Old-Timers

old-timer radioamatori

Chi sono e cosa fanno i “vecchi” radioamatori

Old-Timer (radioamatori) – Le origini

Molti hanno sentito parlare di radioamatori Old-timers ma credo pochi ne conoscano le origini, le motivazioni e le attività. Letteralmente Old-timer significa “vecchio del mestiere” ed é il termine utilizzato, sin dalle origini, per indicare una categoria di radioamatori che, allontanandosi dagli schemi comuni, si dedicano alle varie attività che hanno per fulcro le apparecchiature radio dei tempi passati, impegnandosi in prima persona nel lavoro tecnico, manuale e di sviluppo culturale che ne deriva.

Gli Old-timers non sono collezionisti – anche se taluni abbinano in parte più o meno rilevante questo interesse – ma radioamatori che hanno scelto una strada per mantenere viva l’attività tecnica e manuale quale ha distinto la categoria per molti decenni, sino a metà del secolo scorso. Non casualmente la nascita dei primi gruppi consistenti di Old-timers è avvenuta negli Stati Uniti, il paese leader nell’evoluzione tecnologica dell’elettronica e relativi cambiamenti epocali, con impatto esteso anche al radiantismo, per una enfasi progressivamente annullata nelle attività tecniche, sperimentali, manuali e di arricchimento culturale. Prima di questa evoluzione forte era l’iterazione tra la comunità radiantistica ed il mondo dell’industria della radio.

Ad esempio in U.S.A., a cavallo tra i due conflitti mondiali, il “tempio” nelle radiocomunicazioni, ovvero i laboratori RCA (Radio Corporation of America), contavano moltissimi OM tra i ricercatori: nomi famosi passati alla storia per lo sviluppo di circuiti originali tutt’oggi impiegati. Un altro caso significativo è stato lo sviluppo della SSB: la Casa che tra gli anni ‘50 e ‘60 diede impulso decisivo allo sviluppo delle comunicazioni in SSB fu la Collins Radio di Cedar Rapids (Ohio): oltre che il fondatore – Arthur Collins (W0CXX) – gran parte dello staff tecnico di questa Società era composto da radioamatori. Sessanta anni or sono la radiotecnica era il cuore dell’elettronica, sicché l’attività radiantistica si collocava nell’alveo della tecnologia più pervasiva e dinamica dell’era moderna risultando intrinsecamente attraente, in un mondo ove le distanze costituivano anche nell’immaginario una barriera fisica importante.

In tutti i paesi ed anche a casa nostra, i più anziani tra noi possono constatare che lo scemare d’importanza dell’industria radiotecnica professionale e civile, la marginalizzazione delle comunicazioni radio HF e loro valenza strategica, la proliferazione di altre attività legate alla comunicazione o complementari a queste, hanno fatto sì che la radiotecnica abbia interessato un numero progressivamente sempre più esiguo di soggetti, sia divenuta marginale nella formazione professionale ed universitaria, sia praticamente sparita dagli scaffali delle librerie, confinata negli angoli remoti delle biblioteche e non ultimo, posizionata nel subconscio delle nuove generazioni come un mezzo quasi da archeologia industriale.

Dunque, la prima generazione di Old-timers è costituita da radioamatori non più giovani, con un passato radiantistico longevo – prevalentemente in HF – e che oggi si dedicano alle apparecchiature esclusivamente valvolari. Questa generazione è costituita quasi esclusivamente da tecnici e specialisti con una forte deformazione professionale, ed anche mentale, per il solo mondo analogico e che nell’attività Old-timer ritrovano la collocazione nel radiantismo con i valori d’origine.

Ad esempio il recupero o la riproduzione dei radioricevitori d’epoca, specie se antichi, ha assunto livelli professionalmente elevati sotto molti punti di vista: di ricostruzione storica, di studio dell’evoluzione scientifica e tecnologica, di manualità d’esecuzione e ricerca del particolare che fa rivivere e percepire le emozioni del tempo passato, oggi non ripetibili. Una seconda generazione di “vecchi del mestiere”, più numerosa, è correlata all’evoluzione tecnologica più recente ed alla trasformazione del mercato delle apparecchiature radiantistiche in un segmento consumer al pari di quello audio, HI-FI o della videoregistrazione che vede il predominio delle Case giapponesi.

