Microspia con scrambler – 5

Microspia con scrambler

Nel nostro caso il ricevitore ibrido lavora nella configurazione di base e preleva il segnale captato dall’antenna tramite il proprio piedino 3. Per l’alimentazione è usato lo Zener DZ1, che ricava 3,3 volt stabilizzati servendosi della resistenza R1 che dà ad esso ed al modulo la necessaria corrente.

Il segnale BF esce dal piedino 10 e da qui raggiunge i condensatori di disaccoppiamento C9 e C3: con il primo arriva al ponticello J1 (del quale vedremo dopo la funzione) e con l’altro si porta all’ingresso del circuito amplificatore dello scrambler FX118 (U3) funzionante stavolta come inversore della banda invertita, ed utilizzato quindi per ripristinare il segnale iniziale.

In sostanza l’U3 lavora nella stessa configurazione dell’U2 sulla trasmittente, e poiché esegue un nuovo battimento ribalta ancora la banda del segnale riportandola a come era in uscita dal compressore della dinamica, ovvero restituendo l’audio originale.

Dall’uscita del descrambler (piedino 6) è possibile prelevare il segnale BF ricostituito che, tramite C11, giunge ad un altro punto del jumper J1: quest’ultimo serve per scegliere quale segnale man-dare all’amplificatore di potenza che segue, così da poter usare il circuito per ascoltare i segnali di microspie scramblate o normali.

Spostando J1 verso il condensatore C9 viene mandato al finale il segnale di uscita dell’ibrido U1, il che usando la trasmittente scramblata determina un ascolto indecifrabile, mentre avendo a che fare con dispositivi operanti in FM sulla stessa frequenza (433,75 MHz) porta ad un audio normale. L’ascolto che diciamo “indecifrabile” può servire ad esempio se si desidera registrare le conversazioni su nastro per poterle trasportare altrove impedendo di ascoltarle ad estranei che ne venissero in possesso. Chiudendo il ponticello tra R3 e C11 si applica inveil segnale passante dallo scrambler: usando la trasmittente di questo articolo si ottiene perciò l’ascolto normale, mentre con altre operanti sempre in FM e a 433,75 MHz si ha un segnale scramblato.

Insomma il circuito offre la massima versatilità. Per l’ascolto in un piccolo altoparlante o in una cuffia, o per l’invio ad un eventuale registratore, abbiamo disposto un miniamplificatore basato sull’integrato LM386N. Il tutto funziona a 12 volt c.c. applicati tra il punto +V e massa: il regolatore U4 ricava 5 volt stabilizzati per lo scrambler, mentre l’amplificatore funziona direttamente con la tensione a valle del diodo di protezione D1; l’ibrido ricevitore ha una propria rete (R1/DZ1/C2) che ricava i 3,3 volt che gli occorrono.

IN PRATICA
E passiamo adesso dalla teoria di funzionamento alla realizzazione pratica. Notate subito che anche questa volta, come già fatto per la precedente, il circuito stampato è del tipo SMD, cioè impiega componenti a montaggio superficiale. Ciò allo scopo di minimizzarne le dimensioni, dato che oltretutto stavolta abbiamo un integrato in più ed il circuito trasmittente risulta relativamente complesso e, se realizzato con le tecniche tradizionali, risulterebbe sicuramente un po’ più ingombrante.

Il ricevitore si monta invece normalmente salvo che per l’FX118 che è anche esso di tipo SMD. Per minimizzare le dimensioni del microtrasmettitore abbiamo previsto anche stavolta il montaggio a “sandwich” del modulo ibrido: i suoi terminali devono essere saldati alle rispettive piazzole, poste su uno dei lati lunghi della basetta, quindi il modulo va ripiegato fino ad appoggiarsi con il lato piatto sul fondo di questa, dalla parte opposta a quella sulla quale ci sono i componenti.

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