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Un misuratore di campi elettromagnetici - 5

Un misuratore di campi elettromagnetici

Bene, lasciamo adesso la teoria e vediamo come si costruisce in pratica lo strumento di misura: per prima cosa bisogna preparare la basetta stampata, ricorrendo alla fotoincisione, ed adoperando come pellicola una buona fotocopia su acetato o carta da lucido della traccia lato rame illustrata in queste pagine a grandezza naturale.

Incisa e forata la basetta si possono montare su di essa tutti i componenti, partendo dalle resistenze e dai diodi (questi hanno una polarità: la fascetta ne indica il catodo) quindi proseguendo con lo zoccolo che va posizionato con la tacca disposta come indicato nel piano di cablaggio. Fatto ciò si procede con il trimmer e con i condensatori, badando di rispettare la polarità ed il verso di inserimento indicati per quelli elettrolitici.

Quanto al rilevatore, va preparata e saldata la bobina L1, che si realizza semplicemente basandosi sulla semplice relazione: N=516/A dove N è il numero di spire occorrente per dare la tensione che poi permetterà di visualizzare il valore di fondo scala in corrispondenza della massima induzione misurabile, ed A è la sezione dell’avvolgimento, ovvero di ciascuna spira; quanto al 516, è un numero che abbiamo ricavato da un calcolo che non stiamo a spiegare, e che deriva dalla relazione scritta all’inizio di questo articolo (quella della ei).

La sezione A deve essere considerata in cm2 e, avvolgendo più strati per ottenere una bobina corta e poco ingombrante, sarà ovviamente quella dello strato interno; questo porterà inevitabilmente ad una piccola imprecisione nel valore misurato, poiché più strati portano ad avere diverse sezioni tra gli avvolgimenti interni e quelli superficiali, ma comunque la cosa non pesa più di tanto sulla lettura finale.

Ad ogni modo, per contenere l’errore, consigliamo di realizzare una bobina (L1) composta da non più di 3÷4 strati di spire, ad evitare forti differenze tra le sezioni interna ed esterna. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto le prove utilizzando bobine di diversa sezione e quindi con differente numero di spire, però tutte con filo da 0,2 mm di diametro, che è poi quello che vi consigliamo di usare: una bobina ha la sezione di circa 4 cm2 ed è quindi composta da 128 spire, mentre per l’altra abbiamo realizzato un supporto quadrato di 16x16 mm, ed avendo un’area di circa 2,5 cm2 è stata composta con circa 200 spire.

Sappiate che non ci sono problemi nello scegliere la sezione, che comunque non deve essere troppo ridotta altrimenti cresce il numero di spire e quindi si è costretti a fare più strati a discapito della precisione, oppure per limitare il numero degli stessi bisogna allungare la bobina, il che nella pratica può renderne difficoltoso il posizionamento all’interno del contenitore in cui andrete a mettere il tutto.

In ogni caso consigliamo di scegliere un supporto (non di metallo o altro materiale ferromagnetico!) con sezione compresa tra 2,5 e 10 cm2. Bene, realizzata la L1 e fissato il filo di cui è composta, raschiate lo smalto dagli estremi in modo da poterli stagnare, quindi infilateli nei rispettivi fori (piazzole L1) e saldateli accuratamente.

 

 

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