Queste hanno trasformato e selezionato il radioamatore “medio” essenzialmente in un consumatore, privo di un proprio ruolo propulsore, ed a rimorchio dell’offerta e dell’incisiva opera di marketing degli operatori industriali del settore.

Le motivazioni
Il radioamatore si è trovato sempre più distante dagli strumenti che attiva e dal lavoro sperimentale e questa frattura è in continua espansione. In un futuro non troppo lontano le “scatole magiche” negli “shack” saranno oggetti misteriosi autosufficienti, finanche con possibilità di autodiagnosi e riparazione ove possibile, e la frattura con l’operatore sarà così profonda che nessun intervento sarà possibile al singolo ed anche quelli effettuati dall’assistenza tecnica competente, che accompagna ogni prodotto industriale, saranno operazioni codificate indecifrabili a chi le esegue: solo il costruttore sarà il depositario della conoscenza estesa della “scatola magica”.

Ma anche il fabbricante si comporterà in certa misura come operatore di scatole chiuse per alcuni aspetti ed in primo luogo per il contenuto tecnologico e sistemistico dei circuiti integrati a larga scala sviluppati dai fabbricanti di semiconduttori. Funzioni complesse non saranno più il risultato di circuiti elettronici più o meno elaborati ma sequenze di istruzioni e programmi residenti sotto forma di labili cariche elettriche nell’intimo di qualche circuito integrato costituito da decine o centinaia di milioni di transistori. Già oggi in un moderno apparato se per qualsivoglia ragione il sistema operativo è perso, non si è nemmeno in grado di accenderlo e se le chiavi soft risultano corrotte bisogna risalire sino alla sorgente, sempre a scatola chiusa, senza avere la pur minima conoscenza o semplice percezione delle tecnologie e tecniche coinvolte.

Il radioamatore nei confronti delle apparecchiature moderne si trova quindi all’ultimo anello di una catena di dipendenza tecnologica: a lui è riconosciuta, de facto e solo in parte, una competenza: l’uso. Il radioamatore quindi è gradualmente evoluto verso la figura di un “utente” per un’attività di svago e divertimento e poiché la ragione d’essere dell’industria collegata esiste finché gli “utenti” costituiscono un mercato sufficientemente vasto, questa si è ingegnata per offrire prodotti sempre più appetibili, sempre più automatizzati e “user-friendly” per abbracciare mercati sempre più vasti.

Questo stato di cose ha prodotto in un primo tempo un aumento della comunità radiantistica per effetto delle nuove adesioni ma contestualmente è iniziato l’abbandono da parte di alcuni e l’orientamento di molti altri in settori ove il radioamatore si riappropria di un ruolo centrale. L’autocostruzione ed il QRP, le microonde, lo spazio e l’attività Old-timer sono solo alcuni dei segmenti che hanno come denominatore comune questa motivazione.Alla base di questa mutazione d’interessi ed orientamenti vi è dunque la presa di coscienza di alcuni OM che possiamo sintetizzare in poche parole: “Riappropriarsi del ruolo ponendo al centro dell’attività radiantistica la propria persona per lo sviluppo ed accrescimento delle capacità intellettuali e manuali”.

A larga maggioranza gli OM che fanno questa scelta condividono una caratteristica che reputo sia un valore positivo a difesa della categoria: vivono il radiantismo con spirito analitico e critico, rifiutando d’essere a rimorchio di venditori di fumo e gadget, o di Enti ed operatori commerciali che considerano i radioamatori come un “parco buoi”, cercando anche di plasmarli o piegarli ai loro fini mercantili.

Questa caratteristica può anche risultare fastidiosa o di intralcio a personaggi strutturali a tali tentativi, ben sapendo che in maggioranza, gli Old-timers sono OM determinati e non disponibili al compromesso nei valori fondanti del radiantismo.

Cosa fanno i radioamatori (old-timer)

I “vecchi del mestiere” sono i primi a rendersi conto, proprio per le conoscenze tecniche che coltivano, che le realizzazioni frutto del proprio lavoro ed i vecchi apparati che ricondizionano a nuova vita, non possono competere (se non per alcuni aspetti) con le ultime costose novità del Sol Levante. Ma chi è interessato al proprio arricchimento culturale non considera ciò elemento determinante; ma poter avvicinare, con l’impegno intellettuale e quanto realizzato con le proprie mani, il risultato della scatola “magica” dell’ultima generazione od il superamento occasionale di alcuni aspetti, costituisce una gratificazione incommensurabile.

