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Radiocomando a 220 Volt - 2

Radiocomando a 220 Volt

Insomma, verrebbe fuori una bella resistenza, ingombrante e costosa, tale da vanificare il vantaggio che si potrebbe avere eliminando il trasformatore. Impiegando il condensatore si ha la necessaria caduta di tensione senza, teoricamente, perdita di potenza: cioè il condensatore non scalda; l’unico accorgimento da prendere riguarda la tensione di lavoro del componente, che va scelta di valore superiore di quello massimo della tensione di rete (cioè 350 volt o più).

La caduta di tensione determinata dal condensatore C2 si ricava, data la frequenza della tensione di rete (50 Hz) e la capacità, partendo dalla sua impedenza o reattanza capacitiva, quest’ultima ottenibile con la formula: Xc = 1/6,28 x f x C.

Applicando la formula alla nostra rete ricaviamo una reattanza di: 1/6,28 x 50Hz x 1µF, il che, sviluppando i calcoli, si concretizza in circa 3185 ohm. La resistenza R1 non serve tanto per aumentare la caduta di tensione (quella la si sarebbe potuta “aggiustare” aggiungendo condensatori in parallelo a C2) quanto per limitare l’assorbimento di corrente qualora, collegando la spina del circuito alla presa di rete, la sinusoide a 220 volt risulti prossima al valore massimo: in tal caso la corrente sarebbe eccessiva perché il condensatore sarebbe scarico, e i diodi raddrizzatori D1, D2 e D3 potrebbero danneggiarsi. Notate anche la presenza di R4, che serve principalmente a scaricare C2 quando il circuito viene staccato dalla rete-luce; se non ci fosse, toccando lo stampato anche se non alimentato potreste prendervi una bella scossa.

Bene, cadute e scosse a parte, possiamo vedere che D1 taglia le semionde negative della tensione alternata ridotta, lasciando passare solo gli impulsi positivi; D2 raddrizza quindi la tensione che alimenta i moduli ibridi, caricando l’elettrolitico C1 con gli impulsi positivi uscenti dal suo catodo. Il diodo Zener DZ1 provvede a limitare esattamente a 12 volt la tensione continua che alimenterà il circuito. Il relè è alimentato invece tramite D6, C5 e DZ3, che rivestono gli stessi ruoli dei rispettivi componenti appena visti nell’alimentatore dei moduli ibridi (D2, C1, DZ1).

radiocomando_220v_ricevitore_in_pratica

Abbiamo preferito adottare circuiti separati per alimentare relè e moduli, in modo da evitare interferenze indotte in questi ultimi dalla commutazione del relè. Vediamo adesso il radiocomando in sé, partendo dall’antenna: quest’ultima, marcata ANT nello schema elettrico, è collegata al piedino 3 del modulo RF290A; capta i segnali RF irradiati dal trasmettitore TX1C/300 (il solito trasmettitore a 300 MHz, codificato con l’MC145026 Motorola, capace di garantire una portata di circa 50÷100 metri) e li invia, appunto, al modulo. L’RF290A già lo conosciamo: è un modulo ibrido realizzato in SMD contenente un completo radioricevitore superrigenerativo tarato a 300 MHz, un demodulatore AM, e un comparatore ad isteresi per squadrare il segnale di uscita, disponibile al piedino 14. Lo stadio d’ingresso dell’U1 garantisce una sensibilità di circa 2 microvolt a 300 MHz.

Il kit è disponibile da Futura Elettronica

 

 

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