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Parliamo di Progettazione Elettronica

Progettazione elettronica - circuiti

In questo articolo volevo prendere in considerazione un problema che mi è stato sottoposto da vari studenti, che ho seguito privatamente nella preparazione degli esami di elettronica. In pratica alcuni ragazzi, pur preparati dal punto di vista nozionistico, non si sentono in grado di creare progetti elettronici, si sentono frustrati da ore di studio per loro "buttate al vento". Ma sbagliano, è solo una questione di cambiare prospettiva, di cambiare modo di pensare.

Nelle numerose lezioni di elettronica, impartite a vari studenti di Ingegneria, ho constatato che comunemente molti ragazzi hanno un bagaglio di nozioni sufficientemente ampio ma, purtroppo, una scarsa consapevolezza di come esso debba essere utilizzato.
Partendo da questo assunto, ho deciso di scrivere questo articolo che tratta dell'approccio alla progettazione, in particolare quella elettronica.
Un esempio concreto credo sia più esplicativo rispetto di una serie di consigli sparsi, che spesso lasciano dubbi e risultano sterili.
Supponiamo di trovarci nel nostro laboratorio e di di dover fare la misura di una resistenza degli ordini dei milliohm, ad esempio quella di una induttanza autocostruita, e di avere a disposizione solo un multimetro con una risoluzione non superiore alle decine di ohm. Cercando tra le nostre nozioni di base ci ricordiamo la legge fondamentale di Ohm che, come sappiamo, può essere scritta come V=RI. La resistenza dunque è pari a R=V/I, decidiamo allora di utilizzare questa forma della magica legge per sviluppare il nostro progetto. Se riuscissimo ad imprimere alla nostra resistenza una corrente di valore noto e pari ad esempio ad 1mA, mediante il nostro multimetro potremmo ottenere il valore della resistenza semplicemente misurando la tensione, utilizzando la scala di misura delle decine di volt. Infatti a questo punto il valore della resistenza sarebbe pari a R=Vx1000 e quindi R (in milliohm) = V.

Il problema dunque si è spostato da quello teorico, della misura, a quello tecnico di ottenere la corrente desiderata con una certa precisione.

I più esperti penseranno che si può semplicemente utilizzare un alimentatore da banco opportunamente settato, ma lo scopo dell'articolo è quello di guidare nel processo di creazione di un progetto concreto e non di seguire la via più ovvia.
Per fare quanto stabilito poco sopra si possono utilizzare una quantità enorme di soluzioni, e proprio in questo sta il fascino creativo dell'elettronica. Decidere per una idea piuttosto che un'altra dipende da vari fattori, primo tra tutti i componenti elettronici a nostra disposizione. Supponiamo che nel laboratorio si abbiano delle resistenze, dei condensatori e qualche integrato. Nella nostra scatola troviamo un regolatore LM317 e un amplificatore operazionale uA741, questo ci offre due soluzioni possibili. Si può quindi scegliere o il regolatore e,consultando il datasheet, si configura l'integrato in maniera tale da ottenere la corrente appropriata. Oppure si usa l'operazionale configurato come amplificatore di corrente come negli schemi convenzionali dei libri di testo.

A questo punto potremmo allargare il nostro orizzonte progettuale e decidere di fare a meno del multimetro, per costruire uno strumento di misura standalone. Anche qui si fa ricorso alle nozioni studiate per la realizzazione di un voltmetro digitale. Possiamo ad esempio usare 4 display LED a 7 segmenti, un convertitore Analogico Digitale, qualche condensatore e alcune resistenze. Spingendoci ancora oltre potremmo decidere di fare a meno della batteria e creare l'alimentazione del dispositivo e, come si può capire dalle righe che avete appena letto, sarà sufficiente applicare le nozioni studiate per realizzarne uno adatto ai nostri scopi.

In conclusione: prima di darvi per vinti e accantonare un idea, cercate nella vostra memoria le nozioni che avete studiato, non fermatevi al problema dominante ma cercate di dividerlo in parti più piccole, più facili da affrontare. Inoltre non usate gli schemi che si trovano in rete o nelle riviste ad occhi chiusi, piuttosto pensate ad una soluzione e poi guardate quelle altrui, spesso si riescono a percorrere strade diverse ugualmente efficaci, in questo caso la soddisfazione è garantita. Quando leggete gli schemi dei più esperti cercate di capirne la logica, non montate i componenti su una basetta e gioite di un lavoro che in realtà è solo un lavoro di saldatura, in parole povere capite e non copiate.

 

 

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ritratto di cifi79

in pratica...