In fondo, chi usa le scatole “magiche” per la comunicazione può essere sempre battuto, con la propagazione chiusa o aperta, dalla badante filippina che con il telefonino cellulare saluta le amiche che vivono in qualche isola dell’Oceano Pacifico: qual è la differenza? In modo crudo possiamo dire: chi usa il telefonino ha accesso ad un sistema complesso con tecnologia molto più evoluta e sofisticata di quella delle scatole”magiche” e non si cura del mezzo; chi usa le scatole “magiche” è gratificato dal possesso da un sistema autosufficiente molto più semplice, anche se lo ritiene “la fine del mondo”, con la percezione di svolgere un ruolo importante o in taluni casi indispensabile.

Entrambi non hanno accesso all’intimo del sistema tecnologico che operano ed il livello conoscitivo è superficiale oppure semplicemente azzerato a causa delle barriere poste dalla tecnologia. Chi invece privilegia il fatto d’ottenere risultati col frutto del proprio lavoro e d’essere in grado in ogni momento di mettere mano all’attrezzatura che ha sul tavolo, tararla, fare opera di manutenzione e riparazione, eseguire confronti con competenza modificarla o migliorarla, pone in altri valori la sua ragione d’essere OM.

Possiamo distinguere i “ vecchi del mestiere” in 3 categorie principali ciascuna delle quali è articolata in diversi segmenti:

    I) OLD-TIMERS per radio professionali e militari
    II) OLD-TIMERS per apparecchiature radiantistiche
    III) OLD-TIMERS per solo ricevitori d’epoca

I “Vecchi del mestiere” che si dedicano alle radio professionali e militari sono forse il gruppo più numeroso in tutti i paesi a causa della abbondante disponibilità di materiale surplus dopo il secondo conflitto mondiale e quelli successivi o a seguito di eventi geopolitici: Corea, Vietnam, Balcani, Medio Oriente, caduta del muro di Berlino ed altri minori.

Questi radioamatori si sono organizzati in Associazioni al fine di poter svolgere meglio l’attività. In Italia avevamo la A.S.T. (ARI Surplus Team) che tra i Soci includeva anche chi scrive. In USA gli appassionati militano nella M.A.R.S. (Military Affiliate Radio System) ed in altre Associazioni, mentre in Europa i gruppi principali li troviamo in Germania e Regno Unito (V.M.A.R.S.). Essendo il settore molto vasto sono nate anche delle specializzazioni.

Oltre coloro che operano “a largo spettro” troviamo infatti gli specialisti: quelli solo per le radio degli Alleati, altri delle apparecchiature tedesche o italiane, altri ancora per gli apparati a bordo degli aerei etc. Per alcuni settori vi è anche una divisione per periodi di riferimento: la più importante è quella che separa l’era delle radio con valvole termoioniche da quella delle radio con semiconduttori. Alle radio militari si affiancano le apparecchiature professionali, quali ad esempio derivanti dalle dismissioni nel settore dell’impiego navale, degli Enti Postali, od operatori industriali. La maggior parte delle apparecchiature è di origine o progetto statunitense, mentre modesta è la disponibilità di radio ed attrezzature tedesche, anche perché queste vennero distrutte in quantità rilevanti al termine del conflitto, con l’obiettivo non dichiarato, d’ottenere una standardardizzazione nei componenti e manufatti che consentisse un margine di vantaggio alle aziende statunitensi, almeno per il primo decennio di ricostruzione dell’industria manifatturiera europea.

Solo dopo la caduta del muro di Berlino gli Old-timers hanno avuto accesso a materiale non angloamericano o dei paesi non aderenti alla NATO. In tutti i paesi più importanti i “vecchi del mestiere” tengono contatti regolari con QSO circolari giornalieri o settimanali: quelli di casa nostra possiamo ascoltarli la sera dopo le 20.00GMT in 80 metri a 3740 kHz, o dintorni in caso di QRM. L’attività operativa e le diverse prove sono in SSB ma anche in AM, RTTY, ed in qualche caso anche HELLSCHREIBER. Le stazioni presenti impiegano un ampio ventaglio di apparati: da quelli impiegati nel secondo conflitto mondiale, come l’intramontabile trasmettitore ATC/ART13 con valvola 813 in finale e modulatore di placca e griglia schermo con push-pull di triodi 811, alla stazione completa in SSB usata nella guerra del Golfo, con frequenza controllata da sintetizzatore e 400 W di potenza con tetrodi in metallo-ceramica. Non mancano i piccoli transceiver QRP a stato solido SEG-15 della ex Germania-Est o i cloni russi delle apparecchiature tedesche o ricevitori prestigiosi come i Collins 51J-4 ed R390, Rohde & Schwarz EK07, Siemens E311, Hammarlund SP600. Ma soprattutto non mancano gli uomini, taluni dei quali hanno un bagaglio conoscitivo enciclopedico, corredato di capacità di alto livello in diversi settori tecnologici.

