo

    Avevo letto la notizia sul Corriere, cè da vergognarsi a possedere un ipad

    #71149

    Emanuele
    Keymaster

    Io ho visto il servizio al TG3 e poi letto l’articolo della ABCnews.

    Direi che il numero di violazioni ai diritti civili è direttamente proporzionale al numero di aziende che sposta la produzione nelle fabbriche asiatiche.

    Ma la colpa a mio avviso NON è dell’azienda che sposta la produzione, spesso per sopravvivenza. Il problema siamo noi che acquistiamo prodotti che provengono da quei paesi dove la qualità della vita è inferiore al nostro.

    E, pur avendo pagato di meno il prodotto (questo non nel caso Apple che va considerata a parte) e quindi soddisfatto un bisogno immediato (un acquisto che nella maggior parte dei casi butteremo da una parte dopo poco tempo) dobbiamo essere consapevoli che lo stiamo pagando con la rinuncia al futuro per un bambino povero o un lavoratore sfruttato

    http://it.emcelettronica.com/storia-delle-cose-subs-ita

    Ma se tutto questo non ci sfiora, c’è ancora un altra considerazione da fare, e questa piu diretta e che ci coinvolge pienamente: più prodotti compreremo da questi Paesi, più la differenza di qualità della vita, tra noi e loro, si appiattirà.

    Questa condizione è conosciuta ai più con il nome di CRISI…..

    #71150

    linus
    Membro

    Il male è nel sistema globale, poichè è questo sistema che ci è stato proposto come il migliore rispetto agli altri sistemi già provati dopo la fine della seconda guerra mondiale, ciò che sta succedendo è il fallimento del liberismo che purtroppo nessuno vuole comprendere o fa finta di non voler comprendere, si è visto in Grecia, ruberie o meno, il costo degli appartamenti si è quadruplicato da quando è entrato l’euro, molte aziende tedesche fra cui la Siemens ha fatto importanti investimenti sulle strutture greche che nè hanno aumentato il deficit. Anche se non lo dicono apertamente, ormai la Grecia è fallita, si tiene in piedi con manovre recessive per evitare il contagio. Il prossimo cadavere, o morto vivente, che si vuol dire, sarà il Portogallo e poi probabilmente toccherà a noi.

    La crisi nasce da chi specula a proprio favore senza guardare le persone e gli effetti su tutta la popolazione, e non ‘solo’ per l’acquisto di prodotti cinesi che rappresentano una piccola fetta di mercato per il consumatore, in quanto già molte fabbriche appaltano la produzione di componenti in Cina o in paesi dove il costo della manodopera è minore.
    Scriveva Gabriele Crescente: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.”
    Un articolo apparso su Milano Finanza, mesi orsono, ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani, dove dietro questa vi sono Mario Draghi, Mario Monti, Lucas Papademos e diversi altri nomi prestigiosi, ex della Goldman Sach.

    Ma è importante capire anche, visto l’aumento di molti prodotti alimentari in quest’ultimo mese, che ogni volta che acquistiamo un prodotto agricolo, circa la metà va al rivenditore, circa il 20% all’importatore e un altro 20% viene assorbito dai costi di trasporto, quindi se va bene al coltivatore rimane circa il 10%, così da poter toccare con mano, un esempio, dove un kg di arance viene pagato al produttore a circa 10/15 centesimi e sul mercato arriva a costare anche 2,30.
    Colui che ha lavorato la terra e si è impegnato concretamente per far crescere il frutto, resta una miseria. Evidentemente, il prezzo pagato dal cibo ai beni di consumo, è distorto.
    Il mercato non riesce a valutare con equità il valore del lavoro, i bisogni delle persone, le necessità delle generazioni future.
    E’ più che mai necessario cambiare i dogmi dell’economia liberista e riflettere concretamente sul valore delle cose e sul costo umano per produrle.

    Se il moderatori ritengono troppo aggressivo e politico questo post possono cancellarlo, ma credo che lavoro, politica ed economia siano legati e inerenti al titolo del post.