Questo è vero a livello hobbistico, però se uno volesse applicarlo al proprio lavoro molte volte si trova di fronte delle soluzioni di commercio che convengono sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dell'affidabilità.
Almeno qui in zona da me non sono molte le realtà che lasciano spazio alla sperimentazione si cerca sempre di trovare qualcosa di già fatto...
Ciao

ritratto di Dreamworker

Se uno svolge un lavoro di

Se uno svolge un lavoro di progettazione elettronica per professione, deve avere un laboratorio che consenta di fare un minimo di analisi circuitale. Non può fare a meno di strumenti come l'oscilloscopio, come i multimetri etc., perché prima o poi le capiterà di dover fare qualcosa di diverso da quello "preparato dal mercato". Forse l'esempio banale che ho riportato per descrivere il processo creativo che sta dietro la progettazione ha forviato qualcuno, ma ti assicuro che a livello industriale si segue proprio questo tipo di percorso, a meno che non si discuta di realtà più piccole in cui spesso neppure si progetta.
Se poi vogliamo discutere della tristezza del mondo elettronico in Italia, allora ne possiamo dire di tutti i colori, visto che quello che hai scritto "Almeno qui in zona da me non sono molte le realtà che lasciano spazio alla sperimentazione si cerca sempre di trovare qualcosa di già fatto..." non succede solo dalle tue parti ed è il cancro dell'economia tutta del nostro Paese.

ritratto di Massimo Manca

Se uno svolge un lavoro di...

Beh, se si "progetta" di mestiere non si procede più come 20-30 anni fa, oggi se si vuole "progettare" seriamente si deve partire a monte da considerazioni di performance tecniche/tecnologiche, di produzione/producibilità e soprattutto economiche lavorando sempre con tempi più ridotti. In questo contesto non si può "aspettare" per avere materialmente in mano la componentistica necessaria (oltretutto si potrebbe dover provare più di una soluzione diversa e magari più di una configurazione circuitale).
Nel contesto della "progettazione" professionale gli strumenti EDA sono fondamentali in tutta la fase della progettazione; oggi con alimentatori, oscilloscopi e multimetri non si progetta più, si verifica/collauda ciò che si è progettato al simulatore (credo ancora per poco tempo vista l'affidabilità dei sw di simulazione).

In questo contesto consiglio vivamente a professori e studenti di utilizzare uno strumento divertente da imparare ed estremamente utile (io lo ritengo assolutamente indispensabile): un buon simulatore della famiglia SPICE/PSPICE/Berkley spice. Ce ne sono tantissimi free o a basso costo, la maggior parte integrano un buon schematic-entry ed una libreria di base (file e librerie le mettono a disposizione anche i maggiori silicon vendors). Personalmente mi sentirei di consigliare LTSpice-V di Linear Technologies.

Per quanto riguarda oscilooscopi, alimentatori ecc. oramai si usano quando le cose vanno male o quando i "fondi" a disposizione non permettono di acquistare un simulatore adeguato all'applicazione (es. i simulatori per i circuiti RF che devono necessariamente essere integrati con il pcb design).

Buone simulazioni a tutti.

ritratto di Dreamworker

Concordo sul fatto che

Concordo sul fatto che oggigiorno gli strumenti di simulazione sono essenziali, ma anche qui ci si concentra sull'esempio, ovviamente banale e criticabile, e non sul cuore dell'articolo.A mio avviso, comunque, gli strumenti di analisi e misura sono necessari, indipendentemente dai soldi spesi per comprare simulatori efficienti.
Tornando all'articolo, resta il fatto che se non sai applicare quanto studiato, non riuscirai comunque a creare dei circuiti da simulare e neppure a trovare, e provare, soluzioni alternative a quella iniziale. Quindi d'accordo su tutto il discorso da te fatto, ma il problema di tradurre in circuito il proprio sapere secondo me rimane importante.

ritratto di divivoma

giustissimo... oggi con i

giustissimo... oggi con i tool di sviluppo si riesce ad arrivare ad un design finito in poco tempo.. e se proprio vogliamo dirla tutta la fase di progetto e design e le simulazioni sono secondo me la parte che più spetta all'ingegnere.. ma ovviamente questa è soltanto una mia opinione in quanto le relative fasi di montaggio e misure vanno affidate ad ingegnere di validazione e test ..quindi penso che oggi giorno le grandi aziende tendono a suddividere queste figure proprio perchè si cresce di più su entrambe i fronti tenendoli separati ma comunque comunicanti tra loro...
forse è una filosofia troppo netta e magari errata..ma ad esempio nell'azienda dove lavoro io i progettisti toccano poco l'hw che invece spetta ai validation expert ..talvolta anche periti elettronici molto ma molto in gamba !

