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Una rivoluzionaria nanotecnologia per i pannelli solari

solar panel

Anche per gli esseri umani sarebbe bello invecchiare come i pannelli solari: non solo si potrebbe oziare al sole tutto il giorno, ma una volta ogni tanto qualcuno si preoccuperebbe di tenervi puliti ed efficienti. Nella migliore delle ipotesi, potreste essere uno dei raffinati pannelli solari auto-pulenti che la MIT ha inventato.

I pannelli solari attualmente diffusi degradano e diventano meno efficienti sia sul lungo termine sia durante i periodi di sole prolungato. Questo perché i legami chimici nelle molecole che trasformano il sole in energia si consumano con l'uso e il sole è persistente, più velocemente la loro efficienza si deteriora.

Lo stesso principio, per esempio, non vale per le piante. All'interno di ogni cloroplasto (le cellule in cui avviene la fotosintesi) le proteine responsabili della creazione di energia dai raggi solari si possono spezzare, ma anche si ricreano nella pianta. Ciò mantiene i legami chimici freschi e garantisce così alla cloroplasti di continuare ad operare con la massima efficienza.
Questo è stato il ragionamento che ha condotto Michael Strano, professore associato di ingegneria chimica presso il MIT: se le piante possono ricreare la materia danneggiata, perché non imitarle? Dopo le dovute ricerche è possibile ipotizzare l’esistenza di pannelli solari che possono sfidare il deterioramento.

In sostanza la sua soluzione funziona in tre fasi semplici. Prima di tutto, un insieme specifico di molecole si mescola: queste molecole sono state progettate per stringere spontaneamente un legame tra loro e quindi per produrre una conversione del sole in energia. In secondo luogo un liquido viene aggiunto a questa sostanza il quale si scinde nelle sue parti costituenti; poi finalmente questa amalgama risultante viene fatta passare attraverso un filtro che rimuove il liquido e permette di convertire la luce con legami chimici nuovi.

Le prime prove tecniche sono promettenti: il processo è stato eseguito in modo continuo per 14 ore in un prototipo di cella solare senza drop off in termini di efficienza di energia elettrica. Lo stadio successivo è quello di aumentare la concentrazione della soluzione nella cella per iniziare ad avere un output di una quantità significativa di energia elettrica.
L'invenzione è stata salutata da Philip Collins, professore associato di fisica sperimentale e della materia condensata all'Università di California, come un importante passo avanti nel campo delle nanotecnologie. Infatti, una delle differenze tra l'uomo e altri dispositivi e sistemi biologici è la capacità di rigenerarsi e di auto-riparazione, ma le nanotecnologie sono pronte ad accettare la sfida.
(da Cleantechnica)  

 

 

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