Microspia UHF professionale – 2

Microspia UHF professionale

Per evitare questi problemi una radiospia che si possa definire professionale deve avere uno stadio microfonico a guadagno dinamico, cioè deve poter amplificare molto i segnali deboli e poco quelli forti, così da poter permettere l’ascolto ottimale di voci e rumori vicini e lontani, senza distorsioni e problemi di sorta.

Ma per fare questo occorre un amplificatore con un controllo automatico del guadagno, un circuito che, aggiunto alla sezione radio, renderebbe la microspia non proprio “micro”, e troppo grande per essere nascosta bene. Ma oggi, con la disponibilità di nuovi componenti ultraminiaturizzati, la microspia professionale con AGC è una realtà alla portata anche degli sperimentatori e dei lettori di Elettronica In: alla portata perché in questo articolo ne trovate una che non è certo da meno di quelle impiegate nello spionaggio “da gran-di”, e che tutto sommato si può costruire senza troppa fatica e ad un costo relativamente limitato.

Quella che vi proponiamo è una radiospia in UHF operante a 433,75 MHz a modulazione di frequenza, ad alta fedeltà sonora: permette quindi di ascoltare tutto e bene; le sue ridotte dimensioni dipendono dall’uso di un solo componente per tutta la sezione radio, e di pochissimi passivi ed un integrato, tutti in SMD, per la sezione BF.

La parte radio è stata realizzata con un modulo ibrido che già avete conosciuto in occasione della pubblicazione del radiomicrofono professionale in FM: si tratta del TX-FM Audio dell’Aurel, un ibrido con piedinatura S.I.L. contenente un modulatore di frequenza, un oscillatore quarzato SAW da 10 milliwatt con antenna da 50 ohm (risponde alle nor normative CE ETS 300 220) operante a 433,75 MHz; l’ibrido permette di inserire una rete di preenfasi che consente di esaltare le alte frequenze della gamma audio in modo migliorare il rapporto S/N.

Il modulo ha una banda passante compresa tra 20 e 30.000 Hz, quindi consente trasmissioni ad alta fedeltà; accetta in ingresso segnali audio dell’ampiezza tipica di 100 millivolt, e nella nostra applicazione viene eccitato dal segnale di un microfono (una capsula electret a 2 fili preamplificata) opportunamente elaborato. Per evitare la saturazione anche in presenza di voci vicine abbiamo inserito tra il microfono electret e il modulo un compressore della dinamica: è un integrato prodotto e commercializzato di recente dalla Motorola, in versione SMD (per montaggio superficiale) che permette di amplificare il segnale che riceve all’ingresso in maniera inversamente proporzionale all’ampiezza con cui entra.

E’ proprio questo integrato -l’MC33111- che ci ha permesso di preparare la microspia che vedete in queste pagine: senza di esso avremmo dovuto adottare un circuito compressore certamente troppo ingombrante. Vediamo allora la radiospia nei dettagli, esaminandone lo schema elettrico illustrato al solito in queste pagine. Inutile dire che si tratta di un circuito semplicissimo, e non avrebbe potuto essere altrimenti: una volta montato, il tutto si riduce ad una basettina grande poco più del modulo ibrido U2, cioè il TX-FM audio dell’Aurel, che le viene ripiegato sopra.

Dunque, trattandosi di una microspia ambientale le voci vengono captate da un microfono che, nel nostro caso, è la solita capsula electret preamplificata a due fili: la usiamo perché consente di ottenere un ascolto fedele fornendo nel contempo un segnale di ampiezza abbastanza elevata; così non è necessario procedere ad una forte amplificazione, cosa che, nella pratica, determinerebbe un eccessivo rumore di fondo.

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