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I body scanner possono memorizzare e inviare immagini: e la privacy?

i body scanner e la questionde della privacy

I body-scanner e la privacy, uno degli argomenti più discussi del momento a livello internazionale: un gruppo a tutela della sfera privata dell’individuo ha in proposito ufficialmente dichiarato che i Governi di tutto il mondo stanno imponendo la loro scelta di introdurre questa innovativa tecnologia negli aeroporti sull’assunto ingannevole secondo cui i body scanner non sarebbero in grado di archiviare e di inviare immagini.

Si tratta della EPIC (Electronic Privacy Information Center), società americana con sede a Washington, che ha messo in luce come le affermazioni attuali di chi è capo dell’amministrazione sui trasporti siano in contrasto con i documenti del 2008 in cui la TSA (Transportation Security Administratio) sottolineava la necessità che questi apparecchi avessero capacità di immagazzinare e trasmettere dati, ovvero immagini.

Nello specifico in questi documenti, ottenuti dalla EPIC e mostrati alla CNN, si attesta il requisito di cui sopra per i body scanner in modalità “test”. Questo, secondo Marc Rotenberg, direttore della società per la tutela della privacy impegnata nella causa, lascia aperta la possibilità di un uso indebito delle immagini: la questione è particolarmente delicata dato che, come noto, questa tecnologia di sicurezza permette di vedere al di sotto dei vestiti dei passeggeri.

Questi testi scritti contraddirebbero perciò le dichiarazioni ufficiali miranti a rassicurare i cittadini garantendo che “i body scanner hanno capacità di archiviazione pari a zero” e che “non c’è modo di salvare, inviare o stampare le immagini”.

Il portavoce del ministero dei trasporti, in anonimato per ragioni d’ufficio, ha confermato invece che i nuovi dispositivi sono assolutamente rispettosi della privacy e che verranno inviati agli aeroporti senza nessuna capacità di salvare e trasmettere le immagini: “non c’ è alcuna possibilità per cui uno degli addetti al’aeroporto possa mettere la macchina in modalità “test” perché questa può essere programmata solo negli uffici TSA”.
Ma non sono arrivate conferme o smentite ufficiali sulla necessità, per attivare la modalità richiesta, di un ulteriore software o hardware, oppure di semplici conoscenze tecniche.
La polemica ovviamente sta prendendo piede velocemente data la possibilità di introdurre i body scanner come soluzione contro gli attentati terroristici: circa 40 macchinari sono già in uso in 19 aeroporti americani.
Secondo i progetti del governo americano l’idea sarebbe di introdurne altri 50 nel corso di quest’anno e di stabilire poi i fondi per ulteriori 300 body scanner nel 2011.
Rotenberg chiede di interrompere la diffusione di questi dispositivi almeno finché non saranno chiarite queste questioni riguardo la privacy.
Nulla da confermare invece da parte della TSA per cui la tutela della privacy è già sufficientemente garantita anche considerando che nessun altro dispositivo in grado di scattare immagini (che sia un cellulare o una macchina fotografica) è ammesso negli ambienti in cui viene usato il body scanner.
Le immagini sarebbero quindi, in via ufficiale, cancellate dal sistema subito dopo che l’operatore le ha visionate e per i trasgressori in casi di abuso sono previste sanzioni severe e rimozioni dal posto di lavoro.
EPIC non molla e dichiara di ricorrere al diritto sulla trasparenza per ottenere altri documenti utili alla causa.

 

 

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