    #71848
    Piero Boccadoro
    Piero Boccadoro
    Partecipante

    In verità ci sarebbe da vergognarsi di tante cose…
    Cercherò però di dare una risposta ordinata (tenendo soprattutto conto di quello che ha scritto linus che mi sembra molto valido!) piuttosto che istintiva perché guardare questa immagine da sola non basta.
    Prima di tutto, ciò che uccide l’economia, prima italiana e poi globale, è la necessità sfrenata di massimizzare il profitto; questo è banale ma mi sembra piuttosto evidente che con la scusa che va “remunerato il rischio che l’imprenditore si accolla con la sua iniziativa”, industriale o meno, stiamo giustificando tutto questo e ne facciamo una ragione di Stato.
    Se queste reti, così come altre misure similari, esistono lo dobbiamo al fatto che non siamo capaci di dire “NO!”
    Poi c’è l’aspetto nazionale: noi italiani, tutti indistintamente ed in prima persona, siamo responsabili di tutto questo perché noi stessi abbiamo lasciato che i nostri imprenditori decidessero che fosse anti-economico e non produttivo assumere lavoratori italiani piuttosto che delocalizzare, scorporare, smembrare oppure spostare l’intera produzione, lavorazione e manifattura dei prodotti in Romania piuttosto che in Cina se non a Taiwan…
    E questo vale per i beni di consumo ma anche per i prodotti alimentari…
    Siamo noi italiani per primi che abbiamo distrutto letteralmente il “Made in Italy” perché vogliamo “pagare di meno” piuttosto che avere qualcosa di qualità. Il problema, infatti, sta nel fatto che non scegliamo consapevolmente qualcosa di migliore ma semplicemente di più economico. Il che, evidentemente, in sé non è un male ma parte del problema…

    Quindi quello che dice Emanuele non è del tutto sbagliato ma è, secondo il mio modestissimo e personalissimo parere, connivente se non corresponsabile. Non esisterebbe domanda senza offerta ma la verità è che non potrebbe esistere offerta senza che ci fosse sulla domanda quindi non nascondiamoci dietro un problema che assume le dimensioni dell’eterna questione se sia nata prima l’uovo o la gallina…
    Siamo tutti colpevoli!
    Nessuno escluso!
    Se non volete vederla così, pensate al problema delle armi in America: l’emendamento della loro costituzione che parla dello possibilità di avere un’arma viene strumentalmente considerato fuori dal tempo in cui è stato scritto. All’epoca l’intero territorio nazionale era completamente ricoperto di foreste abitate da animali che tipicamente possono aggredire l’uomo… Una situazione che semplicemente non esiste più da diverso tempo. Pur tuttavia si è insegnato agli americani che la necessità di avere un’arma esiste la possibilità di usarla è ragionevole. Su questo gigantesco fraintendimento, montato d’arte, nasce tutto il commercio che conosciamo bene…

    E non scandalizziamoci si succedono cose del genere perché la verità è che non c’è nessuna differenza tra questo e quello che tutti noi abbiamo scoperto della Nike negli anni 90…
    Ci siamo nascosti dietro un dito, pensando che tanto Adidas, Diadora, Fila, Puma e tutte le altre “fanno la stessa cosa” perché “sono tutti uguali” e allora, visto che tanto di scarpe avevamo tutti bisogno, abbiamo continuato a giocare a calcio con quei palloni, che tuttora grondano sangue, sangue di dita di bambini di otto anni che lavorano 16 ore al giorno per 1 dollaro scarso. Continuano a mettere le stesse scarpe tutti i giorni e così via dicendo…

    Non facciamo i moralisti, sarebbe ipocrita.
    E non crediamo di poterci assolvere dalla colpevolezza dell’aver comprato i prodotti: lo abbiamo fatto perché convenivano.

