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Nuova vita ai nostri mattoncini 1/2

batteria Nuova vita ai nostri mattoncini

Tutti noi abbiamo nel fatidico cassetto un “mattoncino” inutilizzato, perché il pacco batterie è del tutto esaurito ed in commercio ricambi originali non se ne trovano o superano abbondantemente il costo dell’apparato stesso. Con il dilagare di dispositivi ed utensili wireless evidentemente la problematica è facilmente estendibile a trapani e piccole macchine utensili che certamente non mancheranno a casa e/o laboratorio-stazione di ciascuno di noi.

Ecco quindi aguzzare l’ingegno e vista l’offerta del mercato della componentistica elettronica, facilmente si potranno rigenerare pacchi batterie ormai vetusti. La prima operazione da eseguire è quella di “seviziare” ed aprire il vecchio pacco batteria; il più delle volte questi si presentano sigillati con varie metodologie( 1) ma vi assicuro che con un poco di pazienza ed un minimo di manualità si riesce quasi sempre ad aprirli senza danneggiare eccessivamente i due semi-gusci che costituisco il contenitore per le batterie vere e proprie. Fatta questa prima e forse più fastidiosa operazione si estrarranno i vecchi elementi costituenti il pacco batterie e ci si metterà alla ricerca di elementi analoghi che possano sostituirli.

In alcuni casi la ricerca è veramente banale perché questi elementi sono nei formati più comuni. Qui, il consiglio che vi do per prolungare l’utilizzo del nostro “dispositivo wire-less”, è quello ovvio di comprare degli elementi di capacità maggiore, rispetto a quella nominale degli elementi originali; ad esempio nel rigenerare il pacco batterie che vedete nelle foto a corredo di questa nota (v. fig.1), ho utilizzato elementi da 2100 mA al posto degli originali da 650 mA.

Attenzione, però, ciò comporterà un maggior tempo di utilizzo del nostro dispositivo ma, come vedremo appresso, una conseguente variazione dei parametri di ricarica. Con i nuovi elementi, si procederà alla saldatura, seguendo l’ordine degli originali, e ricostituendo il pacco batteria così com’era l’originale; riposizionando, poi, il tutto nei due semi-gusci (fig.1b).

pacco_batteria

In base a come era chiuso o sigillato il pacco batterie originario, si procederà quindi alla sua ri-chiusura(2). A questo punto, credo proprio che il gioco sia concluso o quasi; quasi perché come avevamo accennato poc’anzi, acquistando e sostituendo i componenti originali con altri di maggiore capacità, varierà la corrente necessaria alla ricarica. Il caricabatterie originale certamente sarà proporzionato al vecchio, quindi ci armeremo di pazienza e prolungheremo il tempo di ricarica proporzionalmente alla capacità degli elementi nuovi, oppure con poco lavoro ulteriore ci andremo ad assemblare un circuito di ricarica ben proporzionato. Spulciando tra il data sheet del 7805, avremo la piacevole sorpresa, se non già risaputa, che tale dispositivo, in una particolare configurazione circuitale (fig. 2), permette anche un controllo di corrente.

7805_schema_elettrico

Partendo dal concetto che per ricaricare delle batterie al NiCd(3) basta farle attraversare da una opportuna corrente, che di solito è pari ad un decimo della loro capacità nominale, per un dato tempo, che sempre in linea di massima è pari a 10-14 ore, questo componente ci sarà estremamente utile nell’andare a creare il nostro “carica-batterie”.

radiokit elettronica

 

 

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