ritratto di stefano1988

Su alcuni aspetti concordo

Su alcuni aspetti concordo con te su altri purtroppo no!
L'esperienza (in fondo è questo di cui parli) andrebbe offerta direttamente dall'università (parlo solo di università perché so che ci sono anche vari istituti tecnici più avanzati della nasa), io mi ritrovo che delle cose fatte all'università ne sto usando ben poche anzi pochissime nel mio settore... certo la "forma mentis" nella risoluzione di problemi è ineguagliabile.
Detta alla buona siamo come motori di una ferrari senza la cinghia di distribuzione.. poi arrivano indiani, thailandesi ecc ecc che sono come i motori della tata (una specie di minicar) ma ricevono una preparazione svolta alla sola tecnica (cinghia di distribuzione) che per chi vuole gente nel proprio staff che non pensa sono un ottimo acquisto.

ritratto di Dreamworker

Ciao Stefano, il problema non

Ciao Stefano, il problema non è solo dell'Università ma è piuttosto culturale della società italiana. In genere non siamo abituati a tradurre ciò che abbiamo studiato nella teoria in qualcosa di concreto, al massimo fai le cose concrete senza capire perché funzionano solo perché l'hai imparato. C'è una sorta di scollamento tra preparazione teorica e tecnica, una cosa deleteria in particolare per gli ingegneri che studiano proprio per unire i due aspetti.
Alcune volte però gli studenti universitari non sanno che hanno diritto ad un numero di ore in laboratorio, basta andare ai dipartimenti e chiedere, e perdono l'occasione di "mettere le mani dentro l'elettronica" rimanendo, se non si sono fatti istituti tecnici, completamente digiuni dei vari aspetti pratici che la progettazione elettronica ha.

ritratto di Giacomo Barresi

Calcoli errati

Buongiorno a tutti Voi,

Come mostrato nell'esempio e' corretto dire che ai capi di una resistenza attraversata da una corrente di valore noto, e' presente una tensione pari alla resistenza per la corrente.

Nell'esempio se la corrente nota e' di un milliamper e la resistenza da misurare di

qualche milliohm, la tensione sarà dell'ordine dei microvolt.

tensione molto difficile da leggere con un multimetro con scala volt.

Saluti Giacomo Barresi

di seguito riportato quanto scritto nell'articolo.
Supponiamo di trovarci nel nostro laboratorio e di di dover fare la misura di una resistenza degli ordini dei milliohm, ad esempio quella di una induttanza autocostruita, e di avere a disposizione solo un multimetro con una risoluzione non superiore alle decine di ohm. Cercando tra le nostre nozioni di base ci ricordiamo la legge fondamentale di Ohm che, come sappiamo, può essere scritta come V=RI. La resistenza dunque è pari a R=V/I, decidiamo allora di utilizzare questa forma della magica legge per sviluppare il nostro progetto. Se riuscissimo ad imprimere alla nostra resistenza una corrente di valore noto e pari ad esempio ad 1mA, mediante il nostro multimetro potremmo ottenere il valore della resistenza semplicemente misurando la tensione, utilizzando la scala di misura delle decine di volt. Infatti a questo punto il valore della resistenza sarebbe pari a R=Vx1000 e quindi R (in milliohm) = V.

ritratto di Dreamworker

Si Giacomo calcolo sbagliato,

Si Giacomo calcolo sbagliato, me ne scuso con tutti, in questo caso sarebbe opportuno usare una corrente di 1 A. Grazie per la segnalazione

ritratto di giacomobarresi

Forse con 1 A il multimetro non va bene.

Buongiorno,

Forse con 1 A le tensione ai capi della resistenza di qualche milliohm sara' dell'ordine dei millivolt e la precisione di misura se si utilizza un multimetro e' molto limitata.

Inoltre 1 A di corrente e' elevata (nel caso di un induttore questo dovrà essere formato da filo grosso) e si potrebbero avere surriscaldamenti sulle bobine e variazioni della resistenza che spezzo dipende dalla temperatura.

A mio avviso sarebbe utile costruire con un amplificatore operazionale ad altissima resistenza di ingresso utilizzare correnti più basse di 1 A per quanto sopra descritto.

Amplificare la tensione ai capi della resistenza e leggere l'uscita con il multimetro.

Meglio utilizzare correnti basse per limitare al minimo gli errori.

Cordiali saluti Giacomo Barresi

ritratto di Dreamworker

Si Giacomo le soluzioni, come

Si Giacomo le soluzioni, come ho scritto sono moltissime, ma l'esempio serviva solo a evidenziare il processo creativo dietro la progettazione, perciò la creazione del dispositivo non era lo scopo dell'articolo.
Comunque ottimo suggerimento :"A mio avviso sarebbe utile costruire con un amplificatore operazionale ad altissima resistenza di ingresso utilizzare correnti più basse di 1 A per quanto sopra descritto."

ritratto di Emanuele

Forse non ve ne state accorgendo....

