Mark Zuckerberg è il miglior agente segreto di sempre?

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Su queste pagine abbiamo discusso diverse volte la questione della privacy, del monitoraggio in rete, della riservatezza dei dati che inseriamo su Internet e della sicurezza delle nostre password, dei satelliti spia e tanti altri aspetti della questione. Una notizia di pochissimo tempo fa riapre il dibattito e ci costringe ad interrogarci nuovamente su cosa facciamo tutti i giorni: Facebook ha comprato Whatsapp. Questo è un problema?

Quello che facciamo durante il giorno, le nostre preferenze in fatto di musica, cibo, politica, arredamento, tutto può essere commercializzato e tutto è rilevante.
Il meccanismo con il quale la pubblicità viene proposta tramite Facebook prevede l'analisi dei nostri interessi, delle pagine per cui abbiamo manifestato esplicita approvazione (con il "Mi piace").

Ciò serve a vendere spazi pubblicitari che vengano visualizzati in maniera mirata e cercando di ottimizzare l'investimento proponendo la pubblicità giusta alle persone giuste che è più probabile che comprino, se indirizzate verso cose che già hanno mostrato di gradire.

Tutto questo viene condito da ciò che noi diciamo esplicitamente a Facebook ma anche ad altre piattaforme di tipo social, ovvero alla nostra età, dove abitiamo, quali sono le mansioni lavorative che abbiamo svolto e quelle che vorremmo ricoprire, dove siamo durante la giornata, dove facciamo la spesa e così via dicendo.

E queste informazioni sono davvero preziose se Facebook vive di pubblicità ed è così ben quotata in borsa.

Se da un lato è vero che l'esigenza di comunicare rimane centrale è fondamentale per tutti noi, è anche vero che di questi mezzi stiamo abusando abbondantemente.
E naturalmente il meccanismo con il quale ci viene proposto lo spot pubblicitario ha a che fare proprio col fatto che ormai non siamo più capaci di vivere senza questa ed alta tecnologia.

Ma è davvero tutto qui? Come possono fare queste aziende a raggiungere un maggior livello di informazione?

Facile: espandendo il loro raggio d'azione.

Questa è una chiave di lettura della recente operazione commerciale che vede Whatsapp al centro di una mirabolante offerta d'acquisto da parte di Facebook per la bellezza di 19 miliardi di dollari, dei quali 15 in azioni del social network.
Il più terrificante scenario dal punto di vista della privacy riguarda proprio l'incrocio di queste due banche dati.
Finché queste restano staccate ancora non c'è la possibilità di accedere in maniera invasiva alla vita di ciascuno di noi perché scegliamo quali informazioni condividere.
E se la licenza di utilizzo di Facebook recita, ad esempio:

"Informazioni sulla pubblicità e altri contenuti commerciali pubblicati o supportati da Facebook
Il nostro obiettivo è fornire pubblicità e altri contenuti commerciali o sponsorizzati di valore a utenti e inserzionisti. A tal fine, gli utenti accettano quanto segue:

  1. Gli utenti forniscono a Facebook l'autorizzazione a utilizzare il loro nome, l'immagine del profilo, i contenuti e le informazioni in relazione a contenuti commerciali, sponsorizzati o correlati (ad esempio i marchi preferiti) pubblicati o supportati da Facebook. Tale affermazione implica, ad esempio, che l'utente consenta un'azienda o a un'altra entità di offrire un compenso in denaro a Facebook per mostrare il nome e/o l'immagine del profilo di Facebook dell'utente con i suoi contenuti o informazioni senza il ricevimento di nessuna compensazione. Se l'utente ha selezionato un pubblico specifico per i propri contenuti o informazioni, Facebook rispetterà la sua scelta nell'utilizzarli."

da nessuna parte c'è esplicitamente scritto qualcosa del tipo:

"per qualunque uso futuro, le banche dati potranno essere incrociate al fine di realizzare profili degli utenti completi e globali".

Soltanto Whatsapp conta 450 milioni di utenti, ovvero poco meno della metà dell'intera popolazione cinese.
Gli utenti, però, non sono soltanto cinesi: sono sparsi in tutto il mondo, divisi e diversi per genere, lingua, cultura, estrazione sociale, ideologia politica di riferimento ed appartenenza, preferenze e gusti in ogni genere ed ambito. In pratica, il più grande campione statisticamente rilevante per fare qualunque tipo di indagine di mercato.
E la bellezza dell'operazione appena conclusasi è che effettivamente esiste la possibilità concreta di disporre di questo livello di informazione a sforzo praticamente nullo.

È davvero questo che volevamo quando abbiamo scelto di utilizzare questi servizi?

Possibile che queste condizioni siano davvero da accettare così come sono?

La nostra privacy non ci sarà stata tolta senza che nemmeno ce ne accorgessimo?

E questi dati a chi servono? Chi li userà? Ma soprattuto, lo sapremo mai?

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20 Comments

  1. Gius_Res Gius_Res 14 marzo 2014
  2. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 17 marzo 2014
  3. gfranco78 gfranco78 19 marzo 2014
  4. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 21 marzo 2014
  5. Gius_Res Gius_Res 10 marzo 2014
  6. Giorgio B. Giorgio B. 10 marzo 2014
  7. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 10 marzo 2014
  8. Giorgio B. Giorgio B. 10 marzo 2014
  9. Boris L. 24 marzo 2014
  10. Gintas69 10 marzo 2014
  11. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 11 marzo 2014
  12. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 11 marzo 2014
  13. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 12 marzo 2014
  14. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 12 marzo 2014
  15. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 27 marzo 2014
  16. Piero Boccadoro Piero Boccadoro 12 marzo 2014
  17. Tiziano.Pigliacelli Tiziano.Pigliacelli 12 marzo 2014

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