Microspia con scrambler – 1

microspia con scrambler

Affidabilissimo minitrasmettitore ambientale in UHF realizzato con tecnologia SMD: incorpora un compressore di dinamica che garantisce un segnale audio uniforme in qualsiasi condizione, un modulo quarzato per operare con la massima stabilità, ed uno scrambler che aumenta la sicurezza della comunicazione rendendola praticamente incomprensibile anche a chi riuscisse ad intercettarla.

Se seguite da tempo la nostra rivista certo sapete quanto ci interessa l’argomento “microspie”, tra i nostri preferiti non solo per la forte attrazione che esercita sul nostro pubblico (fatto di sperimentatori e professionisti) ma anche per la sfida lanciata ai prodotti professionali, sempre più piccoli e perfetti: così dopo numerosi progetti e prove in laboratorio abbiamo messo a punto la microspia con compressore microfonico pubblicata alcuni mesi fa (nel numero 25) che possiamo considerare un prodotto di altissimo livello tecnologico e certamente competitivo.

Si tratta di un microtrasmettitore in UHF operante a 433,75 MHz in modulazione di frequenza che consente una ottima qualità di trasmissione con dimensioni particolarmente contenute grazie all’impiego di componenti in SMD. La sezione RF è stata realizzata con un modulo a voi ormai noto: il TX-FM Audio dell’Aurel, un ibrido contenente un modulatore di frequenza, un oscillatore quarzato SAW da 10 milliwatt con antenna da 50 ohm (rispondente alle normative CE ETS 300 220) operante a 433,75 MHz, ed uno stadio di preenfasi che consente di migliorare il rapporto segnale/disturbo.

Il modulo presenta una banda passante estesa tra 20 e 30.000 Hz, ed è adatto alle trasmissioni ad alta fedeltà (non a caso l’abbiamo usato per il radiomicrofono del fascicolo n° 24); accetta in ingresso segnali audio dell’ampiezza tipica di 100 milli v olt. Insomma, la microspia professionale che abbiamo proposto è un prodotto di ottime fattezze; tuttavia, non contenti del risultato e del suo successo abbiamo voluto fare qualcosa in più: oltre a conferirle un’alta stabilità in frequenza e l’insensibilità alle variazioni del livello sonoro dell’ambiente “osservato”, abbiamo voluto codificarla, ovvero criptarne la trasmissione in modo da renderla incomprensibile a chi, estraneo alle operazioni di ascolto, riuscendo a sintonizzarsi sulla sua stessa banda, volesse ascoltare il contenuto del collegamento radio.

Allo scopo abbiamo inserito uno scrambler, sia pure relativamente semplice: si tratta dell’integrato FX118, che da solo realizza un codificatore ad inversione di banda, che verrà usato come inversore, operando in trasmissione; un dispositivo uguale, operante al contrario, verrà disposto nella ricevente per ripristinare il segnale originale. Ma vediamo subito il circuito trasmittente il cui schema è riportato qui sopra. L’apparecchio utilizza una capsula electret preamplificata a due fili: essa capta voci, suoni e rumori nel luogo dove è posta, e li converte in segnali elettrici che invia, tramite il condensatore di disaccoppiamento C1, allo stadio di ingresso dell’integrato U1.

La capsula electret consente di ottenere un ascolto fedele fornendo un segnale di ampiezza abbastanza elevata cosicché‚ lo stadio che segue, dovrà provvedere ad una amplificazione relativamente ridotta, a tutto vantaggio del rapporto tra segnale e rumore di fondo; questo è un grande pregio, soprattutto quando la microspia deve lavorare in ambienti particolarmente rumorosi (es. le prese della corrente) e disturbati.

2 Comments

  1. Francesco1971 7 luglio 2010
  2. Emanuele 7 luglio 2010

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