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Un interfono via radio - 2

Un interfono via radio

Per la verità questo è un sommatore invertente, in quanto è stato inserito anche per sovrapporre la nota di chiamata generata dall’altra sezione, U1b, configurata come multivibratore astabile ad alimentazione singola; ma questo lo vedremo più avanti.

Il segnale audio ricevuto dalla capsula, opportunamente amplificato, viene trasferito all’ingresso di quello che è il vero e proprio trasmettitore, cioè il modulo ibrido U2, noto come TX-FM Audio: questo dovrebbe ormai essere familiare perché l’abbiamo già utilizzato più di una volta nei mesi scorsi, proponendo un radiomicrofono, una microspia professionale ed un sistema di diffusione sonora senza fili. La caratteristica principale di tale modulo è che funziona esplicitamente con l’audio, garantendo la trasmissione di segnali in FM ad alta fedeltà, offrendo una risposta in frequenza ottima, tra 20 e 30000 Hz. Il TX-FM Audio è un completo trasmettitore che comprende un amplificatore di ingresso, un modulatore, un oscillatore quarzato a 433,75 MHz, ed un finale RF con impedenza di uscita di 50 ohm per pilotare l’antenna.

L’audio entra al piedino 4 tramite il condensatore di disaccoppiamento C4, quindi esce dal pin 6 e rientra dal 7 leggermente attenuato dal partitore R10/R11: notate che questa volta non abbiamo utilizzato la rete di preenfasi, dato che non ci serve un alto valore di fedeltà, visto che la risposta alle alte frequenze non è richiesta trattandosi di trasmissioni della voce. Notate inoltre che l’ibrido è normalmente spento, così da limitare le interferenze con la sezione ricevente, ovvero a riposo, quando il dispositivo è in ricezione. La trasmissione si attiva premendo il pulsante (normalmente aperto) SW1, che porta la tensione di 12 volt ai piedini 1 e 2 del modulo SMD U2, condizione evidenziata dall’accensione del led LD2.

Il circuito trasmittente si attiva anche mediante l’altro pulsante, SW2 (NOTE) che contemporaneamente invia la nota acustica di chiamata: agendo su di esso l’ibrido riceve l’alimentazione attraverso il diodo D1 (inserito per evitare che con SW1 si alimenti il generatore U1b ad ogni attivazione della trasmissione). Nello stesso istante il partitore resistivo R13/R14 polarizza con metà della tensione +V (12 volt, appunto) l’ingresso non-invertente dell’U1b, cosicché questi inizia ad oscillare.

Il principio di funzionamento del multivibratore è semplice e si comprende supponendo che C6 sia scarico in partenza: il piedino 6 dell’operazionale è ad un potenziale minore di quello del 5, che si trova a circa 2/3 (soglia maggiore) della tensione applicata all’integrato, cosicché l’uscita assume il livello alto (circa 12V) e forza la carica del condensatore tramite R15; ad un certo punto C6 assumerà una differenza di potenziale maggiore di quella presente ai capi della R14 e l’U1b si troverà con l’ingresso invertente a potenziale maggiore del non-invertente, il che farà avvenire una nuova commutazione all’uscita, dal livello alto a quello basso (qualche centinaio di millivolt).

Notate che per effetto dell’isteresi introdotta dalla retroazione positiva, operata con R12, adesso il potenziale applicato al piedino 5 diviene circa uguale ad 1/3 (soglia minore) di quello uscente dal regolatore U4, ovvero dell’ordine dei 4 volt. Il condensatore verrà costretto a scaricarsi attraverso la solita R15 e l’uscita dell’operazionale, finché la tensione ai suoi capi non diverrà minore della nuova soglia di riferimento dell’ingresso non-invertente, allorché avremo nuovamente il piedino 5 a potenziale maggiore e l’uscita dell’U1b commuterà nuovamente assumendo il livello alto.

 

 

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