Radionostalgia: AMARCORD… al germanio

Radionostalgia: AMARCORD... al germanio

Panta rei: tutto scorre, tutto cambia diceva il filosofo. Se è vero per gli uomini e per le mode, ancora di più lo è per la tecnologia. Abituati a sofisticazioni tecniche ci viene difficile pensare che solo pochi decenni fa quello a cui siamo abituati era quasi fantascienza Per meglio comprendere quello che sto dicendo approfitto per mostrarvi due pezzi forti della tecnologia a stato solido italiana anni 60/70. La prima è una radio produzione MINERVA Milano, modello PIC NIC special 617/1 presumibilmente prodotta intorno alla fine degli anni 70.

La ricezione è solo in onda media, ma la cosa che più stupisce è l’estrema semplicità circuitale dell’apparecchio. Impiega 7 transistor al germanio del tipo OC. Già nel 1975 il catalogo Philips li dava come in via di sostituzione (era già il periodo degli NPN BC108 in contenitore molto più ridotto..).L’unico altro semiconduttore usato era il diodo di rivelazione, un OA79.A fronte di così pochi componenti attivi, la quantità e le dimensioni dei passivi erano preponderanti. Le medie frequenze appaiono alte circa 5cm con lati da 3 cm. Il trasformatore d’uscita e il magnete dell’altoparlante, di notevole fedeltà, sono veramente notevoli confrontati a quelli odierni. Il risultato è che il ricevitore pesa circa 600g in assetto d’ascolto e misura la bellezza di 20 x 15 x 8 cm.

Per completare i dati meccanici si consideri che la custodia è in cuoio con interno cartonato e cucito a macchina. Il PCB è realizzato su bachelite marrone con piste molto larghe che formano isole intorno ai terminali, come nello stile dell’epoca. Era anche stato previsto che l’apparecchio potesse essere fatto funzionare collegato ad un’antenna esterna o usato con uno stilo (ad esempio come autoradio). Quindi sul retro sono previste due boccole dimensione spina a banana per collegare antenna e terra. L’accoppiamento con il circuito d’antenna interna su bacchetta a ferrite avviene induttivamente tramite una bobina disposta perpendicolarmente per non caricare il circuito di sintonia. Ho collegato al ricevitore in prova una filare di 20 m e la terra del tubo dell’impianto idraulico e devo dire che nonostante gli anni si è fatto subito notare per assenza di sovraccarichi anche nell’ascolto serale. Visto che non era certo un apparato economico nei consumi, i progettisti avevano ideato un sistema per garantire i 7,5 Vcc necessari a lungo.

Utilizzavano gli elementi interni delle pile a 3V, quelle dei vecchi tester, aprendole e componendole per ottenere la tensione desiderata. All’interno dell’apparecchio, in posizione strategica per esser notata durante il cambio pile, era posta un’etichetta pro-memoria. Data la scarsa disponibilità delle pile suddette, ho deciso di saldare una coppia di cavi con un diodo 1N4001 di protezione anti polarità per alimentarlo da esterno. Non sarà raffinato, ma almeno posso usarlo quando e quanto voglio senza torcette sventrate per la casa. Questa radio è quella con cui, insieme a mio padre ho fatto la sera i primi ascolti in onda media. Mi sembrava impossibile a 12 anni che si potesse sentire altro che il “gazzettino Padano” o il radiogiornale con una radio simile. E invece arrivava Radio Praga con i suoi pistolotti politici, ma anche con i concorsi e la posta degli ascoltatori.

E poi la BBC, Radio Vaticana, e… persino l’Egitto. Ne sono passati di anni da quegli ascolti serali fatti in cortile mentre papà fumava il toscanello, ma la passione è cominciata lì con questa radio e … ancora continua. Il secondo modello è un super compatto della “NOTA CASA” Geloso. Un nome che ancora adesso evoca tecnologia radio italiana di qualità. Di età coeva alla Minerva, anche questo modello, il Polaris, era solo in onda media. Diversamente dalla precedente poteva però tenersi in tasca tranquillamente.

schema_geloso_polaris_radio

L’alimentazione era data da una piletta a 9 V standard, quella dei telecomandi attuali. I progettisti Geloso erano riusciti a infilate in un contenitore grosso come un portasaponette quasi lo stesso numero di OC della Minerva, occupando un quarto dello spazio. Certo ci si potevano scordare prese per terra e antenna esterna, ma volete mettere la soddisfazione di un apparecchio così piccolo se confrontato a molte radio dell’epoca? Pensate che erano ancora in vendita modelli ibridi con a bordo valvole tipo europeo per l’ascolto casalingo! Di questo modello furono venduti moltissimi esemplari e prodotte varie serie. I primi tipi avevano una borsetta in cuoio per il trasporto e un supporto posteriore.

Nell’esemplare in mio possesso il supporto è a scomparsa nel dorso apparecchio, e la linea ridisegnata rispetto ai primi modelli. Data la diffusione su vari siti è ritrovabile lo schema elettrico e alcuni dati, nonché la pubblicità dell’epoca. Per la Minerva sono riuscito a reperire a pagamento la copia dello schema elettrico e null’altro. Persino il sito dei collezionisti austriaci Minerva non la riporta, nonostante la sua accuratezza. È indubbio che la Geloso avesse un servizio di documentazione decisamente superiore alla Minerva, basta ricordare i famosi “Bollettini” ancora oggi ricercati. Questo nulla toglie alla tecnologia Minerva, che ha resistito fino all’avvento della TV a colori in Italia agli inizi degli anni ’80. Poi scelte inopportune politiche e l’arrivo dei giapponesi hanno dato il colpo di grazia alla radiotecnica made in Italy. Spero che questo breve escursus tecnico vi abbia interessato e vi invito a guardare in soffitta alla ricerca di qualche “cimelio al germanio…”.

radiokit elettronica
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