Forse non ve ne state accorgendo....
ma è proprio questo il modo di stimolare gli studenti, trovare soluzioni, ricercare, condividere e sviluppare. E quando il progetto è terminato la soddisfazione è enorme, ve lo garantisco ;)

....sempre che funzioni però :)

e per farlo funzionare, bisogna averli letti queli libri prima, e quei datasheet/application dopo!

ritratto di giacomobarresi

Buongiorno a tutti Voi, Come

Buongiorno a tutti Voi,

Come mostrato nell'esempio e' corretto dire che ai capi di una resistenza attraversata da una corrente di valore noto, e' presente una tensione pari alla resistenza per la corrente.

Nell'esempio se la corrente nota e' di un milliamper e la resistenza da misurare di

qualche milliohm, la tensione sarà dell'ordine dei microvolt.

tensione molto difficile da leggere con un multimetro con scala volt.

Saluti Giacomo Barresi

di seguito riportato quanto scritto nell'articolo.
Supponiamo di trovarci nel nostro laboratorio e di di dover fare la misura di una resistenza degli ordini dei milliohm, ad esempio quella di una induttanza autocostruita, e di avere a disposizione solo un multimetro con una risoluzione non superiore alle decine di ohm. Cercando tra le nostre nozioni di base ci ricordiamo la legge fondamentale di Ohm che, come sappiamo, può essere scritta come V=RI. La resistenza dunque è pari a R=V/I, decidiamo allora di utilizzare questa forma della magica legge per sviluppare il nostro progetto. Se riuscissimo ad imprimere alla nostra resistenza una corrente di valore noto e pari ad esempio ad 1mA, mediante il nostro multimetro potremmo ottenere il valore della resistenza semplicemente misurando la tensione, utilizzando la scala di misura delle decine di volt. Infatti a questo punto il valore della resistenza sarebbe pari a R=Vx1000 e quindi R (in milliohm) = V.

ritratto di Vittorio Crapella

Le parole della conclusione

Le parole della conclusione sono davvero sante...
spesso gli studenti si limitano a realizzare schemi fatti da altri e si accontentano se funzionano..
per il lavoro dipende cosa si vuole fare ..
se si vuole creare cose nuove allora bisogna agganciarsi ai prodotti nuovi delle varie case e imparare a leggere i data-scheet http://www.datasheetcatalog.com/
senza tralasciare l'approfondimento dei micro che non possono quasi mai mancare in applicazioni di una certa importanza

ritratto di Dreamworker

Concordo su tutto. A

Concordo su tutto. A proposito sto preparando un articolo che riguarda proprio la lettura dei datasheet.

ritratto di Zio80

L' affermazione : "design e

L' affermazione :
"design e le simulazioni sono secondo me la parte che più spetta all'ingegnere."
Non è vero niente, questo è un ragionamento classista e soprattutto lontano dalla realtà. Così era all' inizio, ora è giusto che sia diffusissimo l' impiego , per ragioni economiche, dato che è meglio simulare un attimo, prima di produrre schifezza...

E lo può e anzi lo deve fare anche il neo-assunto e perito.

Progettare inoltre se richiede poco tempo,significa che si è davvero fatto poco e niente di innovativo. O si è copiato il 90% senza essere capaci un domani di potenziare o migliorare.
E penso anche pieno di errori. Beati coloro (mi sento Gesù ...!..) che ricordano ancora come si calcola un filtro passa banda a op-amp e coloro che macinano con gli Smart-Fusion, annegandosi nelle celle e in sintassi marziane...

E che lavorano ascoltando e facendosi ascoltare dai colleghi.

Il validation expert di solito è fatto da individui che ti spostano le scritte o te le allineano... daiii Da Licenziare. Sono parassiti. Quando il Team funziona è il feedback sul campo il vero validatore. O il sorriso del cliente.

Infine, ancora un qualcosina sull' elettronica analogica.
Pensare oggi di andare a realizzare delle "menti progettiste", dopo 30 anni di "sintetizzazione" di circuiti continui, per capire che non ci sono strade definite per l' analogica, SE NON SCHEMI CHE NON SONO ANDATI A FUOCO NELLA REALTA', che seguano "precisi" canoni di insegnamento definitivi, è da presuntuosi.

