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Un interfono via radio - 1

Un interfono via radio

Permette l’interconnessione a distanza tra due punti come un classico interfono a filo, assicurando tutti i vantaggi del collegamento via-radio: realizzato con moduli ibridi Aurel, i nuovissimi TX-FM Audio ed RX-FM Audio, garantisce una copertura entro un centinaio di metri e una notevole fedeltà sonora.

Incorpora il comando parla/ascolta ed un generatore per la nota di chiamata. Più o meno tutti sanno cos’è l’interfono, quel dispositivo che permette di comunicare all’interno di locali, uffici, magazzini, semplicemente usando una coppia di fili e due o più apparecchi uguali; funziona in simplex, ovvero si può solo parlare o ascoltare come con un CB; allo scopo ciascuna unità dispone di un tasto di “parla/ascolta” (normalmente si trova in ascolto, cioè in ricezione) e solitamente anche di un comando per emettere un “beep” di chiamata che inviti la persona vicina al ricevitore a rispondere.

Questo sistema esiste da decine di anni ed è molto utilizzato, almeno lo è stato prima dell’avvento dei moderni centralini telefonici che consentono di comunicare tra gli interni parlando al telefono, dando modo nel contempo di ascoltare, anziché limitarsi alle possibilità del sistema simplex (parla/ascolta).

A tutt’oggi esistono comunque parecchi sistemi interfonici che svolgono egregiamente il loro compito, e che sono utilissimi nonostante tutto. Per le applicazioni dove non è richiesta la comodità del telefono interno vogliamo oggi proporre un interfono del tutto speciale: infatti funziona sempre sul principio di quello tradizionale, tuttavia opera senza fili; è quindi un intercomunicante cordless nel quale le unità (due o più, tutte uguali tra loro) sono collegate via radio tramite dispositivi funzionanti a 433,75 MHz.

Senza perdere altro tempo vediamo dunque dettagliatamente di cosa si tratta. Il nostro interfono permette di comunicare in simplex ad una distanza massima di circa 60 metri, il che soddisfa pienamente tutti quei casi nei quali è necessario comunicare all’interno di una fabbrica, di un ufficio, magazzino, ecc., offrendo però il vantaggio di non richiedere la stesura del relativo impianto e quindi dei cavi per il segnale; come in tutti i sistemi del genere ogni unità è normalmente in ricezione (ascolto) e dispone di un tasto per parlare.

Abbiamo anche previsto un pulsante per generare la nota di chiamata, che manda in trasmissione l’apparato sul quale viene azionato e che determina, negli apparati riceventi (a riposo), una nota acustica ben udibile. Osservando lo schema elettrico illustrato nelle pagine seguenti ci rendiamo conto di come è fatta ogni unità, con la premessa che non vi è trasmittente o ricevente perché ciascuna le incorpora entrambe: insomma, il singolo circuito, del nostro sistema intercomunicante, contiene sia un trasmettitore che un ricevitore, quindi un ricetrasmettitore, paragonabile ad un apparato RTX simplex operante in UHF. Il tutto sta su un solo circuito stampato ed è prevista soltanto un’antenna, preferibilmente accordata, che viene commutata da un apposito relè.

Iniziamo la trattazione del circuito elettrico dalla sezione trasmittente, e più precisamente dalla capsula microfonica; sensibile ed economica, si accontenta di una modesta polarizzazione (operata tramite la resistenza R1) per fornire in uscita un segnale chiaro ed abbastanza forte, ulteriormente amplificato dall’operazionale U1a funzionante in configurazione invertente.

 

 

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