Rilevatore di gas con autodiagnosi – 4

Rilevatore di gas con autodiagnosi

Qualora tale corrente non coincida, entro determinati limiti, con il valore nominale, significa che il riscaldatore si è danneggiato e che ci si trova nella condizione di anomalia. Inoltre, il micro impone una finestra di tensione del ponte di misura, e abilita la funzione di anomalia qualora tale tensione non sia compatibile con le oscillazioni nominali.

In questo caso, viene rilevato un guasto nel partitore che genera la tensione di riferimento o un danno nel filo al biossido di stagno. In entrambi i casi, il dispositivo non potrebbe funzionare correttamente e sarebbe neutralizzato; pertanto il software prevede la generazione di un allarme, localmente visibile per l’accensione a luce fissa del led giallo, prima spento. Nella fase di segnalazione dell’avaria si può anche far scattare il relè, a patto che sia chiuso il dipswitch 1.

Se è chiuso anche il dip 2 viene trasmesso il codice di allarme lungo i piedini 8 e 5, che costituiscono la linea seriale RS232-C, sotto forma di valore ASCII. Si noti che l’avaria del sensore è facilmente rilevabile perché provoca il brusco innalzamento del potenziale del piedino 5 (VRL) in caso di mancato funzionamento del filamento riscaldatore, o il deciso abbassamento fino a circa zero volt qualora si sia interrotto lo strato di biossido di stagno.

L’allarme innescato dall’anomalia è permanente, nel senso che se il microcontrollore rileva che il sensore o parte di esso è in avaria provvede ad attivare il cicalino ed eventualmente il relè RL1 (dipende dallo stato del dipswitch DS1) a tempo indeterminato, ovvero finché non si agisce sul reset o si privi tutto il circuito dell’alimentazione.

In tal modo si ha il massimo richiamo perché fino a quando non si interviene resettando il micro, sia presente o meno il gas, funziona ininterrottamente l’avvisatore acustico; il relè può quindi chiudere un’elettrovalvola per bloccare le tubature o azionare sistemi di aspirazione e ventilazione purché impieganti ventole senza spazzole (brushless) altrimenti verrebbero sviluppate pericolose scintille. Se la differenza di potenziale all’uscita del ponte di Wheatstone supera il valore di soglia corrispondente all’eccessiva concentrazione di gas, il microcontrollore rileva la condizione di allarme e si comporta come indicato nel diagramma di flusso visibile in queste pagine: accende subito a luce fissa il led rosso LD1, quindi se il dip 1 è chiuso comanda l’uscita PB6 (piedino 6) ponendola a livello alto e polarizzando il transistor T1 che, andando in saturazione, alimenta la bobina del relè RL1 facendone scattare lo scambio.

Se il dip 1 è aperto si accende solo il led. Contemporaneamente viene attivata anche l’uscita PB7, che produce dei treni di 10 impulsi con periodo 0,5/0,5 secondi spaziati di circa 5 secondi tra loro, pilotando con essi il transistor NPN T2 e facendo emettere al cicalino BZ una serie di 10 beep intervallati da 5 secondi di pausa. La situazione è permanente, e dura fino a quando il circuito non viene privato dell’alimentazione per qualche secondo, o non si resetti il microcontrollore.

In questo modo si ottiene un allarme persistente indispensabile per avvisare anche parecchio tempo dopo che si è verificata la condizione di pericolo. Ciò serve per almeno due ragioni: la prima è che rientrando o comunque visitando il luogo dove è posto il dispositivo si può sapere se in qualche momento si è verificata un’eccessiva concentrazione di gas; la seconda, e forse più importante, è che si può sapere del pericolo anche dopo un certo tempo.

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