A meno di non fare come la NI , che ha prezzi devastanti, ma infila D/A A/D e DSP dappertutto, e quindi abbraccia, nella manipolazione dei segnali, anche se digitalmente in ultima analisi ( ma questo è il vero dominio, e su questa strada gli integratori di ICs si muovono, per consolidare il loro mercato ), quasi tutte le combinazioni di analogica possibile (salvo la parte di potenza che si gestisce a parte, prima che sfoci in Elettrotecnica... ).. e poi fare "click" sugli oggetti, prima virtuali e poi REALI, ma con costo di progettazione ammortabile solo con 20Milioni di pezzi venduti..

Questo lo si può proporre a chi produce elettronica di massa... e lì c'è poco spazio
per inventare...
Diversamente, se si tratta di generare elettronica a target, consiglio di capire bene cosa si vuole, se esiste già qualcosa di simile , e al massimo integrare, misurare , adattare e INTRODURRE qualcosa di Proprietà Intellettuale ( che fa il Brand!!) .

A tal uopo (vai che uso l' italiano aulico..), se posso, vi consiglio di maneggiare il nuovo PIC 16F1507, dove vi renderete conto dell' elasticità da una parte, e dalla potenza dall' altra, in un semplice circuitino di 20 pin e 3k di Flash.

Farete qualsiasi cosa, ogni pin è configurabile O DIGITALE o ANALOGICO.

E in generale, se volete, da parte di Vostro Zio80, qualche dritta, anche se siete nel deserto, con solo un server come "essere vivente" vicino a Voi, ricordateVi a memoria le formule dell' amplificatore invertente, non invertente e dell' amplificatore differenziale... Se sostituite R con Z, e manipolate bene jw o s, siete e rimarrete padroni.

Di più, è vanagloria, leggermente di meno, è saggezza e paga sicura (a meno di non essere professori e non industriali e allora potete permettervi anche di studiare l' effetto dei neutrini in una zona lontana da Zichichi,.,.)

ritratto di linus

Se ascolto dimentico

Discorso interessantissimo, spesso sottovalutato e sottostimato, secondo la mia visione delle cose che oggi sembra proprio non essere più apprezzata. Partendo dall'assunto di Confucio, che, secondo me, vale per tutte le discipline tecniche, che recita "Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco." e al di là della necessaria preparazione teorica (perché succede e si verifica un dato evento, o il comportamento di un dato componente al variare dei parametri) è necessario un approccio diverso nella progettazione che un tempo era basilare per la preparazione di progettisti e tecnici, nonchè di operai specializzati, al dì là dei simulatori che oggi sono strumenti validi per avere un primo riscontro sulla progettazione di apparecchiature o di strumenti. L'operaio sapeva come si comportava un dato componente nella realtà non conoscendone i motivi, il tecnico specializzato sapeva come si comportava un componente in via teorica, conoscendone le caratteristiche relative al componente, il progettista vero, ovvero quello che ha sperimentato sul campo, le conosce entrambe, avendo non solo simulato il comportamento, ma sperimentato sul campo ciò che in teoria aveva dimostrato. Non per nulla Jobs realizzò il suo Apple I costruendolo fisicamente. Oggi, si pensa che la realizzazione pratica non sia necessaria e non sia indispensabile per formare sia i tecnici che i progettisti, infatti, nel mondo dell'istruzione e della ricerca si è teso in tutti questi anni eliminare o ridurre in modo sostanzioso l'approccio verso le materie tecniche alla sola conoscenza teorica eliminando via via l'approccio pratico inserendo nuovi saperi che solitamente disorientano l'utenza e spesse volte tendono a far perdere la visione tecnica che dovrebbe avere un tecnico o un progettista sulla realizzazione di un progetto. Invece di avvicinarsi verso la realtà si ci allontana facendo si che una volta messi di fronte a qualcosa da progettare si tende a cercarla in rete per copiarla, sfruttando, quindi, poco o pochissimo i propri saperi poichè slegati dalla realtà. La cosa più grave di questo modus operandi è che ciò viene propagandato dall'alto, in modo tale da poter risparmiare sull'uso delle attrezzature e dei materiali di consumo, escludendo di fatto coloro che hanno operato tutta una vita oltre i saperi teorici.

ritratto di stefano88

Tutto vero il tuo discorso,

Tutto vero il tuo discorso, infatti mi ricordo quando iniziai ad appassionarmi ad elettronica e così intrapresi gli studi per diplomarmi in elettronica e telecomunicazioni e alla fine sapevo a malapena leggere un circuito elettronico, comunque sia anche ora se devo mettermi a progettare qualcosa andrei incontro a grosse difficoltà però mi sono impegnato a imparare da solo e sottolineo che ho imparato più da solo per passione che non a scuola, purtroppo dal mio punto di vista in Italia imbottiscono troppo i ragazzi delle superiori e università di teoria poi a livello pratico non sanno neanche riconoscere una resistenza da un condensatore e così via. Poi per quanto riguarda a livello hobbistico ti puoi studiare tutta la teoria e vedere i primi circuiti, ma poi se non provi ad esempio a farli tu da solo e poi magari a confrontarlo con la soluzione non ha senso neanche stare lì a studiarsi la teoria.

ritratto di Zio80

Linus... hai una espressività

Linus... hai una espressività stellare.
Davvero , se fai libri, io te li acquisto subito!!

