Home
Accesso / Registrazione
 di 

Le aurore polari. Manifestazioni e loro cause. Interesse dei radioamatori 2/3

Le aurore polari. Manifestazioni e loro cause. Interesse dei radioamatori

La manifestazione dell’assai complessa fenomenologia della aurora rientra nel campo delle relazioni Sole-Terra e trova una esatta collocazione nell’ambito della fisica della magnetosfera terrestre. La dinamica magnetosferica è un argomento un po’ complesso per cui si rinvia il lettore, per altre più dettagliate notizie, ai capitoli 7 ed 11 del libro “La propagazione delle onde radio” edito dalla Edizioni C&C di Faenza. A partire dal 1963, con la pubblicazione dell’International Aurora Atlas, le manifestazioni aurorali vengono di preferenza classificate secondo uno schema che prevede quattro forme fondamentali: archi, raggi, macchie, aurora diffusa. Una ulteriore classificazione si può avere sulla base della colorazione. Avremo così aurore di tipo A, tipica delle quote superiori tra 300 e 400 km e dei periodi di intensa attività geomagnetica che presentano una forte colorazione verde, mentre le aurore di tipo B presentano una colorazione rossa, tipica della parte inferiore dell’atmosfera. Ricordiamo che l’intera fenomenologia aurorale è chiaramente correlata con l’attività solare. L’intensità e la frequenza di osservazioni presentano una pseudoperiodicità di 27 giorni pari al periodo di rotazione del Sole visto dalla Terra, e di circa 11 anni corrispondente al ciclo undecennale dell’attività solare. Se supponiamo di essere al di sopra della Terra, più precisamente in corrispondenza dei poli ed immaginiamo di poter distinguere i gas ionizzati, guardando verso il basso vedremo la cappa ed intorno ad essa una ciambella ovale chiamata “ovale aurorale” che racchiude il polo geomagnetico (fig. 1, 2) il cui centro è spostato verso l’emisfero notturno.

Il concetto di ovale aurorale è quindi la moderna rappresentazione della reale distribuzione geografica delle aurore. La zona in cui è massima la frequenza di osservazioni aurorali, intorno alla mezzanotte, è compresa tra 60°¸70° di latitudine. Si possono, però, oservare aurore anche a latitudini superiori a quelle delle zone aurorali, ma con minor frequenza ed intensità. Se ci muoviamo verso l’equatore, quindi all’esterno delle zone aurorali, la frequenza di osservare aurore decresce rapidamente. In prossimità dell’ovale aurorale essa è visibile in permanenza anche in assenza di perturbazioni di carattere geomagnetico. In queste condizioni, l’aurora appare come una luminescenza nel cielo, con colore verde-chiaro. In realtà le aurore osservate a latitudini geomagnetiche relativamente basse sono associate a forti perturbazioni del campo magnetico terrestre note come “tempeste geomagnetiche”. In futuro, avremo modo di ritornare su questo argomento che riveste una particolare importanza anche per noi radioamatori. Le aurore polari presentano un diretto interesse per l’OM poiché le cortine aurorali si prestano a riflettere le onde elettromagnetiche analogamente al fenomeno che subisce la luce quando colpisce una cortina di nebbia; il termine diffusione però è più appropriato. Le frequenze normalmente utilizzate per i collegamenti via aurora sono rispettivamente i 28, 50 e 144 MHz. Le proprietà più interessanti si rilevano proprio nel settore VHF ed oltre. Ricordiamo che la “cortina aurorale” si muove costantemente ma i segnali radio restano in media comprensibili e con una certa frequenza si possono effettuare collegamenti anche a distanze molto lunghe. I segnali radio se vengono emessi in FM risultano difficili da comprendere mentre, in SSB, sono comprensibili nonostante la notevole distorsione che richiede un attento allenamento all’ascolto. In SSB il segnale può essere paragonato ad un “gorgogliante sussurro” con un soffio di fondo sibilante e robusto.

aurore_polari_osservazione_Belgio

In CW, invece, i segnali sono perfettamente comprensibili, estremamente forti, con una nota somigliante a quella di un cicalino mal funzionante. Ciò che importa è che tramite la presenza delle cortine aurorali, si possono effettuare collegamenti a lunghe distanze che non sono possibili con le normali condizioni di propagazione delle VHF. Le modalità per effettuare un QSO tramite aurora non consistono nel puntare la propria antenna verso la stazione corrispondente, bensì verso un punto della cortina da cui il segnale possa venir riflesso; si suppone, pertanto, che ambedue le stazioni puntino le antenne verso la cortina aurorale.

radiokit elettronica

 

 

Scrivi un commento all'articolo esprimendo la tua opinione sul tema, chiedendo eventuali spiegazioni e/o approfondimenti e contribuendo allo sviluppo dell'argomento proposto. Verranno accettati solo commenti a tema con l'argomento dell'articolo stesso. Commenti NON a tema dovranno essere necessariamente inseriti nel Forum creando un "nuovo argomento di discussione". Per commentare devi accedere al Blog

 

 

Login   
 Twitter Facebook LinkedIn Youtube Google RSS

Chi è online

Ultimi Commenti