Microscopio ottico: la NASA sviluppa un microscopio ottico per la Stazione Spaziale Internazionale

Microscopio ottico Campione in vitro per LMM

La NASA ha cominciato questa settimana la fase di test per il nuovo microscopio ottico multi prestazionale (detto anche LMM, Light Microscope Module) sulla Stazione Spaziale Internazionale. Il dispositivo aiuterà gli scienziati nello studio sugli effetti dell’ambiente spaziale sulla fisica e sulla biologia a bordo del laboratorio orbitante.

Il microscopio è isolato dalle vibrazioni e quindi permette di ottenere immagini chiare ad alta risoluzione. Utilizzando una magnificazione ad alta risoluzione, gli studiosi possono esaminare microorganismi e cellule individuali e di animali, incluse quelle umane.

Le prestazioni del nuovo microscopio ottico della NASA

Il nuovo microscopio ottico sviluppato dalla NASA permetterà lo studio in tempo reale degli effetti dell’ambiente spaziale senza bisogno di riportare campioni sulla Terra, come accadeva prima, con la conseguenza di non sottoporli agli effetti del rientro attraverso l’atmosfera. "Abbiamo realmente bisogno di massimizzare le investigazioni scientifiche sulle forme di vita condotte sulla Stazione Spaziale Internazionale", ha riferito Jacob Cohen, principal investigator della dimostrazione tecnologica e ricercatore presso il Centro Ricerche Ames della NASA a Moffet Field, California.

E ha poi aggiunto: "è davvero incredibile essere in grado di gestire e ottimizzare in remoto gli esperimenti visti al microscopio nello spazio, senza bisogno di tornare prima sul Terra. Questo nuovo microscopio ottico aiuta a realizzare la missione di un vero laboratorio spaziale". Tra i campioni biologici per LMM lanciati con la missione dello Space Shuttle Discovery STS-133 del 24 febbraio ci sono otto vetrini contenenti lievito, batteri, una foglia, una mosca, un’ala di farfalla, sezioni di tessuto e sangue e un pezzo di plastica fluorescente.

L’ala proviene da un precedente studio, "farfalle nello spazio", che ha coinvolto gli studenti di tutti gli Stati Uniti e partita con la missione STS-129 nel 2009. Alcuni dei vermi invece, sono discendenti di quelli che sopravvissero all’incidente dello Space Shuttle Columbia nel 2007. "Rendere operativo il nuovo microscopio ottico sulla Stazione Spaziale Internazionale è stato un obiettivo della NASA (in particolare il Life and Physical Sciences Program) per molti anni. Gli scienziati e gli ingegneri del Glenn hanno modificato il microscopio commerciale trasformandolo nel LMM, con 23 micro motori e videocamere per permettere le operazioni di controllo remoto", ha dichiarato Ron Sicker, project manager LMM presso il centro ricerche della NASA Glenn a Cleveland. Cohen e Sicker si aspettano che LMM fornisca le stesse prestazioni di un microscopio sulla Terra. Nel futuro, questo tipo di microscopio ottico potrebbe essere utilizzato per l’assistenza nel mantenimento della salute dell’equipaggio della stazione, per incrementare la conoscenza degli effetti dello spazio sulla vita biologica e contribuire allo sviluppo di applicazioni per l’esplorazione dello spazio e di aree remote del Terra. Questa dimostrazione tecnologica è stata sviluppata dai centri ricerche di Ames e Glenn, che si occupano anche della gestione di LMM; il progetto è stato finanziato dalla divisione Advanced Capabilities del Exploration Systems Mission Directorate presso i Quartieri Generali della NASA a Washington. In conclusione le parole di Julie Robinson, scienziata del Programma Stazione Spaziale Internazionale presso il centro Johnson Space della NASA: ”Questa struttura ci dà la possibilità, non disponibile in precedenza, di poter eseguire più tipi di ricerche nello stesso momento".

2 Comments

  1. electropower 18 maggio 2011
  2. Edi82 20 maggio 2011

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