Una mini-car elettrica – 1

Una mini-car elettrica

La costruzione del telaio, il montaggio della parte elettromeccanica e della circuiteria di controllo dei motori per mettere insieme e far partire a razzo la piccola auto elettrica che abbiamo iniziato a descrivere nel fascicolo scorso.

Nella precedente puntata ci eravamo lasciati dopo aver descritto sommariamente il progetto ed aver analizzato in dettaglio i circuiti elettronici di controllo, spiegando le nozioni fondamentali; passiamo ora alla parte pratica iniziando a descrivere le procedure di preparazione della scheda del regolatore PWM e di quella del simulatore di rumore del motore tradizionale. Successivamente ci occuperemo del cablaggio dell’intero impianto elettrico della vettura e quindi di come interconnettere i due stampati al connettore della chiave, alla batteria, ai motori.

Per i circuiti sono stati previsti appositi stampati da realizzare preferibilmente per fotoincisione seguendo le due tracce illustrate in queste pagine in scala 1:1. Incise e forate le basette si procede al montaggio una ad una, seguendo questo ordine: prima le resistenze e i diodi al silicio (attenzione alla fascetta colorata: indica il catodo) quindi i trimmer e gli zoccoli per gli integrati, ed a seguire i condensatori, prestando attenzione per questi ultimi alla polarità degli elettrolitici.

Procedendo si inseriscono e si saldano i transistor, avendo cura di posizionarli come indicato nel piano di cablaggio riportato in queste pagine: in particolare il mosfet del chopper va inserito con il lato metallico rivolto all’esterno dello stampato, mentre T1 e T2 del generatore di rumore vanno contrapposti, il primo con il lato scritte dalla parte del condensatore elettrolitico C5, l’altro con la parte metallica che guarda R11.

Per quanto riguarda il chopper, dovete montare anche due portafusibili 5×20 da stampato, nei quali inserire i fusibili da 10A e 200 m A , entrambi ritardati; il mosfet richiede un radiatore di calore avente resistenza termica dell’ordine di 10 °C/W, che va fissato con una vite 3MA provvista di dado senza ricorrere ad alcun isolatore, interponendo magari uno strato di pasta al silicone per migliorare la dispersione.

T1 e i due transistor del generatore di rumore non necessitano invece di alcun dissipatore. Per quanto riguarda il potenziometro dell’acceleratore, potete scegliere il tipo che preferite, anche uno slider, purché sia lineare: tuttavia per ragioni pratiche vedrete che è meglio quello rotativo, che ben si presta ad essere azionato da un leveraggio e ad essere riposto a riposo con una piccola molla elicoidale. La cisa ottimale sarebbe usarne uno del tipo a filo, da 300 ohm, ma non trovandolo potrete sceglierne uno tradizionale da 470 ohm.

Per le connessioni conviene fare uso di morsettiere che agevoleranno il cablaggio del tutto: sulla basetta del generatore di rumore potete montare le solite a passo 5 mm per stampato, mentre su quella del regolatore è necessario ricorrere al tipo di maggiore portata, che ha le viti in alto. Le relative saldature andranno fatte stagnando abbondantemente i terminali, soprattutto quelle per il motore, la batteria, e la chiave.

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