    Su cosa sia la crisi, poi, io vorrei che ci soffermassimo in maniera un poco più attenta perché quello che dice Emanuele non è sbagliato ma non è completo.
    La crisi non è semplicemente appiattimento delle condizioni di vita.
    Noi viviamo in un sistema che è stato teorizzato per essere perfettamente funzionante se tutti spendono e più la gente spende più il sistema funziona.
    In linea del tutto teorica, è perfetto!
    Dirò di più, non può finire mai…
    D’altronde tutto questo è evidentemente non più vero ma forse semplicemente perché ci siamo resi conto che queste ipotesi erano teoriche. Si trattava dell’ipotesi di caso migliore di dimensionamento di un sistema che si doveva ancora mettere in piedi. Ed evidentemente era il caso di immaginarlo come un sistema che avrebbe funzionato, altrimenti non lo avremmo mai costruito.
    Però, adesso che ce lo abbiamo per le mani, ci rendiamo conto che in realtà non funziona, che la capacità produttiva non è legata semplicemente ai fattori di produzione oppure alla gestione dei processi tecnologici ma c’è il problema dello sfruttamento delle materie prime, o più in generale dell’intero pianeta, nonché un imponderabile fattore, che poi tanto imponderabile non è, che pesa molto di più della possibilità che ha un imprenditore di comprare un macchinario, ovvero la qualità della vita a cui sono sottoposti i lavoratori.
    Tuttavia noi non andiamo verso uno scenario in cui la qualità della vita, o meglio la differenza della qualità della vita tra paesi, si va appiattendo o semplicemente peggiorano le condizioni per tutti ma andiamo verso uno scenario in cui le condizioni di vita di coloro che lavorano, indipendentemente da quanto al giorno, non possono ambire all’acquisto dei beni che producono.
    Ford, considerato tuttora dagli studiosi uno dei più grandi esponenti dell’economia così come la conosciamo oggi, è stato volutamente ignorato in alcuni degli aspetti che aveva voluto valorizzare. Diciamo che si è scelto di mettere la sordina ad alcune delle cose di cui si è fatto promotore e sostenitore.
    Ne cito solo uno giusto per far capire di che cosa sto parlando: i suoi operai percepivano compensi che gli permettevano di comprare le auto che producevano.
    Viceversa, in Cina, oggi, l’aspettativa del lavoratore medio è quello di poter mangiare e basta.

    Quando un lavoratore non può comprare il bene che produce si crea un divario sociale nettissimo tra chi può e chi non può (che, ovviamente, assomiglia molto a quello di cui parlava linus in precedenza) ed è questo che genera la crisi perché chi può oggi necessariamente non potrà domani (per il semplice fatto che ci saranno altri beni a cui lui non avrà accesso). Il che vuol dire che ci saranno sempre meno persone che potranno e così la ricchezza si sposta verso l’alto, o meglio verso i ceti alti…
    La società così come la stiamo costruendo oggi è fortemente verticista. Potete immaginarla come un triangolo isoscele con i lati uguali molto lunghi e l’angolo al vertice molto acuto.

    E fintanto che questa figura geometrica descriverà la situazione economica mondiale, la crisi non potrà che peggiorare.

    Come si risolve tutto questo? Se lo dicessi esplicitamente sarei “incolpato” di comunismo…
    Il che per me non sarebbe assolutamente un’offesa ma nell’immaginario collettivo è come se lo fosse…
    D’altronde, però, qualcuno dovrebbe spiegarmi che necessità ha la persona fisica di tre ville con piscina…
    In quante piscine contemporaneamente una persona fisica è in grado di essere presente?
    A quante piscine ambisce? E perché?
    Passi l’idea che la piscina rappresenta la realizzazione personale come risultato dell’impegno lavorativo profuso, voglio darla per buona…
    Ma perché tre?

    Ora, sostituire la parola piscina con quello che vi pare, tanto il concetto non cambia…
    Io vado personalmente convinto che l’idea di “comunismo” sia stata bollata come “pirateria” unicamente perché ci sono tante persone che hanno tanto interesse a poter fare tanti soldi sulle spalle di quante più persone possibili perché meno persone ci sono che possono comprare il bene che producono, maggiore è la quantità di denaro che si riesce ad accumulare nelle mani di una persona sola…
    E questo mi sembra abbastanza evidente perché rispetta semplicemente il principio per cui “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.

    Se la Apple sia più o meno colpevole di tutto questo credo che possa essere considerato addirittura irrilevante…
    Quest’azienda fa parte di un sistema ed è il sistema che ha un problema, non certo un’azienda singola.
    È il sistema che deve restituire all’infanzia a quei bambini con le mani che sanguinano, non la Nike.

    Si certo, questo mio intervento fa trasparire tutto il mio fervore ideologico anche perché anni di rappresentanza studentesca non scompaiono semplicemente perché adesso ho il titolo di ingegnere.
    Tuttavia credo fortemente che un’altra società sia possibile e basterebbe veramente poco per cambiare le cose…

    Sono consapevole che questo mio intervento è a metà tra uno sfogo ed un comizio ma io detesto l’idea che una persona sia trasformata nell’oggetto che produce piuttosto che valorizzata per quello che sa fare ed in fondo è di questo che stiamo parlando…

    PS: data la lunghezza di questo commento, spero vorrete tollerare qualche errore, se doveste trovare… :)

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