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Microspia a 220 Volt - terza parte

Microspia a 220 Volt

Microspia a 220 Volt, terza parte. Ultimata così la descrizione teorica dei due dispositivi passiamo alla parte pratica analizzando come si preparano e soprattutto come si installano le due microspie: per brevità faremo riferimento ad un solo circuito, dato che la sola differenza tra le due versioni riguarda la presenza o l’assenza dell’amplificatore RF, dicendo al momento giusto cosa montare in più o in meno, e dove.

Microspia a 220 Volt - realizzazione pratica

Per prima cosa bisogna al solito preparare la basetta stampata che si preferisce (abbiamo previsto due c.s., uno per la radiospia piccola ed uno per quella a lunga portata) seguendo la traccia di queste pagine (i disegni sono in scala 1:1) ricorrendo preferibilmente alla fotoincisione. Ultimate l’incisione con percloruro ferrico, lavate la basetta e asciugatela, quindi controllate che non vi siano cortocircuiti tra piste vicine, nel qual caso eliminateli con una lametta.

Procurati tutti i componenti, montate dapprima le resistenze e il diodo Zener, da posizionare con la fascetta colorata che indica il catodo nel giusto verso; infilate e saldate i condensatori elettrolitici, prestando attenzione alla polarità dei terminali (il reoforo lungo è il +) per poi passare al transistor BC547 (per il verso riferitevi al piano di cablaggio) ed al ponte a diodi PT1, anch’esso da inserire nel modo indicato.

Montate quindi il regolatore integrato 7812 nel verso dettato dalle foto e dai disegni di queste pagine, quindi inserite e stagnate l’induttanza L1, di tipo VK200. Restano ora i moduli ibridi e la capsula microfonica: se state preparando la versione base dovete montare soltanto il TX-FM audio, mentre se avete tra le mani lo stampato della versione potenziata oltre all’U2 dovete sistemare l’U3, cioè il booster UHF; notate che in entrambi i casi i moduli entrano nei rispettivi fori soltanto nel verso giusto, quindi non vi sono problemi di sorta per posizionarli.

Per ultimo procuratevi un trasformatore da 2VA con primario a 220V/50Hz e secondario da 12 volt, ed infilatelo nei rispettivi fori della basetta: ricordate che il componente deve avere la stessa piedinatura di quello da noi previsto, e badate di non scambiare tra loro i due avvolgimenti, altrimenti il circuito potrebbe danneggiarsi. In assenza di altre indicazioni considerate che solitamente (per convenzione) i trasformatori da circuito stampato hanno i capi del primario più distanti di quelli del secondario, e questo proprio per poterli distinguere.

Arrivati a questo punto non resta che collegare l’antenna alla presa ANT, posta diversamente da stampato a stampato, ovvero all’uscita di U2 nella versione base e al piedino 14 dell’U3 in quella potenziata: dovendo poi mettere il tutto in una scatola ad incasso per prese a 220V (tipo BTicino Magic e Living, Gewiss Playbus, Vimar, ecc.) bisognerà obbligatoriamente usare come antenna uno spezzone di filo rigido lungo 17 o 35 cm (rispettivamente 1/4 e 1/2 d’onda) opportunamente ripiegato sul bordo esterno della scatola stessa, o infilato in una canalina o un tubo nel quale si sia preventivamente verificato che non vi siano altri cavi, soprattutto collegati alla rete o ad utilizzatori.

Completato il montaggio e verificato che sia tutto a posto dovete soltanto collegare la capsula microfonica, che converrà connettere alle rispettive piazzole dello stampato usando uno spezzone di cavetto schermato coassiale per BF lungo circa 10 cm, del quale la calza metallica andrà a massa ed il capo centrale al punto di unione di R2 e C5. Dall’altro lato del cavetto, già scoperto, collegate la capsula microfonica (del tipo electret preamplificata a due fili) mettendo il conduttore interno sull’elettrodo di massa e la calza-schermo su quello elettricamente connesso al contenitore.

Per rendere ancora più resistente il collegamento anche dal punto di vista meccanico è consigliabile ricoprire la giuntura e parte della capsula microfonica con un tubetto di guaina termorestringente. A questo punto bisogna realizzare la lamina di schermo da saldare alla pista di massa sottostante in modo che protegga i circuiti BF e radio dalle interferenze della rete: allo scopo tagliate una piastrina di dimensioni tali da entrare nella cassetta, ovvero larga quanto lo stampato ed alta quanto basta per toccare la placca una volta chiusa la scatoletta.