E tu, Stefano88, hai una passione verace, ti auguro il meglio!!

ritratto di Massimo Manca

Re: se ascolto dimentico

Sicuramente un discorso interessante ma poco sensato. Conoscere come si comporta un componente nella realtà serve a poco, così come serve a poco conoscere la teoria alla base del comportamento di un componente. Come minimo serve conoscere entrambe le cose o forse serviva... perché nel tempo la situazione si è ulteriormente complicata. L'elettronica non è più quella delle radio e delle tv, ormai è entrata in tutte le applicazioni quotidiane ed industriali. Oggi in generale quello che serve è un cocktail interdisciplinare di conoscenza perché l'elettronica non è una scienza pura è una tecnologia applicata. Mi spiego meglio: per realizzare una centralina per il controllo della frenata di un veicolo (es. ABS) non basta il "sapere dell'elettronico" serve (almeno) il "sapere" del matematico, del meccanico e del fisico. Sebbene apparecchiature di questo tipo siano progettate da team interdisciplinari, considerando che alla fine chi sviluppa l'elettronica ed il firmware è quello che applica il risultato di queste conoscenze, è meglio che ne capisca le basi di tutte. Riguardo agli strumenti: i simulatori sono un po come i PC: non fanno nulla che un uomo non possa fare ma lo fanno molto più velocemente ripetitivamente senza strancarsi mai o quasi e senza richiedere l'acquisto di veri componenti e l'attesa che arrivino. Provate solo ad immaginare quanto tempo e quanto denaro servirebbe per progettare un circuito integrato se non venisse progettato al simulatore. L'esempio più eclatante di questo modo di lavorare è la ARM Ltd. che progetta il core ARM ma non lo produce (fab less). Personalmente se mi serve un prototipo me lo monto con un po di pazienza ma ormai è un tale proliferare di componenti smt che sempre di più conviene fare un c.s. e farsi montare il prototipo da un terzista. Del resto il lavoro che conta è quello a monte.

ritratto di linus

effetto dei simulatori

Questo è l'effetto della progettazione con l'ausilio dei soli simulatori, ben 260.000 mila auto richiamate solo in Italia... la sicurezza ovviamente è un'optional e la morte di qualcuno è solo fatalità.

http://www.alvolante.it/news/toyota_richiamo-171886

ritratto di divivoma

Peccato che non si va molto

Peccato che non si va molto nel dettaglio del problema legato all'abs... sarei curioso..!
Se ne sai qualcosa in più..spara pure!

ritratto di linus

il problema

dell'abs erano legati al mancato riconoscimento da parte della centralina dello stato dei sensori, per cui hanno dovuto riprogrammare la centralina con valori diversi sullo stato aperto/chiuso, e non è da poco, considerando che si tratta di un dispositivo di sicurezza.

ritratto di divivoma

cavolo...certo che non è

cavolo...certo che non è poco...detto cosi sembra una cosa da poco ossia..della serie.."ma come si fa a sbagliare una cosa del genere! " ma immagino sia un pò piu complicata la cosa e magari i test che hanno fatto nn erano "sufficientemente affidabili o esaustivi"...

ritratto di Massimo Manca

Re

No, questo è l'effetto di un ciclo di sviluppo/mantenimento/quality assurance deficitario.

ritratto di stefano88

Ciao Zio80 perchè dici che ho

Ciao Zio80 perchè dici che ho una passione verace?

