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Nasce la biopsia virtuale per i danni al cervello

La biopsia virtuale serve a diagnosticare danni cerebrali in pazienti che hanno subito forti colpi alla testa

La biopsia virtuale viene effettuata tramite una particolare risonanza magnetica. Questa tecnica di imaging permette di valutare l’esistenza di danni al cervello in pazienti a rischio, come gli sportivi che praticano attività come il football e il pugilato, oppure i soldati. Fino a questo momento questi danni potevano essere diagnosticati solo durante l’autopsia, ma la biopsia virtuale potrebbe aiutare a limitare i danni anche per i pazienti ancora vivi.

La biopsia virtuale per controllare gli sportivi

La biopsia virtuale servirà a valutare le lesioni al cervello dovute ai colpi alla testa. Per molti sportivi, essere colpiti alla testa troppe volte potrebbe portare ad alcuni danni cerebrali. Le lesioni possono derivare da diversi sport, come hockey e football americano. Per questo bisogna utilizzare una protezione sulla testa.

Per ora, l'unico modo di diagnosticare quella che si chiama encefalopatia traumatica cronica (CTE) è di ispezionare il tessuto cerebrale autoptico. In altre parole durante l’autopsia, troppo tardi, dopo il momento in cui tale diagnosi potrebbe aiutare i pazienti.

Così, sono stati fatti degli studi sull’argomento. Per ora i risultati di uno studio di Boston con la tecnica della " biopsia virtuale " non invasiva su soggetti vivi sono di piccole dimensioni e in via preliminare, ma hanno dato risultati potenzialmente importanti per la CTE.

In questo studio, i ricercatori dell'Università di Boston e del Brigham and Women's Hospital dell’Università di Harvard hanno usato una scansione di risonanza magnetica speciale (chiamata spettroscopia a risonanza magnetica) per esaminare alcuni prodotti chimici nel tessuto cerebrale associati a dei danni.

In particolare, hanno osservato il glutammato, che è neurotossico e che a livelli elevati può uccidere le cellule cerebrali, e la colina, che è un marcatore di danno ai tessuti. Tra i cinque atleti in pensione (tre giocatori della National Football Ligue, un pugile e un lottatore), tutti erano stati colpiti diverse volte alla testa e avevano comportamenti sintomatici di danno cerebrale: le scansioni con la biopsia virtuale hanno rivelato "cambiamenti chimici sospetti" in ogni partecipante. Anche il giocatore in pensione Brent Boyd ha partecipato a questo studio preliminare.

"Cinque soggetti non sono abbastanza", ammette l'autore dello studio Alexander Lin. Ma aggiunge che il suo team ha già avviato un sottostudio più piccolo, e sta mettendo insieme uno studio di grandi dimensioni sulla biopsia virtuale che potrebbe coinvolgere centinaia di persone.

Le prospettive per il futuro con la biopsia virtuale

I ricercatori hanno presentato i loro risultati sulla biopsia virtuale questa settimana al meeting annuale della Radiological Society del Nord America a Chicago. Dato che questi danni vengono diagnosticati post-mortem, per ora mancano dei trattamenti per i pazienti. Ma se questa tecnica di imaging si dimostrerà precisa, i malati potranno essere avvisati di non tornare a giocare per prevenire danni ulteriori, e i ricercatori inizieranno a sviluppare farmaci che possano rallentare o addirittura prevenire i sintomi.

Anche Lin sta lavorando con la biopsia virtuale ad uno studio parallelo sui soldati di ritorno dall'Iraq e dall'Afghanistan con lesioni cerebrali traumatiche, ma dice che il numero di colpi nella carriera di un atleta può tendere a centinaia, quindi i gruppi devono probabilmente essere studiati separatamente. "Stiamo cercando di valutare quanti sono stati i colpi, quanto sono stati forti... Queste sono domande a cui daremo certamente una risposta".

Diversi giocatori di football in pensione hanno deciso di donare i loro cervelli alla ricerca quando moriranno in modo che possano essere fatti altri studi. Ma il loro contributo è prezioso anche adesso, che sono ancora vivi, perché potranno aiutare a migliorare l'efficacia della tecnica di imaging della biopsia virtuale.

 

 

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