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Google Android è ottimo per i tablet, ma non aspettiamoci il plug and play

Google Android

Google Android è una delle parole più cercate sui motori di ricerca negli ultimi tempi, grazie alla sua popolarità acquisita con il rilascio dei tablet più recenti. Il sistema operativo open source per i dispositivi portatili, firmato da Google, è basato sul kernel Linux e si sta espandendo con l’aumentare del numero di dispositivi in circolazione. Ne deriva dunque che gli utenti saranno i giudici finali e il successo di Google e di Android dipenderà dalla loro soddisfazione. Un post scritto su un blog di Tweetdeck, ha mostrato che più di 35000 utenti con più di 200 piattaforme diverse hanno preso parte al beta testing della sua applicazione.

E’ solo Android di Google che determina il successo o il fallimento di un dispositivo che lo supporta?

Il fatto di porre su Android, e di conseguenza su Google, tutte le responsabilità, fa in modo che i produttori di dispositivi non si sentano costretti ad attenersi ad un determinato set di caratteristiche: un hardware coerente rappresenta un solido passo avanti verso l’interoperabilità. Questo mette in evidenza come in realtà, per poter essere un leader a breve termine nel mercato dei tablet Android, è richiesto molto più di un buon hardware.

Google Android potrà essere un’ottima base per un tablet, ma un produttore di dispositivi dovrà investire nel GUI (Graphical User Interface, ovvero l’interfaccia utente grafica), nei meccanismi di content consumption e nel test di applicazioni per avere la sicurezza che la user experience si attesti al massimo livello.

Nonostante possa essere contro lo spirito di Android, i produttori di dispositivi dovrebbero tenere in considerazione il fatto di pre testare o di pre installare un certo numero di applicazioni e di renderle poi disponibili per il download degli utenti da un sito web specifico per quel dispositivo. Se da un lato questo aggiunge dei costi, dall’altro può contribuire, in futuro, ad assicurare che l’ utente finale non si ponga una domanda più che legittima: ‘Perché il dispositivo che ho appena comprato per il piacere di usare non è piacevole da usare?’ Ci troviamo di fronte ad un paradosso, in pratica.

Alla fine delle fiera, quelli che lavorano all’interno del mondo elettronico sentono il bisogno di staccarsi da quel paradigma di cui sono schiavi i PC e nel quale Microsoft può assicurare sempre la compatibilità con il rilascio di un sistema operativo caratterizzato da un’ impronta multi- GB (praticamente un sistema operativo che parte dal presupposto che occorra parecchia RAM). La realtà è, non importa quale sistema operativo venga usato all’interno dello spazio informatico, che il software necessiterà di un maggiore investimento nel momento in cui il prodotto viene portato sul mercato, in modo da tenere sempre sullo stesso livello sia la parte software che quella hardware.

Dire che quindi la responsabilità del successo o del fallimento di un dispositivo dipende da chi ha sviluppato il sistema operativo, o dal sistema operativo stesso (nel caso specifico Google Android) è certamente facile e semplicistico, ma non sembra affatto realistico.

 

 

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