Quelli dotati di talento costituiscono una risorsa e dovrebbero essere motivati per un’opera formativa delle nuove generazioni: ciò è fattibile qualora gli interlocutori abbiano credibilità e carisma riconosciuto. Questi OM organizzano incontri anche in occasione di manifestazioni o mercatini, privilegiando quelli di scambio diretto tra radioamatori come avviene a Marzaglia, Voghera e Montalto. I lavori di varia natura e complessità sviluppati da questi OM sono pubblicati nei media radiantistici o raccolti in collane ed i più validi divengono “Standard” adottati in tutto il mondo: due semplici esempi li troviamo alle Ref.1 , Ref.2. I “vecchi del mestiere” che si dedicano alle sole apparecchiature radiantistiche costituiscono una categoria distinta in tutti i paesi. Generalmente questi OM lavorano e svolgono attività radio selezionando, o privilegiando, i prodotti di un singolo costruttore: Hallicrafters, Collins, National, Drake, Hammarlund e limitatamente a casa nostra anche Geloso.

Talvolta l’attività è confluita nel collezionismo in parte più o meno rilevante. Anche in questo caso sono sorte Associazioni ed una tra le più importanti a livello mondiale è la CCA (Collins Collector Association) che si è dotata di strumenti di informazione e di supporto validi (http://www.collinsradio.org).

Anche gli aderenti alla CCA mantengono appuntamenti regolari con net serali che sono strutturati in funzione dei fusi orari per raccogliere la maggior partecipazione possibile. Tra gli appuntamenti più originali è da segnalare il net in Modulazione d’Ampiezza in 80 metri che si svolge il primo mercoledì di ogni mese con inizio alle 8 P.M. di ogni fuso orario muovendosi da Est ad Ovest e quello, la domenica, in 10 metri. (@29050 kHz, dalle 18.00Z); altri appuntamenti sono fissati in 20 metri. Durante un ascolto occasionale in 20 metri l’estate scorsa ho contato (ma non tutte copiate) oltre 25 stazioni in AM di cui ben tre impiegavano il famoso trasmettitore KW-1 che è una rarità, considerando che furono prodotti solamente un centinaio di esemplari.

Anche la terza categoria di “vecchi del mestiere” che si occupa solo di ricevitori è molto vasta ma la quota più importante è relativa a coloro che si dedicano ai radioricevitori domestici d’epoca, con interessi parzialmente sovrapposti col mondo radiantistico. Uno dei punti di convergenza verte sul restauro e riproduzione dei radioricevitori dei primi decenni del secolo scorso con specializzazioni che hanno raggiunto livelli di eccellenza. Un esempio che molti hanno potuto ammirare funzionante in occasione di una fiera, è stata la riproduzione da parte di un “guru” del settore, della cui amicizia sono onorato, della stazione radio della sfortunata spedizione del dirigibile Italia al polo Nord nel 1928 che dal “pack” ha consentito il salvataggio dei superstiti.

Questo signore, in collaborazione con altri appassionati, ha riprodotto una copia esatta nei minimi particolari del ricevitore e del trasmettitore, senza “scorciatoie” od approssimazioni: ad esempio le manopole degli apparati sono state costruite programmando, con dati ricavati da fotografie e da un frammento dell’originale, una macchina utensile a controllo numerico che ha lavorato (per ablazione) un blocco di materiale grezzo.

Concludendo possiamo affermare dunque che i “vecchi del mestiere” con la loro attività sono coerenti con il vero radiantismo sperimentale, costituendo un punto di riferimento per i nuovi OM ed al pari di altri che, in settori diversi, pongono la cultura, la conoscenza e le capacità manuali al centro dell’attività del tempo libero, avranno vita lunga perché perseguono valori che non declinano.

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