Il materiale della placca deve essere preferibilmente ferro dolce o zincato (spessore 0,8÷1 mm) ma si può anche farla con della lamiera di rame (spessa 0,8÷1 mm) anche se in quest’ultimo caso non si ha la stessa protezione dalle interferenze. Va bene anche un pezzetto di basetta ramata.

Sagomata adeguatamente la “barriera” si deve saldarla alla pista di massa tenendola in piedi e posizionandola in modo che stia tra il bordo di un frutto (presa, interruttore) e la parte audio e radio della microspia; notate che usando la lamiera di ferro zincato bisogna raschiare alcuni punti con una limetta o con tela-smeriglio, altrimenti non è possibile fare la saldatura perché lo stagno non può aderire. Per il fissaggio aiutatevi con degli spezzoni di terminali tagliati dai componenti, che salderete da una parte sul lamierino lasciandoli sporgere di quanto basta, quindi li infilerete nei fori di massa del circuito stampato.

Fatto questo la microspia è pronta all’uso, perché non richiede alcuna operazione di taratura o messa a punto: basterà connettere con due corti e sottili spezzoni di filo i punti di ingresso 220V dello stampato ai morsetti della presa contenuta nella cassetta; se non vi è una presa ma un interruttore o meglio un deviatore, cercate i cavi di neutro e fase e collegatevi ad essi.

Tutte le operazioni sulla presa e sull’impianto elettrico vanno effettuate dopo aver sconnesso la rete elettrica tramite l’interruttore principale della linea o del locale. Evitate interventi sotto tensione, a meno di non essere particolarmente esperti e di non aver indossato dei guanti isolanti. Il circuito va piazzato sul fondo della scatola e bloccato magari con del silicone sigillante o colla termofusibile, posizionandolo in modo che la barriera venga a cadere tra il frutto centrale e i componenti della microspia, lasciando dalla parte opposta l’alimentatore e quindi il piccolo trasformatore da rete.

Fatti i collegamenti con i due fili (neutro e fase) e controllato il circuito, realizzate un foro da 5 mm sulla placca di supporto o asportate la copertura del posto laterale che sta sopra il microfono; nel primo caso incollate la capsula appoggiando il lato sensibile in modo che si affacci dal foro appena fatto (attenzione a non fare andare la colla di fronte al lato sensibile) mentre nel secondo dovrete solo farla uscire.

Chiudete la presa avvitando e fissando la placca di supporto. Prendete ora l’altra placca, quella esterna (che si vede da fuori..) e fatele un forellino del diametro di 2 mm in corrispondenza del punto dove si trova la capsula electret: se questa è già stata incollata fate in modo che il foro che andate a fare sia concentrico rispetto a quello fatto sulla placca di supporto, in modo da far passare le onde sonore dall’ambiente verso la superficie sensibile. Se invece il microfono deve ancora essere fissato, incollatelo sulla placca esterna a ridosso del forellino da 2 mm, badando di centrarla e di evitare che la colla passi davanti al buco stesso.

Fatto questo bloccate l’insieme e date tensione all’impianto: da adesso la microspia è pronta a funzionare ed a trasmettere nell’etere quanto captato nel locale. Prima di concludere vogliamo dare qualche ultimo consiglio: se il dispositivo vi appare troppo sensibile potete ridurre il guadagno dello stadio microfonico aumentando il valore della R5 fino ad un massimo di 220 ohm (partendo dai 10 attuali), se invece vi sembra che l’audio si senta troppo basso conviene agire sul partitore posto tra i piedini 6 e 7 dell’ibrido U2, abbassando il valore della R6 fino a 4,7 Kohm, badando di non far saturare il trasmettitore; questa condizione è evidenziata dalla distorsione in ascolto.

Ancora, se ritenete troppo visibile il forellino sulla placca esterna, potete camuffare meglio il microfonino usando una placca a tre fori, montando un solo frutto in mezzo, chiudendo con un tappo il posto dalla parte dei circuiti audio, e inserendo la griglia di un sensore o di un ronzatore o campanello dal lato opposto: dietro di questa potete poi mettere la capsula electret, anche senza farla venire troppo avanti.

 

 

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