ritratto di Zio80

Lo si vede da come

Lo si vede da come desccrivi...attento solo a far sì che non ti sfruttino l' entusiasmo..meriti una paga alta.
Per quanto riguarda il discorso di Massimo, che apprezzo per l' alto riferimento hi tech, è un poco pretestuoso il dover esser multi-laureati per fare un lavoro da elettronico.
Non per niente si progetta a strati, e almeno in Italia, non ho ancora apprezzato, a meno di non essere dentro il CNR una vera collaborazione tra varie discipline scientifiche.
Se si apre un catalogo di elettronica, un Farnell, o un RS, si rimarrà colpiti dalla miriade di componenti , tra sensoristica ed attuatori, che sono i componenti che "ibridano" nei progetti mecca-tronici. L' attribuzione delle specifiche e la definizione delle stesse è l' origine delle infelici progettazioni da una parte, all' altra l' idiozia dei manager dall' altra , la cui mente semplice punta al profitto e al time to market, anzichè alla qualità e alla robusezza del progetto. D' altra parte i commerciali, sono una massa di bugiardi , capaci, grazie alla loro preparazione emotiva, di falsificare ciò che vendono , rendendo oro lo sterco e diffamando i prodotti eccellenti altrui.
Ancora, la scarsa capacità di controllo del cliente, fa sì che spesso siano corrotti o annullati tutti i processi di verifica interna, e i difetti di un assieme si riscontrano solo durante qualche collaudo a livello di sistema, o dopo una failure successiva alla distribuzione.
Quindi, progettare un circuito elettronico, o un' astronave ha varie filosofie tecniche di approccio, come la top-down o la nuovissima behaviour checks of sinergy implementation (super diagnostica real time ) o la push-pull o la prototyping growing in cui il prodotto è il prototipo continuamente affinato, ma dalle caratteristiche identiche al prodotto finale (costo spaventoso, ma usato al CERN), e nel caso dello sviluppo software fino all' odierno (rischiosissimo anche se low cost ) open source ;
ma niente è ancora eccellente per la buova organizzazione del lavoro, che avrebbe bisogno di riforme a livello globale .
oggi si lavora contemporaneamente 24h, e nel nostro lavoro questo è un must, dato che i tempi di sviluppo sono sempre maggiormente verticali; solo poche ditte "sveglie" adottano il telelavoro svincolandosi dai sindacati e dai contratti nazionali, ma sono viste come mostri psicosociali e invisi alle sinistre : tuttavia le produzioni a 3 turni, rimangono il motivo di successo della Cina, che praticamente non ha stop.
C'è da chiedersi come facciano i tedeschi , danesi e norvegesi a fatturare con manifacturing che vanno dalle 9 alle 15... tempi morti zero ? Eccellenza ? Io penso
che siano delle realtà in perdita, compensate da altre cellule iperproduttive sottopagate, ma in attivo, e poi reparti amministrativi delle Holding travasano i costi e stipendi... ma questa è una questione morale e giuridica troppo grossa per me e per voi.
Ancora una parola sugli ARM. La mia esperienza a riguardo è che questi processori siano formidabili come prestazioni, ma sconsigliabili per l' automotive.
Preferirei affidarmi a una serie di circuiti hardware a retroazione immediata, senza algoritmi nella catena decisionale. C'è di mezzo la vita , e ogni errore in tal caso è definito critico. Se in quel momento che io freno sull' acqua, non si scrive in Flash, perchè un temporale vicino ha iniettato un glich nella linea WR, addio....

ritratto di linus

in effetti

Non hai tutti i torti, ma per quello che so, in Italia, devi saper fare un po' di tutto, è l'azienda che te lo chiede, diversamente dagli americani con cui ho avuto da fare, che lavorano, come dire, a strati, il tizio è specializzato in quella data cosa e non fa altro, e ancor di più, mentre l'italiano si adatta alle situazioni di emergenza, l'americano non si muove se non ha tutto il necessario per fronteggiare l'emergenza o anche l'ordinario.
Probabilmente i tedeschi utilizzano la manovalanza italiana o turca per ammortizzare i costi di un impiegato teutonico.

ritratto di divivoma

ciao Zio 80 ancora una volta

ciao Zio 80 ancora una volta resto di stucco innanzi la tua esperienza globale .. mi verrebbe da chiederti dove lavori e che mestiere fai :) (risp pure se ti va ;) )..

ad ogni modo ti do ragione soprattutto quando dici : (quoto)
"D' altra parte i commerciali, sono una massa di bugiardi , capaci, grazie alla loro preparazione emotiva, di falsificare ciò che vendono , rendendo oro lo sterco e diffamando i prodotti eccellenti altrui."

Anche a me hanno proposto diverse volte dei contratti da "commerciale"...ma credimi dopo aver studiato 5 anni e passa di microelettronica passati a progettare e tirar fuori specifiche.. non mi va di fare quel lavoro..che come tu sottolinei è spesso e volentieri "sporco" (senza troppo generalizzare...)..anzi vorrei chiederti cosa ne pensi.. ti racconto un pò la mia esperienza brevissima:

Ho iniziato come consulente IT presso un'azienda di milano e lavoro però da cliente in un'azienda prestigiosa di telecom. che mi ha messo praticamente a fare il programmatore... dopo poco (circa 3 mesi) che ho capito che in realtà se fai driver e firmware nn vedi un circuito (si lo sò dovevo capirlo anche prima..ma speravo di poter passare stesso all'interno a fare qualcosina di pià hw...ma niente :(

