Marconi prima del NOBEL

Marconi prima del NOBEL

Il 100° anniversario dell’assegnazione del premio Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi(1). Dato che l’assegnazione di un Nobel non avviene così spesso in Italia (specialmente per la Fisica), e che il fatto ci tocca molto da vicino trattandosi di Radio (potremmo anche chiamarla radiotelegrafia, wireless, o TSF), riteniamo doveroso commemorare l’avvenimento con il dovuto rilievo e per tutto l’anno che precede l’evento. Come ormai parrebbe universalmente associato e documentato, la nascita della radiotelegrafia ha luogo in Italia nel 1894-95(2).

I primi passi che iniziamo a considerare avvengono però in Inghilterra, dal 1896 in avanti; trascureremo infatti i primissimi anni, sia perché per il 1894-95 manca la documentazione scritta, sia perché tale periodo è già ben avviluppato fra leggende e polemiche, e probabilmente tutto quanto si poteva dire, nel bene e nel male, è già stato detto. Poi, il riconoscimento internazionale della Radio e di Marconi si ha, volenti o nolenti, attraverso l’Oceano Atlantico, nel dicembre 1901. Infine, la consacrazione mondiale si verifica appunto nel dicembre 1909, con l’assegnazione del Nobel. É questo il percorso che seguiremo nella nostra serie di articoli, perché è il più affascinante, nonché pertinente e ben documentabile: anche sulla bibliografia Marconiana di G. Di Benedetto, è dal 1896 che parte la vera e propria documentazione.

Talché, basandoci sui documenti in nostro possesso, ne trarremo via via gli aspetti più eclatanti, significativi o curiosi, senza con questo, voler fare l’apologia di Marconi: del resto, non ce ne sarebbe alcun bisogno, dopo tutto quanto è stato scritto sull’uomo, sul tecnico, sul manager!

L’idea del RADAR ha 112 anni!
Non siamo a metà degli anni 1930, quando in Inghilterra (e appena dopo, altrove) Watson Watt inizia a studiare la realizzabilità di quello che diventerà il sistema RADAR(3). Non siamo neanche nel 1922, quando Marconi (in una conferenza di fronte all’Associazione degli ingegneri americani in U.S.A.) descrive con precisione il comportamento di un fascio di onde radio utile per individuare la presenza di corpi ed oggetti relativamente distanti e comunque invisibili ad occhio nudo.

Siamo invece nel 1896 (27 dicembre) quando Marconi rilascia, al corrispondente italiano de “La Tribuna” a Londra, quella che è una delle sue primissime interviste: ha 22 anni, è arrivato da pochi mesi dall’Italia con la sua rudimentale (ma funzionante!) apparecchiatura, ha appena depositato il brevetto della telegrafia senza fili, ma ha già le idee chiare su quella che sarà una delle più importanti applicazioni della sua invenzione, anche se sarà sviluppata (da altri) quasi 40 anni dopo: il RADAR.

Da “IL TELEGRAFO SENZA FILI” Importante invenzione d’un italiano

Intervista coll’inventore da parte del corrispondente italiano a Londra de “La Tribuna n° 358 (27 dicembre) 1896 – Olindo Malagodi (stralcio). Quando uno di questi apparecchi si troverà applicato ad un faro, e le navi abbiano il loro rivelatore, appena la nave entrerà nel cerchio di tre o quattromila metri nel quale la forza di queste vibrazioni elettriche agisce, una campana d’allarme sarà subito messa in movimento. Questo è importante per le notti piovose e nebbiose, quando la luce dei fari non è veduta; si avrà in questo modo un faro ad azione elettrica, immancabile, invece di quelli ad azione luminosa, così incerti. Nello stesso modo si potranno evitare gli scontri delle navi, ecc.”

Aggiornamenti tecnologici a parte, ci siamo, no?! E va anche aggiunto, come il giornalista precisa, che “Marconi fa osservare che questa spiegazione è di carattere popolare, atta a dare una idea semplice dell’invenzione, ma che non può essere presa a base di critiche scientifiche, le quali potranno aver luogo quando la teoria completa dell’invenzione e delle esperienze verrà pubblicata”.

Note:
(1) Il premio Nobel per la fisica del 1909 fu assegnato, in concomitanza, anche a Karl Ferdinand Braun, fisico tedesco, che compì ricerche sui raggi catodici e sulla telegrafia senza fili.

Va precisato che molte illazioni si potevano fare (e sono state fatte!) su questa sorta di spartizione del premio, se non altro in quanto la più grossa concorrente per la ditta di Marconi è di nazionalità tedesca (Siemens – Telefunken) nonché di importanza governativa. Ma non sono queste le motivazioni che giustificano la nostra serie di articoli. (2) Siamo nell’estate del ’94 (milleottocento!). E’ appena stata pubblicata, sui giornali e sulle riviste tecniche, la commemorazione di Hertz (deceduto da poco) che Lodge ha effettuato con conferenza e pubblica dimostrazione delle relative esperienze: Marconi è “in ferie” nel Biellese (ad Oropa).

Che sia o meno una coincidenza, Marconi rientra a Pontecchio con l’idea fissa di sfruttare le onde elettromagnetiche non già per sperimentazione accademica, bensì per spedire messaggi, per scambiare informazioni. Si chiude quindi nella soffitta di Villa Griffone ed inizia a ripetere quelle prove di cui aveva avuto notizia ed a migliorare i relativi apparecchi. Siamo nel ’94: nasce l’idea, e per inventare la Radio, ci vuole un ricevitore che funzioni sul serio, nonché qualche altro “accessorio”. Poi, passato l’inverno, inizieranno le “prove sul campo” (o meglio, nel giardino dietro casa) dove, specialmente con l’aggiunta degli “accessori” antenna e terra, il sistema comincia a funzionare sul serio: siamo nel ’95 (anno di grazia!). (3)

In effetti, l’interessamento di Watson – Watt nei confronti di questa fenomenologia non deriva direttamente dalle dichiarazioni di Marconi, bensì dalla famosa “invenzione” che gli attribuiva un fantasioso “raggio della morte” in grado di distruggere, o quanto meno di danneggiare, oggetti a distanza: e la notizia si era propalata anche nella “perfida Albione”. Bene, un collega si rivolse al WatsonWatt per interessarlo al fenomeno, ma egli “coi piedi ben in terra”, indagò invece le possibilità connesse alla riflessione dei “raggi elettromagnetici” così da rivelarne la presenza di ostacoli e la loro distanza. Siamo nel 1935!

radiokit elettronica

One Response

  1. Vittorio Crapella 20 gennaio 2012

Leave a Reply