Ora fortunatamente sono riuscito a farmi assumere da un azienda che fa solo prog. microelettronica e quindi passerò a fare questo spero il più presto possibile...
Cosa ne pensi...oggi in italia si fa ancora strada "progettando" oppure bisogna fare il lavoro sporco dei consulenti/commerciali...e nn dirmi che la verità sta nel mezzo :)

grazie per il consiglio e il tempo...ciao

ritratto di maurotec

Insommma vogliono la pappa

Insommma vogliono la pappa pronta. Se si sono fermati davanti l'incognita della resistenza, non riesco ad immaginare come dovevano comportarsi se l'incognita era il valore dell'induttanza stessa, e a loro disposizione c'èra un generatore di segnale BF, un multimetro e un po di condensatori di vario valore. Ops ho letto che stai preparando un articolo sui datasheet, anche io, domani dovrebbe essere publicato sul mio blog, dagli uno sguardo.

Io ricordo che un tempo l'italia era un grande produttore di tecnologia. Molte aziende del storiche del settore hanno chiso o hanno ridotto al minimo l'organico lasciando a spasso tanta gente. Un tempo il prodotto Made in Italy era sinonimo di qualità quasi in ogni settore. Oggi vi posso portare la mia testimonianza tra due marche elettrodomestici presenti un tutte le case. La lavatrice, si proprio quella vorrei fare il nome di una marca italiana che ha acquisito molte delle vecchie gloriose aziende e le ha ridotte a produrre spazzatura. Purtroppo il merlo mi dice che è meglio stare zitti(chissa se si è capito). L'altra marca invece lo faccio il nome perchè è proprio un piacere smontare una LG predere in mano la scheda e costatare la qualità del progetto. Alimentazione SPMS, doppio filtro LC a componenti separati di qualita, drive brushless, protezione IP66. Peccato che ancora non mi sia capitata una LG da analizzare in quanto ci dovrebbero essere dei sensori tipo accelerometri o altro se ne sapete parlare magari apro un post sul forum.

Ciao.

ritratto di Zio80

Scusami, ma cercando di

Scusami, ma cercando di seguirti , non ho capito se hai aperto una LG o vorresti aprirla.
Comunque sia, la tua valutazione sulle case italiane , e la loro bravura tecnologica, mi sfugge nella mia esperienza. Io so quello che so avendolo appreso da una scuola di elettronica di alto livello, ma soprattutto, poi, lavorando con americani , tedeschi e giapponesi. La LG, ha appreso la sua bravura da questi tre che ho accennato. L' Italia invece, è migliore in altre arti, poichè sono le scuole classiche e a indirizzo non tecnico a primeggiare. Se posso, l' elettronica in Italia, è dominio prevalentemente di figli di operai che di dottori o professori, poichè richiede molta concretezza, anzichè fantasia. E purtroppo, come per la matematica, senza avere esperienza, componenti bruciati e dita scottate, difficilmente si riesce a fare un circuito per misurare un milliohm o un' induttanza. Pensate forse che il ponte di W, sia una cosa antiquata?
O che il metro a Versaille sia una baggianata ? Quando non si sanno le cose o peggio , non si riesce a immaginarle, è perfettamente normale. O credete che Eiffel abbia costruito fin da poppante un modellino della torre con le candeline dei compleanni ?
La soluzione al problema , a qualsiasi problema, sono i dati di partenza.
Cos'è un milliohm ? Una resistenza piccolissima direte.. La stessa quasi, di un cavo di sezione 1mm quadrato , di rame, lungo 58 mm ...
Ma per soddisfare tutti, andate a studiarvi il ponte di Maxwell , e per esercizio, costruire un generatore variabile e un galvanometro digitale... Se fate un buon prezzo, potreste sbaragliare la concorrenza di Keithley, Tektronix o altri... eheheh

Lavoro presso un' Azienda di Telecomunicazioni oggi ; ho iniziato fin da quattordicenne a fare schede "copiate" da Nuova Elettronica, poi ho usato l'oscilloscopio, quindi ho conosciuto l' elettronica. La scuola mi ha dato le basi teoriche e la matematica , che è fondamentale per fare i giusti calcoli, anche se oggi non serve più come ho già scritto , avendo simulatori di tutti i tipi, poi, sono entrato in un' Azienda di Elettronica per la Difesa, e poi per lo Spazio.
Per ragioni personali, sono "sceso" come carriera e come progettualità, ma almeno sto vicino a casa, prima ero senza terra...

A colui che ha scritto l' articolo, suggerisco vivamente di rivedere i propri metodi, perchè mi spiace dirlo, ma nessun cuoco diventa un bravo cuoco, se prima non ha usato ricette degli altri prima di lui. Lo insehna anche Ratatouille...

 

 

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